La medaglietta di Angela Merkel non basta a proteggere Conte

            Neppure la medaglietta di Angela Merkel appesasi metaforicamente al collo da Giuseppe Conte al termine dell’intervista di presunta blindatura politica di ieri a Repubblica, cessata appunto con l’annuncio di una telefonata indifferibile da Berlino, o dintorni, è riuscita a diradare le ombre della crisi. Che minacciano il governo in vista della votazione al Senato sulla riforma del meccanismo di stabilità economica europea, più noto al pubblico come Mes, quasi come una sigaretta ormai fuori produzione, nei cui pacchetti tuttavia ci sono i crediti agevolatissimi per il servizio sanitario italiano alle prove con la pandemia.

            La precarietà politica di Giuseppe Conte, per quanto la sua temperatura continui ad essere regolare nei controlli epidemici, si legge una volta tanto chiarissima sull’insospettabile prima pagina del Fatto Quotidiano, sistematicamente impegnato sino all’altro ieri a rappresentare il presidente del Consiglio come l’uomo della Provvidenza di turno, uno statista un po’ improvvisato, per il suo rocambolesco arrivo a Palazzo Chigi nel 2018 e l’ancora più rocambolesca conferma nel 2019 a capo di un’altra maggioranza, e tuttavia apprezzatissimo nel mondo. Addirittura l’allora e per fortuna non rieletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump ne parlava felicemente al plurale chiamandolo Giuseppi.

            Questa volta il familiarissimo giornale di Marco Travaglio, introdotto come pochissimi altri a Palazzo Chigi, è costretto a confermare, come va scrivendo già da qualche settimana, che il Pd di Nicola Zingaretti è “diviso sui 5Stelle”, non quindi su Conte, per quanto i quotidiani siano pieni di lamentele e proteste di piddini di ogni grado e colore contro i suoi metodi e ritardi, ma anche a precisare che a mettere il presidente del Consiglio “in pericolo sul Mes”, nella votazione in programma fra qualche giorno al Senato, sono “i ribelli 5S”, che “non mollano”. E ai quali probabilmente, in un sussulto di sovranità o sovranismo che li ricongiunge ai leghisti della prima maggioranza di questa legislatura, proprio quel rapporto quasi privilegiato con la Merkel ostentato da Conte ha fatto girare ulteriormente le scatole.

            Sì, è vero, l’anno scorso, abbandonati improvvisamente da un Salvini smanioso di ripetere a livello nazionale il raddoppio dei voti conseguito nell’elezione del Parlamento Europeo, i grillini scoprirono i vantaggi ricavabili dalla partecipazione, a Strasburgo, alla maggioranza per l’elezione della candidata della Merkel alla presidenza della nuova Commissione Europea Ursula von der Leyen. Ma molta acqua è passata da quei giorni sotto i ponti. Il gruppo grillino ha perso per strada, come quelli di Roma, alcuni esponenti. E quel diavolo imprevedibile di Berlusconi, in una improvvisa convergenza col difficile alleato Salvini nel centrodestra italiano, ha scoperto gli svantaggi per l’Italia della riforma del Mes ormai concordata a Bruxelles. Tanto è bastato e avanzato ai grillini “dissidenti” a rialzare le paratie contro l’uso dei crediti europei per il potenziamento del servizio sanitario nazionale, per quanto il Cavaliere disinvoltamente continui a raccomandarlo lo stesso.

            In questo pasticcio, che mi pare non faccia onore a nessuno, lo sventurato Conte è costretto tra le righe e le ombre dei suoi messaggi criptici a scommettere sugli Scilipoti di turno, come accadde a Berlusconi nel 2010 a Palazzo Chigi per sopravvivere qualche mese in più. Ma stavolta abbiamo anche la pandemia con cui fare i conti.

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