Sotto il balcone di Matteo Renzi e le sue minacce “revocabili” di crisi

            Sapete ormai che, anche a costo di darmi la zappa sui piedi, dopo una vita spesa a scrivere cronache e commenti, preferisco le vignette agli editoriali. E ve le ripropongo spesso per darvi un’idea di ciò che bolle nel pentolone della politica italiana in questi tempi peraltro di confusione forse senza precedenti nella pur lunga ed accidentata storia più che settantennale della Repubblica. Lo faccio anche oggi privilegiando ancora una volta Emilio Giannelli. Che sul Corriere della Sera ha preso alla lettera la cronaca di Fabrizio Roncone dal Senato su quel Matteo Renzi che “si prende tutta la scena” prenotando, o quasi, la prossima crisi, dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è riuscito bene o male, col solito aiuto di Sergio Mattarella dietro le quinte, ad evitare quella che i  dissidenti grillini avevano minacciato di fargli esplodere tra i piedi sul sempre controverso tema del Mes. Su cui è inutile che stia a dirvi di più per non confondervi le idee, bastando e avanzando la confusione di chi se ne occupa nel governo.

            Ebbene, Giannelli ha messo sul balcone di Palazzo Venezia proprio Matteo Renzi e, manipolando un celebre e infausto discorso di Mussolini, visto forse che la M tira ancora forte nelle librerie, gli ha fatto dire: “L’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L’ora delle decisioni revocabili”. Delle quali in effetti l’ex presidente del Consiglio ha un po’ esagerato nei mesi scorsi preannunciando crisi cui poi ha rinunciato all’ultimo momento, come potrebbe accadere anche stavolta con la storia della regìa, competenze, posti e quant’altro per la gestione dei fondi europei miliardari della ripresa, o nuova generazione.

            Giustamente Stefano Cappellini su Repubblica, per niente distratto o influenzato dalla foto di un Conte un po’ giù d’umore ripreso al suo posto nell’aula di Palazzo Madama e molto piaciuta al polemicissimo Domani di Carlo De Benedetti, che ne ha fatto una mezza copertina, ha scritto che “il duello” in corso è “dall’esito imprevedibile” perché “Renzi può iniziare una campagna tattica senza essere certo dello sbocco strategico” e “ la furbizia di Conte non va sottovalutata”. Ciò anche se Bettino Craxi era convinto che tutte le volpi fossero destinate a finire, prima o poi, in pellicceria.

            La situazione politica quindi rimane precaria anche dopo la crisi scampata ieri sul Mes e le nuove, tantissime riunioni più o meno di vertice, con capidelegazione al governo, esperti e quant’altri che Conte riprenderà a convocare, presiedere, interrompere, rinviare e quant’altro, senza mai venire a capo di nulla, visto che poi i contenziosi rimangono aperti o addirittura aumentano.

            Il quadro è ben espresso da un’altra vignetta che vi propongo, anch’essa non certo per la prima volta. E’ quella di Sefano Rolli sul Secolo XIX, in cui il presidente del Consiglio ha una stampella che non lo sostiene ma lo scuote a voltaggio imprevedibile. E’ la stampella naturalmente di Renzi, sotto il cui balcone tuttavia Giannelli sul Corriere ha ottimisticamente immaginato solo un povero cane

 

 

 

 

 

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La spintarella del Senato a Ottaviano Del Turco verso la tomba

Tre anni e 11 mesi di detenzione inflittigli nel 2015 per una “induzione indebita” contestatagli nove anni prima ,insieme ad un ‘altra ventina di capi d’imputazione bocciati , peraltro senza che l’accusa avesse trovato una traccia concreta e incontrovertibile di utilità ricavata indebitamente nell’esercizio delle sue funzioni di presidente della giunta regionale d’Abruzzo, sono valsi la perdita del cosiddetto vitalizio parlamentare a Ottaviano Del Turco. Che a 76 anni di età compiuti il 7 novembre scorso è chiuso in casa a consumare quel che della vita gli hanno lasciato un tumore, un Parkinson e l’Alzehimer.

Mi scuso naturalmente con i familiari dell’ex parlamentare e sindacalista socialista per la rivelazione delle malattie di Ottaviano, che mi permetto di chiamare per nome per vecchi rapporti di amicizia di cui mi sento ancora onorato, nonostante il disonore che secondo la mentalità corrente in questi curiosi e drammatici anni di non ricordo più quale Repubblica, se terza o quarta, spetterebbe allo sventurato. Per il quale naturalmente non vale la irretroattività delle pene.

Il caso dell’ex onorevole Del Turco è così clamorosamente disumano che non hanno avuto il coraggio di renderlo noto neppure quelli che lo hanno voluto e deciso. Costoro hanno rinunciato allo scoop, tanto deve essere apparso orrido anche alle loro coscienze. Hanno generosamente, diciamo così, lasciato lo scoop agli avversari, che non hanno certamente fatto sconti nel raccoglierlo, definendo la decisione “una mascalzonata” e invocando la grazia presidenziale come sanatoria.

Non per fare un torto a Ottaviano, familiari ed amici ma vorrei sommessamente osservare che quel che più fa paura di questa vicenda è il clima politico in cui ciò è potuto accadere: un clima semplicemente da sciacalli e vigliacchi.

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