Matteo Renzi ha già sorpassato Silvio Berlusconi nei sondaggi

            A meno di una settimana dall’annuncio della sua uscita dal Pd, e quando ancora non si è formalizzata la composizione dei gruppi parlamentari autonomi della sua “Italia viva”, Matteo Renzi ha già sorpassato Silvio Berlusconi nel sondaggio Winpoll condotto per il giornale della Confindustria Sole 24 Ore. Che è stato illustrato dal professore Roberto D’Alimonte, pur con la cautela imposta ad uno studioso serio, nella consapevolezza che i sondaggi non sono oracoli, come ha avvertito qualche giorno fa sul Corriere della Sera Nando Pagnoncelli.

           Il 6,4 per cento delle intenzioni di voto, o qualcosa di simile, raccolto dal partito di Renzi non ancora battezzato in alcuna competizione elettorale, e destinato a rimanere in fasce per un bel po’ perché D'Alimonte.jpgè già stata esclusa la sua partecipazione ai prossimi rinnovi delle amministrazioni regionali, risulta provenire per l’1,8 per cento dalla formazione +Europa di Emma Bonino e Bruno Tabacci, peraltro in crisi per l’opposto atteggiamento assunto dai due in Parlamento: l’una negando e l’altro accordando la fiducia al secondo governo di Giuseppe Conte. Per l’1,6 per cento l’area d’interesse per Renzi proviene dal Pd e per l’1,5 da Forza Italia, alla quale però basta e avanza questo per ritrovarsi sotto Italia viva nella graduatoria dei partiti.

           Pur senza avvalersi di questo sondaggio, probabilmente a lui già noto nel momento dell’intervista ma non ancora diffuso, Renzi in una intervista al Messaggero si è mostrato ottimista sulle prospettive della sua creatura. Che comunque si è riservato di non rappresentare personalmente nelle trattative, incontri e quant’altro si svolgeranno all’interno della maggioranza giallorossa perché basteranno la ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova e il vice presidente della Camera Ettore Rosato, provvisori coordinatori del nuovo partito. “Nessuno dovrà subire l’onta -ha scherzato Renzi parlando degli altri soci della nuova maggioranza, preoccupati della sua uscita dal Pd- di sedere al tavolo con me. Rassicuriamoli”.

                Il passaggio forse più significativo dell’intervista di Renzi al Messaggero, e meno rasserenante per il presidente del Consiglio, è quello in cui egli ha detto che non questo governo ma “questa legislatura arriverà al 2023”, cioè alla sua scadenza ordinaria. Sul governo in carica il senatore Renzi ha solo detto che “deve sfruttare la tranquillità dei mercati e dell’Europa” per stabilizzare i conti e perseguire la ripresa, peraltro senza aumentare la pressione fiscale per sostenere gli investimenti nell’economia verde.

            Delle tasse sulle merendine e sulle bibite gassate di cui Conte ha parlato per finanziare la scuola, parlando alla festa dell’opposizione di destra di Giorgia Meloni, di cui è stato ospite rispettato, Renzi non ha voluto occuparsi. O non glien’è stata data l’occasione nell’intervista. Si è invece occupato della riforma elettorale proporzionale in cantiere nella maggioranza, peraltro fraRenzi.jpg contrasti già esplosi nel Pd, ma per dire che l’argomento non lo eccita per niente. Egli si è vantato di avere tentato, per quanto inutilmente, di rafforzare con le sue riforme il sistema maggioritario, quando era al governo, e di essere indifferente davanti alle modifiche di cui si parla, essendo convinto che le sorti del suo nuovo partito saranno positive in tutti i casi, cioè con qualsiasi sistema di voto.

             In coincidenza, ancora una volta, con la partita di Renzi s’infittiscono le cronache giudiziarie sui vecchi finanziatori dei suoi raduni annuali alla Leopolda di Firenze e, più in generale, delle Il Fatto.jpgsue iniziative. Tornano quasi a sovrapporsi, inseguendo la Procura fiorentina, i titoli La Verità.jpgdi due giornali pur così diversi fra loro come Il Fatto Quotidiano di Matteo Renzi e la Verità di Massimo Belpietro, entrambi molto attenti alle indagini che da Arturo Bianchi, il presidente della peraltro disciolta “Fondazione Open”, come ha ricordato lo stesso Renzi nella già citata intervista al Messaggero, si sono estese al gruppo abruzzese di Alfonso Toto.

              Si moltiplica anche lo scetticismo, fra gli addetti, diciamo così, all’argomento e alle prospettive di una nuova area centrale nello schieramento politico italiano, sulla possibilità ch’essa possa crescere attorno a Renzi. Il Fatto Quotidiano ha contato e sbandierato in prima paginaIl Fatto 2 .jpg ben 40 tentativi praticamente falliti di animare o rianimare il centro negli ultimi 25 anni. Ed Eugenio Scalfari sulla sua Repubblica ha espresso addirittura l’opinione che Beppe Grillo sia “più saggio di Renzi”.

            Evidentemente anche Scalfari ritiene che la nuova centralità nella politica italiana sia quella guadagnatasi Scalfari.jpgdai grillini col 32 per cento e più di voti l’anno scorso e con la conseguente forza di cui dispongono in Parlamento, messa in sicurezza dalla maggioranza giallorossa che ha consentito al presidente della Repubblica di non chiudere la crisi d’agosto con lo scioglimento delle Camere e con le conseguenti elezioni anticipate, come reclamato invece da Matteo Salvini -dopo avere raddoppiato i voti della Lega e dimezzato quelli penstalleati nelle elezioni europee del 26 maggio-  dagli altri partiti del centrodestra ancora operante a livello locale e per un po’ anche dal segretario del Pd Nicola Zingaretti. Che poi si è allineato alla posizione di Dario Franceschini e infine di Renzi. La cui concezione però della maggioranza giallorossa va sempre più rivelandosi diversa dai suoi ex compagni di partito. Lo si capisce, fra l’altro, da queste dichiarazioni del renzianissimo Sandro Gozi, attuale consigliere del presidente francese Emmanuel Macron, alla Repubblica di ieri: “L’alleanza con i grillini è stata dettata dalla necessità democratica e di rilancio europeo contro Gozi.jpgla politica dei pieni poteri” reclamati da Matteo Salvini, “ma per noi non è una prospettiva politica”, come mostrano invece di intenderla nel Pd i fautori delle intese anche locali col movimento delle 5 stelle. E ciò, va detto, anche se Renzi, sempre al Messaggero, ha voluto precisare che “se umbro, voterebbe” il 27 ottobre per la presidenza della regione il candidato civico su cui stanno trattando ancora faticosamente, almeno nel momento in cui scrivo, piddini e grillini all’insegna della soluzione “civica”. Renzi tuttavia è toscano. E si vedrà cosa dirà se anche nella sua regione si tenterà nei prossimi mesi una soluzione analoga.

 

 

 

 

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