Sergio Mattarella snobba la politica nel messaggio di Capodanno

       Per quanti sforzi abbiano fatto e continueranno a fare i cosiddetti quirinalisti per spiegare che il presidente della Repubblica si è tenuto lontano dalla politica nel messaggio televisivo di Capodanno perché se n’era già occupato nell’incontro augurale con le cosiddette autorità dello Stato, le distanze che Sergio Mattarella ha preso dal governo ignorandolo del tutto costituiscono l’elemento più significativo del suo discorso di San Silestro. Ciò spiega d’altronde il favore col quale il messaggio è stato apprezzato dalle opposizioni, o anche dalle opposizioni, nel cui ambito il più solerte è stato Silvio Berlusconi. Lo ha seguìto la pur scatenata Giorgia Meloni, che reclama ogni giorno crisi e  ricorso alle urne. Matteo Salvini invece, dissentendo dai “discorsi melliflui” tipo quello evidentemente da lui attribuito a Mattarella, ha preferito lanciare un messaggio dei suoi, “pronto a prendere per mano -ha detto- il Paese con l’aiuto di Dio e del cuore immacolato di Maria”. Che dovrebbero evidentemente ispirare al capo dello Stato le elezioni il più rapidamente possibile.

       Ho colto nel silenzio politico del presidente della Repubblica un certo imbarazzo, una certa delusione per la salute obiettivamente incerta della maggioranza giallorossa, sulla quale egli non esitò a scommettere qualche mese fa, pur di evitare lo scioglimento delle Camere, per chiudere la crisi del governo gialloverde provocata da Salvini comiziando sulle spiagge e dintorni.

        Quasi ingessato sulla poltrona allestita nell’improvvisato studio televisivo del Quirinale, in uno scenario più da mausoleo che da salotto, in verità, Mattarella ha avuto lo scrupolo, per esempio, di mandare un saluto devoto al Papa Francesco ma non  un pensiero, un apprezzamento, un augurio al governo della Repubblica, diversamente da altri presidenti e/o da altri Capodanni.

         Tutto il resto, scusatemi la franchezza, dalla fiducia riposta negli italiani all’appello al senso di responsabilità che tutti debbono mostrare e praticare per fare esprimere al Paese le sue potenzialità tanto apprezzate anche all’estero, mi è sembrato se non mellifluo, come ha detto Salvini, vagamente retorico e manieristico, per quanto appropriato, per carità, alla figura di un capo dello Stato.  Che non può certo essere confuso o scambiato né per un Masaniello né per una sardina. Il cui genere sembra andare molto di moda in questi tempi, dentro e fuori le piazze d’Italia.

 

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