Quella voglia insana di festeggiare i bagni penali di Roberto Formigoni

             Senza voler togliere nulla alle ordinarie cronache politiche -dalla grazia concessa al governo gialloverde dall’agenzia americana Fitch, lasciando invariato il rating del debito pubblico, alle polemiche sullo stop, rinvio e quant’altro della Tav, dall’ostinata fiducia di Giuseppe Conte nella ripresa economica nella seconda metà dell’anno all’irruzione di Luigi Di Maio quasi sulla soglia delle urne regionali sarde per contestare il credito cercato dall’amico e alleato di governo Matteo Salvini presso i pastori impegnati nella vertenza del latte-  mi sembra degno di maggiore considerazione l’ulteriore capacità di abbassare il livello civile, o di alzare quello incivile, dimostrato sotto le cinque stelle e dintorni di fronte alla vicenda dell’ex governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni. Che, condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi di carcere per corruzione, si è permesso -diciamo così- di consegnarsi spontaneamente al penitenziario di Bollate, preferendolo a quello milanese di San Vittore o altri, dove l’ormai ex “Celeste” temeva di finire attendendo a casa la pattuglia dei Carabinieri incaricata di tradurlo in prigione.

            Per quanto, in verità, il blog ufficiale del movimento grillino abbia ammesso, o avvertito il suo pubblico, Vauro su Formigoni.jpgche “non c’è nulla da esultare” che “in un Paese normale” un condannato per corruzione finisca in carcere, il solito Fatto Quotidiano di Marco Travaglio -e chi sennò?, verrebbe voglia di chiedere- ha ritenuto ancora più normale, e dovuto, sbeffeggiare il detenuto in prima pagina con una vignetta che lo raffigura in tenuta da bagno davanti a due guardie penitenziarie che lo deridono per la natura ormai penale dello stabilimento dove si è presentato.

           Questo, per quanto firmato da un vignettista professionale come Vauro, non è proprio umorismo. O almeno non mi sembra. E’ altro, specie perché accompagnato da un editoriale nel quale se ne scrivono di tutti i colori praticamente contro chi non ha esultato per il verdetto giudiziario. La cui esecuzione risulterà ancora più stringente, a dispetto dei quasi 72 anni compiuti da Formigoni, grazie alla recentissima legge nota come “spazzacorrotti”: quella con la supposta, incorporata, della sostanziale abolizione, dall’anno prossimo, della odiatissima prescrizione. Di cui Formigoni ha potuto usufruire, sia pure solo in parte, vedendosi ridurre di quasi due anni la pena rimediata nella sentenza d’appello. Se la Cassazione avesse atteso ancora qualche mese prima di pronunciarsi in via definitiva, la prescrizione sarebbe scattata del tutto, in estate.   

           Un’applicazione retroattiva della cosiddetta “spazzacorrotti”, che non permette gli arresti domiciliari e altro ancora ai condannati per corruzione, è già stata lamentata dai legali dell’ex governatore della Lombardia. Che  si sono riservati di promuovere le azioni necessarie a tentare di portare la questione all’esame della Corte Costituzionale.

          Si ripete un po’, a suo modo, la storia della cosiddetta legge Severino, applicata in modo retroattivo a Silvio Berlusconi nel 2013 per espellerlo dal Senato dopo una condanna definitiva per frode fiscale, risalente però a molti, anzi moltissimi anni prima di quelle disposizioni comportanti la decadenza da parlamentare. E anche quella condanna definitiva intervenne mentre si avvicinavano i tempi o termini della prescrizione.

           A corredo, diciamo così, della vignetta e dell’editoriale di prima pagina il giornale di Travaglio, non ancora ripresosi -temo- dalla delusione procuratagli dal popolo grillino nel referendum digitale che ha fatto vincere Schermata 2019-02-23 alle 06.49.02.jpgil no al processo a Salvini per la vicenda Diciotti col risultato di 59 a 41 punti, ha pubblicato come una lista di ricercati mediatici quella degli esponenti politici e dei giornalisti persino di sinistra, come Gad Lerner, solidali con Formigoni, o comunque non abbastanza soddisfatti di vederlo o saperlo ristretto a Bollate. Vedrete che prima o dopo a qualcuno verrà l’idea di predisporre una Guantanamo mediterranea, o europea di stampo sovranista o populista dopo le elezioni di fine maggio, per rinchiudervi i corrotti che si ostinano anche in carcere a considerarsi e a dirsi innocenti, con la solidarietà, la comprensione, la compiacenza e quant’altro di gente provvisoriamente libera.

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

Blog su WordPress.com.

Su ↑