Impazza il fumettone gialloverde nella campagna elettorale di primavera

            Le cronache del governo e della maggioranza gialloverde, anche al netto dei retroscena, volendosi cioè limitare ai virgolettati che si scambiano direttamente protagonisti e comparse Battista.jpgdella coalizione improvvisata dopo le elezioni politiche dell’anno scorso, hanno ormai assunto le dimensioni e le caratteristiche di un fumettone.

            Il fumettone gialloverde, si potrebbe chiamarlo saccheggiando titoli e vignette dei giornali che si occupano quotidianamente di quei separati in casa quali sono diventati i leghisti e i grillini. Che se le dicono e se le mandano a IlFatto.jpgdire convinti che più si insultano, più se ne danno, più si ammaccano, più abbiano da guadagnare in questa lunghissima campagna elettorale curiosamente cominciata nel momento stesso in cui terminò la sera del 2 marzo del 2018 quella per il rinnovo del Parlamento nazionale.

            Poi, a risultati conclamati nella notte fra il 4 e il 5 marzo, sarebbe toccato ai rinnovi delle amministrazioni regionali via via in scadenza. Adesso si gioca, diciamo così, per il rinnovo, a fine maggio, del Parlamento europeo, del Consiglio regionale del Piemonte e di un bel po’ di Consigli comunali: esattamente 3829, pari a quasi la metà dei Comuni italiani, fra cui 30 capoluoghi di provincia e 9 capoluoghi regionali. E non sarà neppure finita nell’ultima domenica di maggio, perché seguiranno dopo quindici giorni, il 9 giugno, i ballottaggi nei Comuni con le popolazioni più numerose dove le partite dei sindaci non si saranno risolte al primo turno.

            I leghisti naturalmente mirano a consolidare il sorpasso sui grillini. I quali, dal canto loro, cercano di limitare i danni subìti – nomine, a parte, di ogni tipo- dopo il contratto di governo col Carroccio di Matteo Salvini. Il tentativo è di recuperare qualcuno dei tanti punti perduti: tanti che si sono praticamente capovolti i rapporti di forza usciti dalle urne dell’anno scorso e tuttora presenti nelle aule parlamentari.

            L’ultimo terreno sul quale il movimento delle cinque stelle ha deciso di tentare il recupero, e di abbassare la bolletta che potrà pagare ai leghisti a giugno con un rimpasto di governo, se nessuno dei due contraenti avrà la voglia o la forza di provocare una crisi e persino le elezioni anticipate per la prima volta in autunno nella storia della Repubblica, è quello di unaCorriere.jpg rappresentazione sostanzialmente nazista della Lega. Che il vice presidente grillino del Consiglio ha accusato di essere collegata in Europa con paesi, partiti e gruppi cosiddetti “negazionisti”, per i quali non ci sarebbe stata la pianificazione hitleriana dello sterminio degli ebrei.

            E’ roba grossa, insomma. Alla quale Di Maio ha deciso di dedicarsi -mentre il suo amico e un po’ anche concorrente Alessandro Di Battista si è appartato per partecipare ad un corso di falegnameria nel Viterbese- senza rinunciare a competere con Salvini anche sul piano sentimentale, se La Nazione.jpgnon vogliamo chiamarlo erotico. Ricorrono infatti nei salotti televisivi immagini, polemiche e scherzi anche sulle carezze di Di Maio alla sua nuova fidanzata sui prati di Villa Borghese, con la scorta a debita distanza, e sulle passeggiate di Salvini con l’avvenente e superminigonnata Francesca Verdini, figlia del più celebre ed ex senatore Denis. Che, detto tra parentesi, è un simpaticone, al netto dei suoi problemi giudiziari, a lungo scambiato da Silvio Berlusconi, ma un pò anche da Matteo Renzi sul versante alternativamente opposto o diverso, come l’uomo dei miracoli, capace di montare, smontare e rimontare ogni tipo di rapporti politici.

            La figlia fidanzata col vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno, che le passa o presta anche qualche giubbotto o felpa della Polizia, ha intanto restituito a Verdini le attenzioni urticanti di quel simpatico lazzarone di Maurizio Crozza. Le cui imitazioni hanno generalmente, sugli interessati, effetti politico-elettorali inversamente proporzionali alle risate che procurano agli spettatori. Tanto più si ride davanti al televisore tanto meno gli interessati si divertono nelle urne, o nei palazzi della politica.

 

 

 

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