Il governo tra il Ciao di Matteo Renzi e il Ciaone attribuito a Giuseppe Conte

            Ci sarà pure un po’ o un po’ troppo scautismo o goliardia in quel Ciao di Matteo Renzi a Giuseppe Conte, formalmente inteso come acronimo di un contropiano proposto dall’ex presidente del Consiglio per la gestione dei fondi europei della ripresa ispirato a “cultura, infrastrutture, ambiente e opportunità”, ma apparso a molti, in questa fine d’anno ambivalente per il governo, come un saluto, anzi un commiato, non passando ormai giorno senza che le due ministre e il sottosegretario del nuovo partito renziano non preannuncino o minaccino le dimissioni e la crisi. La famosa verifica della maggioranza -ricordiamolo- è cominciata ma non ancora conclusa.  

            Eppure stavolta, nonostante lo scetticismo manifestato dal direttore Alessandro Sallusti sul Giornale della famiglia Berlusconi, che teme un altro ripensamento del senatore di Scandicci, sembra che le cose siano state spinte troppo in avanti per essere fermate. Stavolta la mossa di Renzi, che non ha voluto aspettare il pur prenotato intervento al Senato sul bilancio del 2021 da approvare in tutta fretta per evitare il cosiddetto esercizio provvisorio, assomiglia più allo scacco matto che ad una mossa del cavallo, per stare all’immagine della scacchiera altre volte usata dall’interessato.

            Direi che, dato il contesto risultante anche dall’editoriale odierno del giornale milanese di via Solferino, affidato a Sabino Cassese per una impietosa analisi della “manovra” da 40 miliardi in via di approvazione a Palazzo Madama, ancora più negativa di quella dell’Ufficio parlamentare del Bilancio, appare un po’ riduttivo il titolo del Corriere della Sera alle notizie di giornata su Renzi e sugli sviluppi della già ricordata verifica. “E ora si teme per il governo”, dice questo titolo. Soltanto adesso ? Ma sono ormai giorni e settimane che Renzi scala la crisi, pur fingendo a volte di volere scalare addirittura il rilancio del cosiddetto Conte 2 o di concedere al presidente del Consiglio una terza esperienza a Palazzo Chigi, in condizioni naturalmente diverse da quelle acquisite grazie anche all’emergenza virale.

            La sensazione che le cose si siano messe davvero male per il professore è confermata dalle reazioni del suo principale sostenitore mediatico, diciamo così. Che è naturalmente il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Il quale nell’editoriale sugli sviluppi della situazione politica ha ammesso che, al di là o contro le apparenze di uno Zingaretti indeciso se sospettare più di Conte o di Renzi, “mezzo Pd” è ormai contro il presidente del Consiglio. Per cui egli ha descritto o si è augurato uno scenario di sfida che somiglia più a un incubo che ad altro.

             In particolare, Travaglio ha immaginato un Conte ormai disinibito, che abbandona anche la tentazione di un’alleanza elettorale col Pd, accetta di mettersi alla testa del pur malmesso, turbolento e incasinato Movimento 5 Stelle e lo riporta al 30 per cento dei voti, e anche oltre, del 2018 in uno scontro elettorale solitario contro tutti e tutto, usando la minacciata intenzione di Mattarella di reagire ad una crisi al buio col ricorso alle elezioni anticipate, anche in pieno inverno e con la campagna di vaccinazione in corso. Che peraltro si sta già rivelando più complicata ancora del previsto, con le solite polemiche, i soliti ritardi e la solita confusione, per quanto sotto il presidio, stavolta, addirittura delle Forze Armate. Temo, per lui, che il “ciaone” di Conte sollecitato o sognato da Travaglio sia quanto meno prematuro.

 

 

 

 

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