Quel modesto punto e mezzo di recupero che ha pur imbaldanzito i grillini

            Il vignettista Davide Charlie Ceccon è rimasto per una settimana sul blog personale di Beppe Grillo con la testa infilata in un cesso e il braccio destro alzato in segno di vittoria avendo visto “una luce” in fondo allo scarico. E’ stato ora rimosso per missione compiuta, e sostituito con uno sfottò nuova vignetta grillina.jpega Matteo Salvini, che dall’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli risulta avere perduto quasi 9 punti rispetto al 34,3 per cento guadagnato nelle elezioni europee del 26 maggio dell’anno scorso. I grillini invece hanno recuperato con un “balzo” un punto e mezzo assestandosi al 18,6 per cento il 23 aprile di questo 2020 pur maledettamente virale.

            Quel punto e mezzo in più -di cui non si sa bene chi potrà vantarsi meglio fra i tanti grillini che hanno cercato di tenere accese le luci sul movimento facendosi le scarpe a vicenda, in una gara a chi riusciva a spararla più grossa-  è obiettivamente un po’ troppo poco rispetto ai 15 punti e mezzo perduti il 29 maggio 2019 Allora fu quasi dimezzato il 32,6 delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, che aveva portato i pentastellati al governo con l’aiuto imprevisto dei leghisti, staccatisi dal centrodestra col permesso rassegnato di Silvio Berlusconi in persona.

             Non solo andarono al governo, ma i grillini riuscirono anche ad assumerne la  guida con Giuseppe Conte, che in un loro “monocolore” avrebbe dovuto o potuto fare non più del ministro della Pubblica Amministrazione: un Conte rivelatosi invece così prezioso da essere imposto, nel cambiamento di maggioranza intervenuto nella scorsa estate, alla sinistra imbarcatasi in tutte le sue sfumature parlamentari: dal Pd di Nicola Zingaretti alla costola di Matteo Renzi, staccatasi subito dopo senza uscire però dalla combinazione, e ai liberi e uguali di Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e compagni.

             Nel frattempo tuttavia Conte ha avuto una trasformazione che, pur benedetta, almeno nelle apparenze, da Grillo in persona, ha aumentato la confusione sotto le cinque stelle. Eugenio Scalfari dalla postazione di “fondatore” di Repubblica –dove si è messo alla sua età l’elmetto per difendere il quotidiano dai propositi di spostarlo “a destra” attribuiti, a torto o a ragione, al nuovo editore John Elkann, il nipote del compianto Gianni Agnelli, e al nuovo direttore di fiducia Maurizio Molinari- ha ribattezzato laicamente il presidente del Consiglio. Da prossimo ai grillini Schermata 2020-04-27 alle 06.26.41.jpeglo ha fatto “vicino al Pd”. E, in più, lo ha incoronato leader di un “liberalsocialismo” che dovrebbe procurare l’orticaria a quella componente non piccola, e neppure sprovveduta, del Pd proveniente in prevalenza dalla sinistra democristiana. Che solo a sentir parlare di liberalsocialismo ai tempi del povero Bettino Craxi fremeva dalla rabbia e dalla paura, impersonate quasi fisicamente dall’allora segretario scudocrociato Ciriaco De Mita. Che non a caso si guadagnò le simpatie dell’ancòra direttore, oltre che fondatore, di Repubblica.

            Troppa acqua forse è passata sotto i ponti, e troppo torbida per capire bene cosa sia davvero accaduto e, soprattutto, cosa potrà ancora accadere, magari con l’aiuto o per effetto del mostriciattolo noto come Covid 19. Certo è che di fronte al liberalsocialismo quotidiano ora sbandierato da Scalfari fa una certa tenerezza, diciamo così, il “socialismo liberale” appena rivendicato da Claudio Martelli in un tentativo, per ora mensile e poi quindicinale, di recupero della vecchia testata dell’Avanti. Col punto esclamativo, naturalmente.

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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