L’ultima, ma forse ancora penultima sfida di Silvio Berlusconi

            Certo, gli 82 anni da compiere fra cinque giorni si vedono tutti sul volto e sulle mani di Silvio Berlusconi, per quanti ritocchi gli abbiano apportato gli specialisti della materia ad ogni suo richiamo. Ma la voglia di battersi non gli è passata, per quanti punti abbia perduto il suo partito nella sfida lanciatagli questa volta non dai vecchi avversari di sinistra, messi ormai peggio di lui, ma dai vecchi alleati leghisti di un centrodestra appena ripropostosi anche per le prossime elezioni regionali.

            L’annuncio lanciato dal Cavaliere a Fiuggi di correre per il rinnovo del Parlamento europeo nella primavera del 2019, come gli chiedeva da mesi il suo primo portavoce del 1994 e ora delfino Antonio Tajani, fattosi ormai le ossa proprio all’Europarlamento diventandone presidente, è di quelli destinati a lasciare comunque un segno.

            Ha fatto male il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a liquidare con sufficienza il rinnovato impegno elettorale di Berlusconi esortandolo a “lasciarci lavorare”, e includendo in quel plurale naturalmente i leghisti. Che si dividono fra il governo nazionale gialloverde e i governi locali di centrodestra, anche di regioni importanti come la Lombardia, il Veneto, la Liguria, la Sicilia. Cui potranno aggiungersene altre di uguale peso e significato politico alle prossime tornate.

            Il “signor Salvini”, come Berlusconi nel comizio di Fiuggi ha chiamato l’alleato atipico sia suo sia di Conte e amici a 5 stelle, non nascondendo il fastidio procuratogli dal tentativo del leader leghista di minimizzare la portata dell’appena rinnovata intesa di centrodestra fra pranzi, cene e comunicati, non potrà non essere condizionato nei suoi rapporti con i grillini dalla presenza in campo del Cavaliere.

           Né Salvini potrà fare a meno degli uomini e delle donne di Berlusconi nei passaggi parlamentari che lo aspettano, specie quelli con votazioni a scrutinio segreto, dove potrebbero sfogarsi Salvini.jpgcontro il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno i nervosismi crescenti fra i grillini. Penso, a questo proposito, non solo e non tanto all’imminente appuntamento dell’appena rieletto presidente della Rai Marcello Foa, fortemente voluto da Salvini, con la commissione bicamerale di vigilanza per la convalida mancatagli a luglio, quanto al percorso parlamentare dei decreti e quant’altro su sicurezza e immigrazione, che segneranno la vittoria o la sconfitta del leader leghista. Ma soprattutto, e alla fine, penso all’approdo che potrà avere al Senato la vicenda giudiziaria aperta a Palermo contro Salvini, con le procedure del cosiddetto tribunale dei ministri, per presunto sequestro aggravato di persone nella nave Diciotti della Guardia Costiera.

            I diavoli, come Berlusconi considera i grillini, che hanno preso il posto dei comunisti nelle sue convinzioni e nei suoi umori, ma non solo in quelli, e non sempre a torto, fanno notoriamente le pentole senza i coperchi. E il Cavaliere, per quanto mal ridotto nei sondaggi, e ancora una volta più per demeriti altrui che per meriti propri, potrebbe trarne vantaggio in quella che potrebbe apparire come la sua ultima sfida, ma potrebbe rivelarsi come la penultima. E’ già accaduto altre volte.  

 

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