Gelata di Nicola Zingaretti sugli aperturisti del Pd e dintorni ai grillini

Quello delle elezioni anticipate, opportune o necessarie in caso di crisi di governo, presumibilmente non prima delle elezioni europee di fine maggio, per quanto siano parecchi già ora i problemi aperti nella maggioranza gialloverde, è un messaggio che, intervistato da Lucia Annunziata, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha mandato in varie direzioni: dal Pd, di cui egli sta scalando con forza la segreteria con l’appoggio anche dell’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al Quirinale. Dove il ricorso anticipato alle urne, in verità, era stato messo nel conto già all’indomani di quelle ordinarie del 4 marzo dell’anno scorso, quando Mattarella pensò di predisporlo con un governo tecnico offerto all’economista Carlo Cottarelli, ma era poi uscito dalle prospettive politiche con la pur tormentata formazione del governo di Giuseppe Conte.

Il messaggio al partito da parte di Zingaretti -che Matteo Renzi definisce ironicamente con gli amici fiorentini “il fratello del commissario Montalbano”, tornato nella programmazione della Rai proprio in questa stagione televisiva, con effetti che evidentemente lo stesso Renzi sospetta positivi per la corsa di Nicola alla segreteria del Pd- mira a tranquillizzare proprio i renziani. Che sono ormai, almeno nelle apparenze, una ex corrente: dispersa non solo fra i simpatizzanti di Roberto Giachetti e di Maurizio Martina, concorrenti nella stessa gara congressuale, ma forse ora anche fra quelli di Zingaretti. Che ha appunto gelato col richiamo alle elezioni anticipate quanti nel Pd sono o sarebbero tentati dall’offerta di una sponda ai grillini in caso di crisi, visto il disagio crescente sotto le cinque stelle di fronte al protagonismo e ai guadagni elettorali del leader leghista Matteo Salvini. Di cui non è indigesta, da quelle parti, solo la vicenda giudiziaria per l’affare Diciotti, messa peraltro nel ventilatore di un referendum digitale proprio mentre i vertici del movimento al governo ne condividevano la responsabilità, anche a costo di rischiare pure loro un processo. O la richiesta di un processo da parte del cosiddetto tribunale dei ministri di Catania per sequestro aggravato di persona, derubricato -diciamo così- nella nota informativa del referendum pentastellato su Salvini ad uno “sbarco ritardato” dei 177 migranti soccorsi in mare dall’ormai famoso pattugliatore Diciotti della Guardia Costiera italiana.

In riferimento alle tentazioni perduranti nel Pd verso un’intesa con i grillini il messaggio di Zingaretti all’interno del suo partito incrocia o si somma, come preferite, a quello in direzione, ripeto, del Quirinale.Quirinale.jpg Sulla cui indisponibilità alle elezioni anticipate, vera o presunta che sia dopo la partenza del governo Conte, potrebbero essere stati indotti a scommettere in caso di crisi i piddini aperti a quell’intesa già dopo il 4 marzo del 2018, ma bloccati dal veto posto da Matteo Renzi nel salotto televisivo di Fabio Fazio, poche ore prima della riunione della direzione del partito convocata per decidere in materia. Si era appena conclusa, come si ricorderà, un’esplorazione in quel verso affidata dal capo dello Stato al presidente grillino della Camera, Roberto Fico. Che aveva lasciato quanto meno socchiusa la porta ad una trattativa più concreta, o meno generica, di quella che a torto o a ragione gli era stata attribuita nello svolgimento della missione affidatagli da Sergio Mattarella.

Va detto a questo punto che le elezioni anticipate poste sul tappeto da Nicola Zingaretti nella sua chiacchierata televisiva della domenica pomeridiana a Rai 3 potrebbe risolversi, lui volente o nolente, persino in un messaggio di incoraggiamento a Salvini. Al quale gli alleati di centrodestra ancora operanti a livello locale, come dimostrano le elezioni regionali abruzzesi del 10 febbraio e quelle sarde di domenica prossima, attribuiscono a torto o a ragione la ritrosia o contrarietà a rompere l’esperienza di governo con i grillini proprio per la convinzione, o solo per il timore di non ottenere poi dal Quirinale la via libera allo scioglimento anticipato delle Camere. E forse, a quel punto, alla scontata vittoria di un centrodestra a forte trazione leghista.

Quest’ultima prospettiva, secondo talune forse forzate interpretazioni, potrebbe essere perfino preferita da Zingaretti alla prosecuzione del governo Conte, potendo lui scommettere su un tale ridimensionamento elettorale dei grillini, del tipo di quello appena registratosi a livello regionale in Abruzzo, da riproporre sulla scena il bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra. Si potrebbe insomma tornare ai vecchi tempi- anche se poi non tanto vecchi- della cosiddetta seconda Repubblica, sicuramente meno lontana della prima.

Gli scenari, come sempre del resto nella politica italiana, che non è mai stata semplice, sono di varia lettura o previsione. Ciascuno accarezza il futuro che più gli piace, o più gli fa comodo, o lo turba di meno.

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

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