Uno Scalfari renziano, o un Renzi scalfariano

                       “Di leader politici ce ne sono pochi, anzi ce n’è uno soltanto ed è Matteo Renzi”. Parole di Maria Elena Boschi, già sua ministra delle riforme, dei rapporti col Parlamento e d’altro ancora, adesso sottosegretaria tuttofare del conte Paolo Gentiloni alla Presidenza del Consiglio? No. Di Carlo Lotti, già sottosegretario tuttofare di Renzi a Palazzo Chigi e ora ministro dello sport, ma anche altro e d’altro? No. Di Tiziano Renzi, papà dell’interessato e ancora indagato per traffico di influenze illecite per gli appalti della Consip, nonostante accusato anche per una intercettazione manipolata e scoperta dalla Procura di Roma? No. Di Matteo Richetti, appena tornato nel cerchio stretto del risegretario del Pd? No. Della moglie Agnese? No. Dei figli? No. Di Sergio Mattarella, ancora grato di essere al Quirinale grazie a lui, nonostante i grattacapi che gli procura ogni tanto? No.

                       Ma allora chi ha detto o scritto di Matteo Renzi quelle parole da farlo forse arrossire d’imbarazzo, per quanta stima egli abbia di se stesso? Non ci crederete. Ma sono parole appena affidate da Eugenio Scalfari nel suo abituale appuntamento domenicale ai lettori di Repubblica. Renzi, quindi, e nessun altro. Al diavolo pure Romano Prodi, Walter Veltroni ed Enrico Letta, altre volte indicati da Barbapapà, soprannome affettuoso del fondatore del giornale a lungo considerato come quello di maggiore riferimento della migliore sinistra italiana.

                       Come mai Renzi, già apprezzato del resto da Scalfari, spintosi a votarne il 4 dicembre scorso la riforma costituzionale pur considerandola in qualche parte troppo pasticciata, e ad incitarlo, sia pure inutilmente, a rimanere a Palazzo Chigi anche dopo la sconfitta referendaria, è arrivato così in alto nella considerazione del giornalista fra i più esigenti d’Italia?

                       Che cosa è successo? Si è forse guadagnato, il giovane toscano, qualche raccomandazione di Papa Francesco, di cui Scalfari è ateo devoto, anzi devotissimo? Niente di tutto questo.

                       E’ soltanto accaduto che Renzi è diventato scalfariano. Parola dello stesso Scalfari, che da tempo d’altronde ne raccoglie per telefono o a piedi, o seduto nel suo salotto, confidenze e consigli, sino a indicargli i libri da leggere, e sui cui riferirgli al successivo appuntamento.

                       Il corso di studi, diciamo così, serali deve essersi concluso. E nel migliore dei modi, con 110 e lode.

          

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