Ahi ahi ahi, Giuseppe Conte raccomanda “serenità” a Giovanni Tria

              Solo i fatti potranno dire se nell’invito appena  rivolto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al ministro Messaggero.jpgdell’Economia Giovanni Tria a “stare sereno” c’è stata più generosità o perfidia, magari involontaria, come Matteo Renzi definì la sua, a cose fatte appunto, nei riguardi di Enrico Letta.

            Era la sera del 17 gennaio 2014 nello studio televisivo di Irene Bignardi, a la 7. Renzi, ancora fresco di elezione a segretario del Pd ma già in contatto con Silvio Berlusconi per stipulare un accordo sulle riforme della Costituzione e della legge elettorale, volle mandare l’ormai famoso e obiettivamente sfortunato hastag #enricostaisereno al presidente del Consiglio Enrico Letta, collega di partito. Che aveva avviato un tentativo di rilancio riformatore del proprio governo dopo avere perso un pezzo della sua originariamente larga maggioranza. Essa si era ristretta qualche mese prima per l’opposizione ritorsiva annunciata proprio da Berlusconi, estromesso dal Senato per essere stato condannato in via definitiva per frode fiscale, con effetto retroattivo della controversa legge Severino. Ma i ministri di Forza Italia, a cominciare da quello dell’Interno Angelino Alfano, erano rimasti al loro posto improvvisando un altro partito chiamato Nuovo Centro Destra.

           Enrico Letta, che aveva voluto tenere il governo estraneo alla pratica di estromissione di Berlusconi Consegne.jpgdal Senato, così come si era personalmente tenuto estraneo all’interno del suo partito, il Pd, di fronte alla corsa congressuale di Renzi alla segreteria, prese sul serio Consegne 2.jpgquell’invito alla serenità. Forte pertanto fu la sua delusione, neppure trattenuta pubblicamente in quella risentita cerimonia dello scambio delle consegne a Palazzo Chigi, quando fu costretto alla crisi e al trasloco. Che sopraggiunsero 35 giorni dopo il famoso hastag.

            Da allora nel gergo politico la serenità è diventata una parola a doppio senso. Uno la promette o l’augura e viene preso per un burlone, a dir poco, immaginato a trafficare sotto banco per procurare l’opposto al destinatario dell’invito.

            Coi tempi che corrono -con quello che Tria si è già sentito dire e scrivere dall’interno dalla maggioranza e dello stesso governo, dove non gli perdonano di non scattare sull’attenti ogni volta che si mette Tria.jpgin cantiere un provvedimento destinato ad aumentare spese e deficit, ed hanno cercato di fargli cambiare idee e atteggiamenti ricorrendo anche ad attacchi da lui stesso definiti “da spazzatura”, con riferimenti personali a collaboratrici e familiari- a qualcuno può essere apparso persino temerario il tentativo di Conte di sdoganare proprio col ministro dell’Economia la parola e persino il concetto della serenità.

            L’attesa dei fatti stavolta sarà magari un pochettino più lunga dei 35 giorni contati con sfortuna da Enrico Letta. I 35 giorni nel nostro caso scadrebbero verso l’11 maggio, due settimane prima dell’appuntamento con le urne per il rinnovo del Parlamento europeo, del Consiglio regionale del Piemonte, la regione della Tav, e di numerose, anzi numerosissime amministrazioni comunali. Dopo quella data è francamente difficile poter dire o scommettere che tutto rimarrà politicamente come prima, per quanti sforzi compia il professore Conte di credere e far credere che il suo governo potrà durare per ancora quattro anni, quanti ne mancano alla conclusione ordinaria della legislatura. Che però potrebbe anche durare meno per un altro degli scioglimenti anticipati delle Camere cui ci ha largamente abituati la storia sia della prima sia della seconda Repubblica.

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