Di cordiali solo i saluti nella telefonata di Enrico Letta a Mario Draghi

Titolo del manifesto

            Apprendo da buona fonte che di “cordiale”, come hanno annunciato al Nazareno, ma un pò  anche a Palazzo Chigi per ragioni di comprensibile diplomazia, la “lunga” telefonata di Enrico Letta a Mario Draghi -lunga, peraltro, a dispetto anche dei molti impegni di giornata del presidente del Consiglio, alle prese con l’ospite Ursula von der Leyen a Roma- ha avuto solo i saluti d’inizio e fine chiamata. Per il resto è stata una conversazione difficile, con ciascuno degli interlocutori fermo sulle sue posizioni nello scontro consumatosi in pubblico, sia pure a distanza, sull’aumento delle tasse di successione per finanziare una “dote” ai diciottenni bisognosi: una cosa che il segretario del Pd considera molto di sinistra e fortemente “identitaria” per il suo partito, già in enorme difficoltà per la convivenza con i leghisti nella maggioranza di emergenza creatasi attorno al governo.

            Nessuna difficoltà invece sembra avvertire il partito di Enrico Letta per la confusione, a dir poco, in cui si trova il partito ancora maggiore della coalizione, cioè il MoVimento 5 Stelle affidato da Beppe Grillo a un Giuseppe Conte che non riesce ancora ad avere neppure l’elenco degli iscritti. Ormai quella sembra essere avvertita al Nazareno come una confusione “ordinaria”, di “assestamento”: una “transizione”, come la chiamava lo stesso Conte quando era ancora a Palazzo Chigi e cercava di puntellare il suo secondo governo in ogni modo, inseguendo uno per uno i senatori del gruppo misto ed altri di cui via via aveva bisogno per l’uscita dei renziani dalla maggioranza.

            Terrorizzato, a quanto sembra, dalla paura di fare la fine di Pier Luigi Bersani, che nel 2013 perse le elezioni, o mancò la vittoria, come preferì dire, per avere sostenuto troppo un altro governo di emergenza, ch’era quello tecnico o simil-tecnico di Mario Monti, il segretario del Pd avrebbe chiesto a Draghi di essere almeno più discreto nel contestare proposte considerate intempestive o persino dannose. Ma questa maggiore discrezione  varrebbe solo per il Pd, non anche per la Lega, che andrebbe invece contrastata sino alla provocazione, apparendo ormai il partito di Salvini come il regolo della combinazione di governo imposta dalla pandemia e dalle emergenze ad essa collegate.

            Deciso a non deporre l’elmetto metaforicamente infilatosi con la proposta di far piangere finalmente anche i ricchi, come da sinistra una volta fu chiesto ad un governo di Romano Prodi, il segretario del Pd si sarebbe riservato di descrivere meglio a Draghi in un incontro i contenuti della sua proposta tanto decisiva per le sorti del partito. Dove peraltro è tutta da verificare l’esistenza di una reale maggioranza sul progetto in questione. A meno che -si sussurra al Nazareno- la franchigia del milione di valore del patrimonio da tassare maggiormente non salga almeno a cinque per colpire davvero i ricchi, e non quelli che sembrano tali.

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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