Quella benedetta caccia agli untori suggerita da Sergio Mattarella

            Il presidente della Repubblica  Sergio Mattarella farà fatica ad usare il ventaglio offertogli al Quirinale, peraltro ben dotato di aria condizionata, come la Camera e il Senato, in vista della solita pausa estiva della politica. Che spesso peraltro è pausa solo di nome perché i problemi sono ben più forti del calendario e le polemiche non vanno mai in ferie.

            Il ventaglio dei giornalisti parlamentari, del resto, non serve ormai a rifrescarsi. Serve, più proficuamente, a chi lo riceve stando ai vertici delle istituzioni per fare il punto della situazione, esprimere auspici e lanciare moniti. Mattarella ha ben colto l’occasione per riproporre il passaggio dei Promessi Sposi in cui Alessandro Manzoni, raccontando della peste a Milano di quattro secoli fa e degli untori che ne moltiplicavano portata ed effetti, lamenta “il buon senso nascosto per paura del senso comune”.

            Ben detto, presidente. Il “senso comune” dei nostri giorni, dominati da populismo, sovranismo, giustizialismo, approssimazione, incompetenza, malanimo e altro ancora, è purtroppo desolante. Ormai siamo alla profezia della fine del Parlamento, sia pure “fra qualche lustro”, come ha detto il profeta della democrazia digitale Davide Casaleggio sviluppando il pensiero del padre, Roberto. Che fondò col superstite Beppe Grillo il Movimento delle 5 Stelle ora al governo con la Lega non più soltanto padana di Matteo Salvini.

            Il grande, grandissimo Manzoni deplorò in quello che ritengo il più bel romanzo della letteratura italiana la caccia degli untori che riuscirono nella Milano della peste a mettere in ginocchio la città più ancora dell’epidemia che l’aveva colpita. Il problema oggi, se davvero tornasse e prevalesse il buon senso, smettendo di nascondersi dietro il senso comune, è quello di fare la caccia agli untori che stanno ammorbando la democrazia.

            Penso a chi vive e cresce elettoralmente di antipolitica. A chi scambia per casta qualsiasi categoria diversa dalla propria. A chi liquida come “privilegi rubati” i cosiddetti diritti acquisiti. A chi scambia le opposizioni per lobby. A chi preferisce i processi in piazza a quelli nei tribunali. A chi straccia i contratti fregadosene delle penali. A chi predica bene ma razzola male, anzi malissimo, contro l’accaparramento dei posti e la pratica della cosiddetta lottizzazione. A chi scambia le leggi per coriandoli. A chi abusa della disinformazione altrui e l’alimenta.

            Chi siano costoro non ci vuole molto a capire leggendo i giornali e ascoltando la radio e la televisione, o navigando in internet. Se poi costoro sono arrivati al governo per effetto di un risultato elettorale che non consentiva obiettivamente, nelle condizioni date, altre soluzioni, per cui il buon senso -per tornare a Manzoni e a Mattarella- ha imposto di mettersi alla finestra sperando nel buon Dio, c’è solo da mettersi a questo punto le mani nei capelli. Almeno per quelli che li hanno. Gli altri dovranno accontentarsi di strofinarle sulla loro calvizie. E sperare che la tempesta dell’assurdo passi presto.  

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