Il soccorso ricevuto dal Papa non risparmia a Conte altri problemi

              Almeno in uno dei vari fronti formatisi contro la nuova fase dell’emergenza virale, disposta dal 4 maggio con l’ennesimo decreto presidenziale, Giuseppe Conte è riuscito a segnare un punto a suo Giachetti legge il Vangelo.jpegfavore. E non è un fronte secondario, specie in un Paese come l’Italia, trattandosi della Chiesa per le proteste levatesi dai vescovi italiani e dai loro sostenitori laici. Fra i quali ha voluto distinguersi  il deputato “sempre radicale”, oltre che renziano, Roberto Giachetti, messosi a leggere pubblicamente il Vangelo contro il perdurante divieto delle messe con la partecipazione pubblica.

             A intervenire a favore del presidente del Consiglio, che si era già affrettato a prendere contatto con la Conferenza Episcopale italiana per Papa.jpegconcordare modifiche al suo cronoprogramma dell’uscita dai blocchi, è stato addirittura  il Papa in persona. Che, certamente al corrente della mezza rivolta dell’episcopato, ha colto l’occasione della sua messa mattutina e privata nella residenza di Santa Marta, trasmessa tuttavia  in diretta televisiva, per invitare prelati e fedeli in ascolto da casa a coltivare Giannelli.jpeg“la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni” adottate dalle autorità preposte a contrastare l’evenienza che “torni la pandemia”. Come se questa fosse davvero terminata, nonostante i bollettini quotidiani dei contagiati e dei morti, che continuano ad essere tanti, nonostante a volte in calo. I vescovi non debbono avere gradito molto. Giustamente Emilio Giannelli li ha immaginati sulla prima pagina del Corriere della Sera rivolti al Papa per ricordargli “il no di Conte non al Mes ma alle messe”. Il Mes è naturalmente il controverso fondo europeo salva-Stati.

            Peraltro ricevuto di recente dallo stesso Pontefice, che lo apprezza anche come fedele conoscendone bene la devozione particolare al santificato Padre Pio, Conte deve avere tirato un bel sospiro di sollievo anche nel giro intrapreso nelle zone del Nord maggiormente colpite dall’epidemia. Reduce anche dal Il ponte di Genova.jpegcompletamento del nuovo ponte a Genova, cui aveva voluto assistere, egli ha ecceduto un po’ in sicurezza respingendo le critiche di una interlocutrice ai suoi decreti sfidandola -se eletta, come se lui lo fosse mai stato- a scriverne di migliori. Eppure -a parte Cartabia al Corriere.jpegil monito appena arrivato dalla presidente Marta Cartabia in una intervista al Corriere della Sera che “le questioni di attualità” virale “potrebbero tutte arrivare al vaglio della Corte Costituzionale”- a  criticare i decreti di Conte, se vogliamo buttare nel cestino dei pregiudizi e delle incompetenze le reazioni dei politici, di opposizione e di maggioranza, sono giuristi della consistenza e autorità come il giudice emerito della Consulta Sabino Cassese. Che per i suoi rilievi si è recentemente procurato un editoriale particolarmente abrasivo, e ai limiti della diffamazione, del giornale più decisamente schierato a favore del presidente del Consiglio. Mi riferisco naturalmente al Fatto Quotidiano.

            A dispetto comunque del sollievo procuratogli dal Papa e del compiaciuto titolo di prima pagina del Il Fatto Quotidiano.jpeggiornale di Marco Travaglio sul “giorno nero dei nemici di Conte”, il capo del governo rimane “sotto assedio”, come Repubblica .jpegha più realisticamente titolato la Repubblica. E’ un assedio al quale ha partecipato, dopo Mody’s, anche l’agenzia internazionale  di rating Ficht anticipando la valutazione solitamente estiva del debito pubblico italiano con un meno che ha portato i titoli sulla soglia della spazzatura. E ciò non tanto per gli effetti dell’emergenza virale sull’economia quanto per la previsione che “la coesione politica non reggerà”. E questa è cosa che riguarda direttamente proprio Conte.

 

 

 

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