Giallo al Salone del Mobile nei rapporti fra Luigi Di Maio e Vincenzo Boccia

            Per quanto svelto nell’apprendimento e nella fantasia, Alessandro Di Battista non ce l’ha fatta a imparare nel Viterbese il mestiere del falegname in tempo per produrre mobili da esporre all’omonimo Salone di Rho-Fiera. Dove pertanto si può escludere che sia stata la sua mercanzia, chiamiamola così, a   far cambiare umore e altro ancora all’amico e compagno di partito, e concorrente un po’ in disparte in questi tempi, Luigi Di Maio. Che, ospite anche del Consiglio Generale della Confindustria, alla  cui riunione è stato invitato con tanto di discorso, ha lasciato la Fiera fra gli elogi di Vincenzo Boccia, presidente della stessa Confindustria. Che ne ha commentato così la partenza: “Sembrava uno di noi”.

            La notizia ha colpito, fra gli altri, Dario Di Vico. Che ne ha scritto, sorpreso, sul Corriere della Sera conservando tutto il suo stupore anche di fronte ad una puntualizzazioneCorriere.jpg sopraggiunta di Boccia sulla “sensibilità”, non di più, all’origine di quel commento. Una sensibilità da non confondere evidentemente col sarcastico richiamo dell’editorialista del Corriere ad una “folgorazione” del presidente di Confindustria in qualche modo paragonabile alla conversione di Paolo di Tarsio “sulla via di Damasco”.

            In realtà, Boccia e Di Maio non si erano mai presi, diciamo così, prima di questo benedetto Salone del Mobile.  Che così non sarà più ricordato politicamente solo per la visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte o, forse ancora di più, per quella fuggevole del vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini mano nella mano con la nuova fidanzata Francesca Verdini, magari alla ricerca anche di qualche idea per arredare il loro prevedibile, anzi augurabile nido d’amore.

            Persino la solita ricerca d’archivio fotografico cui si ricorre per trovare insieme i personaggi di cui ci si occupa è risultata laboriosa. Per quanto accomunati non solo dall’incontro a Rho-Fiera ma anche, o soprattutto, dalle funzioni che svolgono, l’uno di ministro dello Sviluppo Economico, almeno così si chiamaBoccia e Di Maio.jpg il suo principale dicastero, e di ministro del Lavoro e l’altro di presidente degli industriali, interessatissimi a entrambi i temi, Di Maio e Boccia insieme sono stati fotografati assai di rado. Personalmente, ho trovato solo la foto di un loro “confronto”, che fu in realtà uno scontro, mediato da Enrico Mentana, su la 7 per il suo Bersaglio mobile, in occasione del varo dell’ormai lontano e cosiddetto Decreto Dignità. Erano ancora i tempi in cui Di Maio non sapeva ancora con chi prendersela di più fra i “parassiti” assunti per raccomandazione alla Rai, i pensionati d’oro, o di platino, immeritevoli di ogni presunto diritto acquisito, i vitaliziati, intesi come titolari dei vitalizi degli ex parlamentari e simili, e i “prenditori”, come spicciativamente il capo del movimento delle 5 stelle chiamava gli imprenditori. Ora sembra addirittura uno di loro, a sentire Boccia.

            Sono gli scherzi che riescono a fare le campagne elettorali, come suggerisce “il paradosso” prospettato da Di Vico, a conclusione del suo commento sul Corriere, immaginando quanto potrebbe aversene a male l’alleato-concorrente di Di Maio, cioè Matteo Salvini, “a lungo corteggiato e poi rimosso” dagli imprenditori, o ex prenditori, o prenditori camuffati da imprenditori, come preferite.

            Nelle campagne elettorali può notoriamente accadere di tutto. Il guaio è che, almeno da un po’ di tempo a questa parte, in Italia può continuare ad accadere di tutto pure dopo. E ciò anche perché le campagne elettorali -diciamo la verità- non finiscono mai, essendo una la prosecuzione dell’altra, tanti sono e così frequenti i nostri appuntamenti con le urne: nostri, naturalmente, per chi vi accorre, al netto di quanti, a volte persino più numerosi, preferiscono andare al mare o in montagna, o restarsene semplicemente a casa.

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