Bocciato dal 61% degli italiani il processo a Salvini per i migranti della nave Diciotti

            Da sondaggi Swg è risultata bocciata dal 61 per cento degli italiani l’indagine condotta contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini dal capo della Procura di Agrigento Luigi Patronaggio. Il quale, peraltro, dopo avere comunicato ufficialmente il passaggio di competenza al cosiddetto tribunale dei ministri di Palermo e relativa Procura ha continuato ad occuparsi della vicenda della nave militare italiana Diciotti e degli immigrati bloccati a bordo per alcuni giorni nel porto di Catania. Egli ha così portato da tre a cinque i reati contestati a Salvini e al suo capo di Gabinetto al Viminale.

            E’ interessante anche la composizione del 61 per cento dei no all’iniziativa giudiziaria assunta contro il ministro dell’Interno, considerando l’orientamento politico dichiarato dai partecipanti ai sondaggi.

            Contrari sono stati il 92 per cento dei leghisti, l’81 per cento dei grillini, il 56 per cento dei forzisti e il 22 per cento degli elettori piddini.

            Pur ininfluente naturalmente sul piano giudiziario, la contrarietà di tanta parte degli italiani all’iniziativa assunta dalla magistratura a carico di un’azione di governo nel pieno del suo svolgimento non sembra francamente un buon viatico per le successive tappe del procedimento. Che contempla peraltro un passaggio costituzionalmente garantito proprio per le prerogative del governo e per una valutazione anche politica, e non solo giudiziaria, dell’intera vicenda. E’ il passaggio al Senato, senza la cui autorizzazione, da esprimere con la maggioranza assoluta dei voti, cioè dei componenti l’assemblea, il ministro dell’Interno non potrà essere sottoposto al processo eventualmente chiesto dalla Procura di Palermo.

            E’ già accaduto che il Senato abbia negato il processo contro ministri accusati dalla magistratura di reati considerati dal Parlamento commessi nel superiore interesse dello Stato, e perciò non perseguibili. Fra questi reati il capo della Procura di Agrigento ha ritenuto di aggiungere, dopo l’annuncio del passaggio di competenze, quello di sequestro di persona per indurre l’Unione Europea alla distribuzione degli immigrati fra più paesi della stessa Unione. Che a rigore di legge potrebbe pertanto costituirsi parte civile nel processo, pur derivando il concorso dei vari paesi all’assunzione del fenomeno migratorio da negoziati politici in corso nelle sedi proprie, e politiche, della comunità europea.

            Ai margini, diciamo così, della vicenda della nave pattugliattrice Diciotti,  va infine registrata la possibilità di un avvicendamento al comando generale della flotta di appartenenza, che è quella della Guardia Costiera.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

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