Toninelli cerca di asfaltare la Repubblica, quella per fortuna solo di carta

            La ricorrenza dei cento, o dei primi cento giorni del governo gialloverde, come preferirebbero leggerne gli ammiratori, ha ispirato molti giornali. Il più critico è stato forse La Repubblica con questo titolo sparato in prima pagina: “Cento giorni di soli annunci. Dietro front anche sui vaccini. Primo bilancio del governo: quasi nessuna promessa rispettata. Pensioni, caos su quota 100”.Repubblicapg.jpg A commento e sostegno di questa rappresentazione si trovano sistemati i richiami degli articoli del costituzionalista Michele Ainis e di Roberto Mania. Più sotto c’è il richiamo di un pezzo su un decreto in cantiere fra il Ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi per far decadere le concessioni autostradali dopo la tragedia del 14 agosto a Genova, con il crollo del viadotto Morandi gestito dalla Società Autostrade della famiglia Benetton.

            Il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari e ora diretto da Mario Calabresi, dopo il ventennio di Ezio Mauro, è critico del governo gialloverde di Giuseppe Conte già prima della disgrazia a Genova e dei suoi 43 morti. Lo è dalla nascita della compagine ministriale, anzi dal concepimento, cioè dalle trattative fra grillini e leghisti dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Forse anche a Repubblica, come in una parte degli stessi grillini, avrebbero preferito una trattativa di governo fra il movimento delle 5 Stelle e il Pd, pur uscito alquanto malconcio dalle urne e ricacciato all’opposizione, come annotò l’insospettabile Giorgio Napolitano nel discorso col quale aprì, come senatore più anziano, oltre che a vita, la prima seduta della nuova assemblea di Palazzo Madama.

            Ma il ministro grillino delle Infrastrutture Danilo Toninelli, legato a filo doppio col vice presidente e collega di partito Luigi Di Maio, che riesce a volte a superare in durezza di linguaggio e di propositi, ha maturato altre convinzioni sui motivi dell’opposizione, diciamo così, del giornale La Repubblica al governo gialloverde. A infastidire e motivare la catena editoriale del gruppo L’Espresso, cui appunto La Repubblica appartiene, non è la presenza visibilissima e criticatissima dei leghisti nel governo, e non solo al Viminale, ma sono i benedetti, o maledetti, interessi finanziari: gli stessi che avrebbero cercato di impedire a Toninelli, come egli stesso ha riferito alla Camera fra le proteste delle opposizioni che reclamavano una denuncia alla magistratura, la pubblicazione dei contratti di concessione delle autostrade, studiati apposta e perciò a lungo nascosti, secondo lui, per nascondere “la mangiatoia” allestita dai precedenti governi.

            Ospite a la 7 dello spazio televisivo che sostituisce ancora per pochi giorni quello di Lilli Gruber, il ministro Toninelli si è lasciato scappare qualcosa in più delle generiche, e perciò contestatissime, allusioni fatte nell’aula di Montecitorio. In particolare, egli ha parlato dell’imbarazzo e dei timori procurati all’interno del suo Ministero da diffide, o qualcosa del genere, dell’associazione delle società concessionarie a rendere pubblici documenti che avrebbero potuto provocare danni nei mercati finanziari. Che d’altronde si erano già allarmati, con conseguente perdite di quotazione dei titoli, all’annuncio della nazionalizzazione delle autostrade fatto a caldo dallo stesso ministro, quando ancora si cercavano i morti e i feriti fra le macerie del ponte crollato.

           Mondardini 3.jpg Tallonato, in particolare, da Luca Telese, grazie al quale è venuto fuori nella trasmissione un nome e un cognome, il ministro Toninelli ha denunciato politicamente la presenza di una stessa persona nei consigli di amministrazione di Atlantia, la capogruppo -diciamo così- della società Autostrade della famiglia  Benetton, e del  complesso editoriale di Repubblica. Questa persona si chiama Monica Mondardini, di cui a un internauta basta cliccare le generalità per vederla anche in fotografia, da sola o in compagnia. E, in quest’ultimo caso, in compagnia anche di Carlo De Benedetti in persona e di uno dei figli.

            La difesa che Telese ha cercato di fare, in trasmissione, di almeno uno dei giornalisti di Repubblica, da lui citato per un recente articolo critico verso la famiglia Benetton, non ha indotto Toninelli ad alcuna riflessione o ripensamento. Egli ha elogiato la “persona” autonomia del giornalista citato da Telese ma ha continuato a criticare la linea del giornale contro il governo come frutto della commistione di interessi. Che si spera non induca i grillini, se riuscissero ad arrivare al governo da soli, a nazionalizzare anche i giornali, e non solo le autostrade. In difesa delle cui concessioni è appena intervenuto Gilberto Benetton con una lunga intervista al Corriere della Sera che spero risparmierà dubbi fra i grillini a carico di Urbano Cairo, editore del giornale milanese di via Solferino e de La 7.

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

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