Il mostriciattolo virale ora ha motivo di essere molto preoccupato

 

                Torna a fare il punto dell’andamento dell’epidemia virale il professore associato di malattie respiratorie Salvatore Damato.

 

Buona giornata. Ci sono molte novità in tema di covid19.

                  Salute– I medici in servizio hanno svolto un lavoro magnifico ed hanno messo in campo le loro vite.

Ora sappiamo che il quadro radiologico della polmonite da covid19, noto come opacamento diffuso a macchie con aspetto a vetro smerigliato, può corrispondere a due quadri funzionali respiratori tra loro differenti. Solo in uno dei due la ventilazione polmonare per intubazione potrebbe avere successo. Ricorrere a quella procedura nell’altro caso produce peggioramento. E’ molto stretta la strada di entrata e di uscita dalla ventilazione polmonare invasiva. Il problema clinico principale è la molto scadente ossigenazione del sangue da parte dei polmoni, determinata dal mancato passaggio del sangue accanto agli alveoli polmonari  e/o dal passaggio di sproporzionata quantità di sangue rispetto all’ossigeno che gli alveoli possono cedere.

Il trattamento dei pazienti comprende ossigeno-terapia, farmaci anti-infiammatori (cortisone a tempi e dosi appropriati, inibitori selettivi del cox2), anti-virali, anticoagulanti, plasma umano da soggetti immunizzati, terapie di sostegno. Viene così contrastato il raggiungimento delle fasi più critiche della malattia ed il successo è tanto maggiore quanto più tempestiva è l’individuazione dei contagiati. I pazienti sono aiutati per giungere, con i loro mezzi, all’immunità individuale corrispondente alla guarigione con negatività del tampone.

I problemi relativi a contagiosità ed insufficienza respiratoria acuta costringono a trattare i pazienti in regime ospedaliero. Ora vi sono strutture sanitarie apposite per il covid19, così come furono necessarie quelle per la tubercolosi. Bisogna che le pratiche terapeutiche vengano ora travasate nella medicina territoriale (medici di base, medicina specialistica e continuità assistenziale). Questa può essere l’opportunità giusta per realizzarla pienamente. La popolazione ha anche dimostrato che le regole  emanate dalle istituzioni preposte non vengono disattese dalla stragrande maggioranza dei cittadini

 

       Epidemia. I dati a cui faccio riferimento sono tratti da

Schermata 2020-04-23 alle 21.29.57.jpeglab24.ilsole24ore.com/coronavirus. Nella tabella e nel grafico allegati riporto i dati che ritengo essenziali.

La prevalenza dei contagi ha spiccate differenze territoriali, legate alle differenti densità di abitanti e ad altre e numerose differenti circostanze. L’alta mortalità è legata principalmente alla sottovalutazione del  numero  dei contagiati e al loro intempestivo riconoscimento. Tenendo conto del numero dei morti, il numero minimo di contagiati in Italia potrebbe essere di 650.000, di cui 320.000 in Lombardia.

La crescita quotidiana di morti e contagiati, espressa come media di 7 giorni, dato meno soggetto alle oscillazioni quotidiane assolute, indica che siamo ormai in una condizione di convivenza molto prolungata con covid19. Si assiste ad un rallentamento progressivo ma lento, con un miglioramento visibile su base settimanale. Ora si sa come fronteggiare e curare l’infezione, fino a quando sarà disponibile il vaccino. Le opzioni terapeutiche potranno anche aumentare. E’ confortante il valore della percentuale di contagiati che risultano ancora positivi al tampone, passata dal 85% del 12 marzo al 55% del 23 aprile ed andrà riducendosi.

Non esiste un modello unico ed universale per proseguire. Ripartire per gradi, verificare in loco le imprescindibili condizioni igieniche, correggere, sperimentare. Abbiamo 5 mesi per operare alacremente ma in relativa tranquillità. Il prossimo autunno-inverno ci saranno le sfide cruciali: arrivo di influenza+covid19, il peggioramento dei malati cronici, il freddo, l’apertura delle scuole, etc.tabella.jpg

Alla Protezione Civile c’è da dire che ci vogliono, ora: a) le bene-male dette mascherine e le protezioni individuali, per tutti, al fine di contenere i contagi sociali;  b) i mezzi tecnologici e laboratoristici per individuare tempestivamente i contagiati, a tappeto nel territorio;  c) gli stili di vita appropriati al contesto territoriale .

Vi lascio dicendovi che sono ottimista ed al posto del covid19 sarei molto preoccupato.

 

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salva.damato@libero.it

 

 

 

 

I messaggi cifrati della politica sulle sorti del governo giallorosso e dintorni

            La politica, nelle cronache delle lotte dei protagonisti e attori di turno, si è sempre alimentata di messaggi cifrati, specie nei passaggi più difficili, quando si naviga più nei sommergibili che sulle navi di crociera. Non deve perciò stupirne l’abbondanza in questi giorni di crisi non solo virale, non solo economica, non solo sociale ma anche politica, appunto, quando chi guida il governo, o vi partecipa in posizioni di rilievo, rischia di perderlo e chi è interessato ad accelerare il corso degli eventi avverte il bisogno di parlare a nuora, come si dice, perché suocera intenda.

            I cacciatori di notizie, di umori e quant’altro stanno ancora cercando di capire a che cosa davvero volesse alludere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte -nel parlare nell’intervista di domenica scorsa al Giornale della famiglia Berlusconi Draghi.jpegdei suoi rapporti “personali” con Mario Draghi- per escludere che l’ex presidente della Banca Centrale Europea possa prestarsi a “manovre” più o meno oblique che lo spingono verso Palazzo Chigi. E magari per soluzioni “tecniche” alle quali lo stesso Conte preferisce soluzioni “politiche”, pur essendo lui arrivato alla politica non in autostrada, eletto in qualche lista di partito, ma per un sentiero o sentierino apertogli dopo le elezioni del 2018 da grillini e leghisti. Nei cui riguardi il professore si sentiva tanto in obbligo da farsi affiancare dai designatori in veste di vice presidenti del Consiglio, ad uno dei quali -quello grillino- fu sorpreso una volta a chiedere alla Camera se potesse dire o no una certa cosa.

            Anche Folli su Conte Draghi.jpegl’attrezzatissimo notista politico di Repubblica Stefano Folli, già direttore del Corriere della Sera, ha trovato martedì “involuto” e troppo “criptico” quel passaggio dell’intervista di Conte al Giornale a proposito dei suoi rapporti con Draghi.

            Luigi Di Maio, che era quel vice presidente del Consiglio interpellato da Conte sulla opportunità o meno di dire una certa cosa, e che ora è “soltanto” ministro degli Esteri, non più capo del movimento grillino, e neppure capo della sua delegazione governativa, ha curiosamente avvertito proprio in questi giorni di crisi, o di manovre per una crisi, il bisogno di tessere un elogio sperticato del presidente della Repubblica. Egli si è scusato di averne proposto addirittura il cosiddetto impeachment meno di due anni fa e ne ha auspicato la Il Fatto su Di Maio e Mattarella.jpegrielezione al Quirinale fra due anni. “Toccherà a lui decidere” se lasciarsi candidare o no evidentemente dai grillini o da ciò che ne sarà allora rimasto del movimento 5 Stelle, ha detto Di Maio guadagnandosi ieri, non credo proprio a caso, un titolo a pagina 3 del Fatto Quotidiano. Che la politica non si limita a raccontarla, ma cerca anche di farla sotto la direzione fustigatrice di Marco Travaglio.

Sempre sul Fatto Quotidiano il fondatore ed ex direttore Antonio Padellaro con aria di scherzarci sopra ha a suo modo bastonato il senatore della maggioranza ed ex presidente dellaPadellaro contro Casini.jpeg Camera Pier Ferdinando Casini per avere preconizzato, o tornato a preconizzare una caduta estiva o autunnale di Conte, con tanto di “forconi” alzati contro di lui, conversando per strada con Augusto Minzolini, del Giornale. Ma, per sfortuna di Padellaro, e di Conte, considerato dal Fatto il top per l’Italia, Casini ha mandato una “precisazione” al quotidiano Casini al Giornale.jpegberlusconiano non per addolcire le sue previsioni ma solo per dire che, sorpreso a passeggiare ai Parioli “per 12 chilometri” da Minzolini, lui cammina tanto senza mai allontanarsi da casa, e violare quindi i divieti da emergenza virale, bensì solo girandole attorno nel perimetro dei duecento metri consentiti. E’ stato quindi un messaggio di sfratto a Conte neppure tanto cifrato.

 

 

 

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Le “colpe” degli anziani aggravate nel ciclone dell’emergenza da virus

Le “colpe” degli anziani erano già molte prima della emergenza virale. Se ne lamentavano il numero crescente per l’allungamento della vita e i conseguenti aumenti dei costi previdenziali e sanitari; il frequente e certamente discutibile uso a tempo sostanzialmente pieno nelle aziende dove avevano lavorato o altre, magari in nero, a scapito dei giovani; le pensioni maturate col sistema retributivo, più vantaggioso di quello contributivo, e perciò destinate ad appesantire i bilanci degli istituti erogatori, pubblici o privati, a scapito anche qui dei giovani, a rischio di trovare le casse vuote all’arrivo del loro turno, anche per via della riduzione dei contributi per effetto di un’occupazione sempre più ridotta.

Non parliamo poi degli anziani col torto ulteriore di avere fatto politica a vari livelli elettivi maturando vitalizi indigeribili per il loro stesso nome, spesso persino cumulabili fra loro per norme a suo tempo approvate tra l’indifferenza o la distrazione generale e poi tradottesi in diritti acquisiti, anch’essi impresentabili per il loro stesso nome.

I grillini hanno fatto delle campagne contro questi fenomeni, liquidati tutti come odiosi privilegi, le loro fortune brindisi anti-tagli.jpegelettorali. Ed hanno brindato in piazza quando sono riusciti, una volta al governo, a usare le forbici senza neppure ricorrere a leggi, ma a delibere di uffici parlamentari contro cui bastava ricorrere ad uffici di istanza superiore per procurarsi insulti anche nei più sofisticati o morigerati studi televisivi.

L’arrivo dell’emergenza da coronavirus ha caricato gli anziani di altre “colpe” ancora, a cominciare da quella di essere i più esposti al contagio e i più destinati alla morte, per cui il loro ricovero negli ospedali è apparso ad alcuni un altro danno per i meno anziani o i più giovani, potenziali destinatari di cure di maggiore successo. Non ancora in Italia, in verità, ma all’estero, ci sono moduli destinati ai più anziani per fare loro rinunciare preventivamente ai ricoveri e alle cure, una volta contagiati, e lasciar curare e sopravvivere i giovani, appunto.

Qualche lacrima, comprensione e persino protesta di solidarietà gli anziani sono riusciti a guadagnarseli solo quando è capitato loro di morire nelle case di riposo per negligenze, vere o presunte, del personale o, peggio ancora, per la loro imprudente apertura, volontaria o imposta che sia stata, a malati provenienti da ospedali troppo affollati. Allora, poveretti, hanno fatto pena pure loro. E la loro morte ha allertato le Procure della Repubblica con la produzione delle solite cronache giudiziarie a doppia lettura: una per i tribunali, in vista dei processi quando e si vi si arriverà, e una per le piazze, dove i processi si svolgono col solito rito sommario a scapito del malcapitato di turno, specie se ammantato di qualche funzione o carica politica. Siamo insomma a una mezza riedizione della poco esaltante stagione di “Mani pulite”, cominciata il 17 febbraio 1992 proprio nel Pio Albergo Trivulzio, noto ai milanesi come Baggina.

In vista della cosiddetta fase 2, quando si allenteranno le misure restrittive della mobilità dei cittadini, se ne sono già ipotizzate di nuove e particolari a carico degli anziani. Ai quali magari sarà imposto di stamparsi gli anni sulla fronte come con un bollo per farsi riconoscere per la loro intrinseca debolezza e perciò pericolosità di contagio, passivo ed attivo.

Questa storia dei timbri sulla fronte fu anticipata o temuta negli anni Settanta sul Giornale di Indro Montanelli dal compianto Cesare Zappulli commentando l’abitudine che stava prendendo piede di estendere ai servizi, particolarmente a quelli sanitari e scolastici, la progressività applicata al trattamento fiscale dei redditi. “Ci toccherà stamparceli in fronte, i nostri redditi, prima di presentarci in ospedale, o in farmacia, o in una scuola per iscrivere i nostri figlioli”, scrisse pressappoco Zappulli nella sua rubrica “Se fossi Averroè”, un filosofo medievale spagnolo di cui egli era devoto come al suo San Gennaro. Di un cui busto Cesarino aveva arredato la sua stanza nella redazione romana del Giornale, con una candela che soleva accendere ogni volta che vi captava da Milano il direttore occupando la scrivania davanti alla sua.

Massimo Fini, da buon anziano, ha scritto in questi giorni un articolo appellandosi all’articolo 3 della Costituzione sulla uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ma i costituenti si dimenticarono di aggiungere esplicitamente la condizione di anziano, considerando forse gli inconvenienti, per legge, della cosiddetta minore età, e non immaginando né il codi 19 né il Beppe Grillo capace di proporre come garante del partito più rappresentato in Parlamento la soppressione del diritto di voto sopra i 70 anni. Ah, che errore e orrore.

 

 

 

Pubblicato sul Dubbio

Giuseppe Conte in mezzo al guado, tra le varie crisi che lo attanagliano

            Questa volta Giuseppe Conte nella cosiddetta informativa alle Camere sull’emergenza virale e sul Consiglio Europeo di domani -di cui si attendono le decisioni su modalità e consistenza Repubblica.jpegdegli interventi finanziari dei quali potrà disporre l’Italia mentre si profila una perdita del Pil di addirittura il 15 per cento, come ha gridato in prima pagina la Repubblica di carta- è stato molto attento a non deludere le attese del presidente della Repubblica. E neppure quelle del Pd, pur non condivise nella maggioranza da larga parte dei grillini, sulla possibilità di ricorrere al cosiddetto e temutissimo fondo salva-Stati, o meccanismo europeo di stabilità, dopo l’uso devastante fattone in Grecia, anche se adesso sono cambiate le cosiddette “condizionalità”.

            Il riguardo verso il capo dello Stato, da mesi ormai impegnato a raccomandare solidarietà e unità nazionale di fronte alle dimensioni della crisi sanitaria, economica e sociale in corso, si è tradotto in un’esplicita apertura di Conte alle opposizioni. Che ha provocato mormorii e proteste fra leghisti e fratelli d’Italia, diffidentissimi verso il presidente del Consiglio per come li aveva trattati sino al giorno prima. Invece, specie al Senato, Conte è riuscito Malan.jpega strappare persino applausi tra i forzisti berlusconiani. I quali però nella discussione seguita alle dichiarazioni del presidente del Consiglio non si sono gran che distinti dalle altre due componenti del centrodestra. Particolarmente duro con Conte è stato, per esempio, il senatore piemontese Lucio Malan. Abbastanza critica col governo è stata alla Camera la capogruppo forzista Mariastella Gelmini.

            In verità, nel partito di Berlusconi le acque sono abbastanza agitate, anche se l’ultima parola la conserva naturalmente il Cavaliere nel suo rifugio antivirale in Provenza. Il direttore del GiornaleConte Godot.jpeg di famiglia, Alessandro Sallusti, ha scritto nel suo editoriale di un Conte Godot, dalle attese Martino su Conte.jpegquindi inutili. Il giorno prima l’ormai ex parlamentare Antonio Martino, oltre che ex ministro, ma pur sempre fra i più prestigiosi fondatori di Forza Italia, aveva liquidato Conte sullo stesso Giornale come persona inaffidabile anche per “la portineria” del suo condominio. Le conclusioni mediatiche, se non Tajani su Conte.jpegpolitiche, le ha un po’ tratte il vice presidente di Forza Italia, ed ex presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani dichiarando al Corriere della Sera, testualmente: “Questo governo è debole e pieno di contraddizioni, ma oggi siamo ancora nella fase dell’emergenza e un cambio di esecutivo non è all’ordine del giorno. Quando si supererà, vedremo. Non ora”.

            Aumentano intanto le tensioni fra i grillini, sempre più divisi tra convinti sostenitori o rassegnati a Conte e insoddisfatti o furenti. Un segno tangibile di ciò che bolle in quella pentola si coglie nel sostanziale attacco del Fatto Quotidiano, tra prima pagina e interno, al ruolo Il Datto 1° pagina.jpegevidentemente decisivo svolto da Davide CasaleggioFatto all'nterno.jpeg nella conferma alla guida operativa dell’Eni di Claudio Descalzi, nonostante il veto, chiamiamolo così, posto ripetutamente dal direttore di quel giornale, seguitissimo sotto le cinque stelle: un veto motivato con le sue pendenze giudiziarie e gli affari presuntivamente condivisi con la consorte congolese Marie Madeleine Ingoba. Ora Descalzi sarà affiancato da un nuovo presidente, che è la quasi editrice dello stesso Fatto Quotidiano Lucia Calvosa, tra il comprensibile imbarazzo, credo, dei lettori in senso lato di quel giornale.

 

 

 

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Quel curioso segreto dei rapporti personali fra Conte e Draghi

         Della lunga intervista di Giuseppe Conte al  Giornale di domenica scorsa hanno fatto rumore le parti riguardanti l’apprezzamento dell’opposizione “costruttiva“ del partito di Silvio Berlusconi, diversamente dalle altre componenti del centrodestra, e le aperture ad un cambiamento della maggioranza attuale implicite nell’impegno assunto dal presidente del Consiglio di proporsi lui stesso, evidentemente al presidente della Repubblica, per “soluzioni” diverse se le difficoltà dovessero aumentare in questo momento così difficile per il Paese e il governo rivelarsi non abbastanza “forte e determinato”. Libero.jpeg“In stato confusionale”, lo ha vistosamente bollato oggi Libero. Si andrebbe insomma al Conte ter scappato di bocca come una battuta al portavoce del presidente del Consiglio ancor prima che scoppiasse l’emergenza da coronavirus.

            E’ curiosamente passata inosservata invece la parte di quell’intervista in cui Conte ha liquidato l’ipotesi di una successione Draghi, pur essendogli stata cortesemente prospettata dagli intervistatori con questa domanda: “In una fase critica come quella che stiamo vivendo, e soprattutto quella che dovremo vivere nei prossimi mesi, non pensa possa essere una Domanda Giornale.jpegbuona idea coinvolgere in qualunque forma una personalità come Mario Draghi, certamente l’italiano con più autorevolezza nel mondo” ? La discrezione del quesito non deve essere sfuggita al presidente del Consiglio, vista la decisione con la quale qualche giorno prima, per esempio, l’ipotesi di Draghi a Palazzo Chigi era stata avanzata esplicitamente dal senatore della maggioranza ed ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, per non parlare delle precedenti aperture della Lega con dichiarazioni di Matteo Salvini e di Giancarlo Giorgetti.

            “Draghi -ha risposto Conte- è persona di grande autorevolezza e di elevata professionalità. Se il riserbo dei nostri rapporti non Risposta Conte.jpegmi facesse velo, io stesso potrei rivelare un episodio che testimonia la grandissima stima che ho per lui. Ma proprio per questo non è persona che si lascia tirare per la giacchetta in polemiche che nascono in modo palesemente strumentale e sono frutto di manovre politiche estemporanee”.

            Con tutto il rispetto per il “riserbo” invocato dal presidente del Consiglio parlando dei suoi “rapporti personali” col convitato di pietra, diciamo così, di quel passaggio dell’intervista, sarebbe stato e sarebbe tuttora il caso di chiedergli qualcosa di più sulla certezza praticamente Draghi.jpegdimostrata di una indisponibilità -o qualcosa di simile- dell’ex presidente della Banca Centrale Europea alle presunte “manovre politiche estemporanee”. Così il presidente del Consiglio -ripeto- ha ritenuto di liquidare le proposte levatesi non certo da avventori di bar, peraltro ancora chiusi per l’emergenza, o frequentatori di taxi per un nuovo governo, anzi governissimo, guidato da una personalità di così indiscusso valore come Draghi.

            Comunque, anche dopo l’intervista di Conte al Giornale non un cronistucolo di passaggio ma un editorialista del Corriere della Sera come Aldo Cazzullo, intervistato dal direttore di Libero Pietro Senaldi, è tornato Aldo Cazzullo a Libero, lunedì.jpega dire, testualmente: “Noi non siamo considerati affidabili né come popolo né come leader. Forse Draghi sarebbe l’unico a poter chiedere all’Europa di fidarsi dell’Italia e a venire creduto”. Gli è andato appresso Emilio Giannelli attribuendo perfidamente nella sua vignetta sul Corriere a Conte il dubbio che sia davvero “essenziale” il suo governo.

 

 

 

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Il fantasma di Berlusconte ha provocato il prevedibile marasma politico e mediatico

            Ha provocato un marasma facilmente prevedibile il fantasma di Berlusconte, emerso dall’intervista al Conte al Giornale.jpegGiornale nella quale il presidente del Consiglio ha apprezzato l’opposizione “costruttiva” di Silvio Berlusconi ed ha annunciato che sarà lui stesso a “sollecitare per primo” una nova “soluzione” politica se l’attuale governo non si rivelasse “forte e determinato”, viste le tensioni esistenti nella maggioranza giallorossa.

            Al Fatto Quotidiano, poverini, si sono affrettati a tempestare Palazzo Chigi di telefonate e si sono accontentati, prudentementeIl Fatto.jpeg solo in seconda pagina, non in prima, della garanzia dello “staff” di Conte: “mai aperto a Forza Italia”. Antonio Gramsci avrebbe riparlato di “ottimismo della volontà”, contrapposto al “pessimismo della ragione”, per esempio, del vice presidente leghista del Senato Roberto Calderoli.

            A quest’ultimo il quotidiano  di centrodestra Libero, affrettatosi a tradurre in prima pagina l’intervista Libero.jpegdi Conte in un “Silvio, aiutami tu”, ha fatto dire nel titolo di un’altra intervista molto Titolo Libero a Calderoli.jpegmeno di quanto non abbia in realtà detto. “Manca solo che il governo arruoli Silvio come esperto”, si legge nel titolo di questa intervista. In realtà, Calderoli Parola di Calderoli.jpegnon ha neppure pronunciato simili parole, ma queste altre: “Forza Italia ha bisogno di un governo di unità nazionale che gli faccia trovare un po’ di ossigeno”, per cui Conte saprebbe di poterne disporre come interlocutrice, a dir poco, in caso Meloni alla Stampoa.jpegdi maggiori difficoltà e di crisi. E, quindi, può “lisciargli il pelo”, come a un cane, ha aggiunto Giorgia Meloni parlando di Conte alle prese con Berlusconi in una intervista che La Stampa ha richiamato in prima pagina con questo titolo: “M5S spaccato, per questo Conte corteggia Berlusconi”. Scusate le ripetizioni.

            Curiosamente, ma non troppo, il giornale più imbarazzato -persino più del Fatto Quotidiano- si è mostrato proprio quello che ha raccolto e diffuso con la massima evidenza possibile l’intervista di Conte, giustificandosene con i lettori colti di sorpresa e diffidenti, come ha ammesso Titolo Sallusti.jpeglo stesso direttore Alessandro Sallusti. Che li ha rassicurati con un editoriale intitolato “Nessun pateracchio con Conte & C.”, al termine del quale si è avventurato, diciamo così, a Sallusti sulGiornale.jpeginterpretare sentimenti umani e politici di Berlusconi scrivendo, testualmente: “Se una nuova fase politica deve essere, e noi ci auguriamo che sia, non si può che passare da un azzeramento dell’attuale assetto, sia nella formula sia negli uomini, a partire dal premier. Qualsiasi altra ipotesi è pura fantasia, sterile gioco di palazzo”.

            L’ingenuo, a dir poco, direttore del Giornale della famiglia Berlusconi si trova tuttavia smentito a distanza dalla vice presidente forzista, cioè berlusconiana, della Camera Carfagna a Repubblica.jpegMara Carfagna. Che in una intervista a Repubblica intitolata “Siamo come dopo il 1945, serve un esecutivo di unità nazionale”, ha prudentemente Parola di Carfagna.jpegrisposto così al quesito sull’eventuale guida di un simile governo: “E’ una domanda prematura. Nessuno di noi si vuole sostituire al presidente della Repubblica, nei confronti del quale nutriamo la massima fiducia. La situazione nel Paese è drammatica”.

            In effetti, pur non ignorando di certo il peso dei partiti e delle loro designazioni o proposte, come dimostrano anche passaggi governativi come quelli di Giuseppe Pella ai tempi di Luigi Einaudi, di Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro e di Enrico Letta e Mario Monti ai tempi di Giorgio Napolitano, resta fermo l’articolo 92 della Costituzione. Che conferisce solo al presidente della Repubblica il diritto di nominare il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri.

 

 

 

 

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Oddio, si affaccia sullo scenario politico addirittura un Berlusconte

            Ci sono due Io sulle prime pagine dei giornali di questa penultima domenica di aprile, e terzultima delle restrizioni imposteci dall’emergenza virale, in attesa della cosiddetta fase 2 su cui si stanno accapigliando tecnici e politici per definirne le modalità applicabili dal 4 maggio: non prima, come ha appena avvertito il presidente del Consiglio frenando i frettolosi governatori del Nord.

            I due Io sono quelli di Eugenio Scalfari sulla “sua” Repubblica di carta e di Giuseppe Conte Scalfari.jpegsul Giornale della famiglia Berlusconi, da cui si è lasciato intervistare per ricambiare le carinerie personali e politiche riservategli negli ultimi tempi dal Cavaliere in prudente ritiro antivirale in Provenza, ma sempre vigile su quel che resta di  Forza Italia. Di cui è arcinoto il dissenso dal cosiddetto sovranismo delle altre componenti del centrodestra e dei loro leader, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, recentemente attaccati in diretta televisiva dal presidente del Consiglio come sabotatori virtuali dei tentativi che egli sta facendo per rendere l’Europa più generosa con l’Italia in questa crisi epocale.

            L’Io di Scalfari, pur presentato come “una brutta bestia”, è tuttavia più autentico e diretto dell’altro, riguardando davvero lui in un editoriale filosofico, proiettato tutto su se stesso nei panni dell’Ulisse di Dante, messosi “per l’alto mare aperto”. L’Io di Conte è invece un derivato che gli attribuisce nel titolo il GiornaleIl Giornale.jpeg per fargli dire “non mollo” nelle pur tante difficoltà che gli stanno creando, contemporaneamente, il coronavirus e le forze della sua notoriamente variegata maggioranza giallorossaLa Stamoa.jpeg fra le preoccupazioni del Quirinale, Dove si teme una “crisi al buio”, come avverte nel titolo di prima pagina La Stampa, non certamente fra gli ultimi giornali italiani.

            Nonostante la fiducia, l’ottimismo e quant’altro coltivato non foss’altro per dovere d’ufficio sulla tenuta della sua maggioranza di fronte alla concreta prospettiva che dal Consiglio Europeo del 23 aprile non escano gli eurobond, o coronabond, ma un più accessibile e vantaggioso ricorso al fondo salva-Stati, notoriamente indigesto ai pentastellati come alla destra sovranista, Conte si è aperto anche a formule ministeriali -sempre politiche, non tecniche- diverse da quella realizzata nella scorsa estate. In particolare, egli ha detto, Conte al Giornale.jpegconsentendo appunto al Giornale di scrivere di “governo diverso” nella presentazione dell’intervista: “Se questo governo non fosse forte e determinato, sarei il primo a sollecitare una nuova soluzione per non compromettere la realizzazione del bene comune, tanto più in questa difficilissima sfida” al coronavirus, all’Europa o, più in generale, alla “sfiga”, come direbbero a Roma.

            Se si uniscono questa disponibilità e l’apprezzamento per la posizione “costruttiva” di Forza Italia viene fuori la sagoma di un fantasma: “Berlusconte”, direbbe la buonanima di Giampaolo Pansa, autore del “Dalemoni” degli anni Novanta del secolo scorso. Vi lascio immaginare con quali e quanti trambusti nella redazione quasi stellata del Fatto Quotidiano, fermi al reggente grillino Vito Crimi che dice “Conte non si tocca”, non certo pensando anche ad un governo a partecipazione forzista.

             Crimi tuttavia deve anche qualche spiegazione al giornale di Marco Travaglio, che si chiede abbastanza Fatto su Descalzi.jpegnervosamente perché mai “per i vertici dei 5Stelle Descalzi non sia “mai stato davvero in bilico” al vertice operativo dell’Eni, nonostante le sue pendenze giudiziarie,  destinato addirittura ad essere ora affiancato decorativamente come presidente da una quasi editrice del Fatto Quotidiano: una specie di contrappasso.

 

 

 

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L’aspetto politicamente positivo dell’ospedale Covid alla Fiera di Milano

            Sull’ospedale realizzato nella Fiera di Milano con la collaborazione di Guido Bertolaso in questa emergenza virale si è sviluppata una campagna dai toni denigratori ad opera soprattutto del Fatto Quotidiano. Nella polemica interviene con la sua opinione Salvatore Damato, professore associato di malattie respiratorie e con un lunghissima esperienza ospedaliera sulle spalle:

              L’ospedale Covid allestito nei padiglioni della Fiera di Milano è stato istituito per trasformare l’epidemia in opportunità per la cura di oggi e di domani. Non è un ospedale nuovo, ma è parte del Policlinico di milano, che lo gestisce col suo personale e le sue apparecchiature. Può chiuderlo ed aprirlo secondo le necessità. Può assumere e muovere il suo personale a secondo delle necessità. Obama ne sarebbe fiero. Sotto questo aspetto è veramente un ospedale “politico”, ma nel senso questa volta davvero buono della parola.

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salva.damato@libero.it

Clamorosa sfida grillina a Mattarella sulla crisi strisciante della maggioranza

            Non dico intimidito, perché non era questo il proposito del Quirinale, ma neppure fermato o frenato dalle preoccupazioni e dai moniti levatisi dal presidente della Repubblica  attraverso il Corriere della Sera contro la “crisi strisciante” che sta logorando la maggioranza, il reggente del Movimento 5 Stelle Vito Crimi è tornato a diffidare il presidente del Consiglio dalla tentazione di usare il cosiddetto fondo salva-Stati, o meccanismo europeo di stabilità, noto ormai col suo acronimo Mes, per finanziare almeno in parte gli interventi contro l’epidemia. Lo strumento sarebbe talmente “inadeguato” che “non c’è bisogno neppure di dire no”, ha sostenuto Crimi senza neppure attendere di sapere ciò che Giuseppe Conte potrà portare a casa dal Consiglio Europeo del 23 aprile. Al quale il presidente del Consiglio ha deciso, fra le rumorose proteste delle opposizioni, di partecipare con le mani completamente libere, senza farsi dettare la linea con un voto dal Parlamento, cui pure riferirà preventivamente martedì.

            Pur reggente, ripeto, cioè provvisorio alla guida del maggiore partito della coalizione giallorossa di governo, Crimi si muove su questa linea estremamente rigida sapendo di avere le spalle coperte dai big del movimento: dal predecessore e tuttora ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dilungatosi su questa posizione l’altra sera in un lungo collegamento Blog Grillo.jpegtelevisivo con Barbara Palombelli, sulla rete 4 di Mediaset, al presidente della Camera Roberto Fico, espostosi davanti alle telecamere contro il Mes, e allo stesso Beppe Grillo. Che da “garante”, “elevato” e quant’altro sul suo blog personale ha ottimisticamente previsto “il futuro buono che verrà”, evidentemente pensando anche al Consiglio Europeo con la stessa visione dei problemi sul tappeto espressa dai vertici del movimento pentastellato.

            Che poi i deputati grillini nel Parlamento Europeo non siano riusciti a votare tutti alla stessa maniera in vista del Consiglio di giovedì, dividendosi fra contrari e astenuti su un documento propedeutico al vertice, importa poco. A Strasburgo la confusione, probabilmente favorita anche dalle modalità “a distanza”, è massima anche fra le componenti del centrodestra, visto che contro gli eurobond, o coronabond, considerati in Italia uno strumento preferibile al Mes, hanno votato insieme a sorpresa i leghisti di Matteo Salvini e i forzisti di Silvio Berlusconi, diversamente dai fratelli di Giorgia Meloni.

            Per tornare in Italia e alla “crisi strisciante” nella maggioranza, anche se non si volesse sposare il titolo La Verità.jpegdella Verità di Corriere.jpegMaurizio Belpietro- “Giallorossi sull’orlo della crisi sul Mes e mezzo M5s strizza l’occhio alla Lega”-  basterebbe Verderami.jpegfermarsi a quello più prudente ma non meno problematico del Corriere della Sera. Che ha intitolato “Le tensioni e quei contatti per il dopo” un retroscena di Francesco Verderami in cui è scritto, fra l’altro: “Non si sa quanto possa ancora reggere l’esecutivo. “Un mese- ipotizza Casini- forse due. Poi i gravi problemi economici ci imporranno di correre ai ripari o non si salverà nessuno, di maggioranza e di opposizione”. Le parole dell’ex presidente della Camera coincidono coi ragionamenti di autorevoli esponenti del Pd, secondo i quali il tema non è se cambierà il governo ma quando cambierà”.

            Il senatore Pier Ferdinando Casini è notoriamente un politico fra i più felicemente sopravvissuti a quella che il compianto Giampaolo Pansa chiamava “la balena bianca”, cioè la Dc, con un pò troppo ottimismo attribuita come immagine sul Dubbio dell’amico Carlo Fusi  da Pino Casamassima addirittura a Giuseppe Conte, o al suo virtuale partito, fatto un po’ di Pd, un po’ di Movimento 5 Stelle e un po’ chissà di chi altro.

 

 

 

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