Se i maleducati al governo non sono neppure di talento…

            Va bene che il loro movimento è praticamente nato con una parolaccia: il famoso “vaffanculo” gridato ai quattro venti in piazza da un comico, Beppe Grillo, che ne sarebbe diventato il capo promuovendosi poi “garante”, “elevato” e non so, o non ricordo più cos’altro. Ma ora che sono arrivati al governo e si identificano con lo Stato, alla maniera del Re Sole, questi benedetti grillini dovrebbero cominciare a darsi una certa misura.

            Essi hanno licenza di governare per i voti che hanno ottenuto nelle urne da elettori veri, con tanto di certificati e di riconoscimento nei seggi;  per la fiducia loro accordata dal presidente della Repubblica con la nomina del presidente del Consiglio e, su proposta di questi, dei ministri, e per quella infine concessa da entrambi i rami del Parlamento. Ma non hanno licenza di insultare, se non abusando, quando sono parlamentari, di quel che è rimasto della vecchia immunità offendendo chi capita loro a tiro dentro e fuori le aule di Palazzo Madama e di Montecitorio.

            Dalla tragedia del 14 agosto, quando a Genova crollò una parte del viadotto Morandi provocando 43 morti, non è passato molto tempo, d’accordo. Ma ne è passato abbastanza, e si sono verificati  fatti sufficienti, come l’apertura di un’inchiesta giudiziaria che obbliga anche il giurista e presidente del Consiglio in carica ad aspettarne i tempi prima di esprimere giudizi sulle responsabilità penali, per aspettarsi da un governo e dai suoi esponenti azioni, comportamenti e parole consone alle loro funzioni. E al dovere che hanno di rappresentare anche chi non li ha votati o non ha loro accordato la fiducia nelle aule parlamentari.

            Il ministro grillino delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che con le sue dichiarazioni ha già contribuito a fare crollare in borsa, ai danni di tanti risparmiatori incolpevoli, i titoli di Atlantia come il ponte sul torrente Polcevera e dintorni, non può definire “indecente” la risposta legittimamente fornita dalla Società Autostrade alle contestazioni mossele per avviare la procedura di revoca della concessione. E’ come se qualche critico o avversario del ministro Toninelli gli avesse dato dell’indecente per avere nominato per la vicenda del crollo del ponte a Genova una commissione di cui ha dovuto poi sostituire il presidente e un altro esponente.

            Qui vi sono delle responsabilità da accertare, non degli insulti da distribuire, o delle gogne da praticare. E ritenere di poter fare lo stesso queste cose in nome o per conto delle 43 vittime del crollo, sarebbe solo sciacallaggio, anche se applaudito dalla folla di turno.

            Non è accettabile il linguaggio di Toninelli come quello del suo superiore e capo Luigi Di Maio quando reclama dalla Società Autostrade di “tacere”, negandole così il diritto alla difesa, oppure il dovere di rispondere alle contestazioni mossele nel momento di avvio del processo di revoca della concessione. O quando definisce “furto” un diritto acquisito da pensionati e quant’altri pensando di poterlo così più facilmente sopprimere. O quando liquida come “parassiti” quanti sono stati assunti dalla Rai per raccomandazione, vera o presunta.

              Mi è capitato di lavorare alla Rai  e di conoscere e apprezzare una quantità di colleghi per niente parassiti che Di Maio neppure immagina.

            Ferruccio de Bortoli lasciò qualche tempo fa la direzione del Corriere della Sera dando del “maleducato di talento” all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, autore di  un po’ di tentativi di interferenze, chiamiamole così, comunque risoltesi in un danno per chi aveva dovuto fronteggiarle. Qui temo che abbiamo a che fare con maleducati senza talento.  O con un talento che costoro, da sprovveduti,  non si daranno neppure il tempo di dimostrare a quelli, per esempio, dell’agenzia internazionale di valutazione Fitch.rating.jpg Che hanno appena resistito eroicamente alla tentazione di deprezzare il rating italiano limitandosi a modificare l’orizzonte da stabile a negativo per l’incertezza politica che caratterizza il nostro Paese, ancora a rischio di elezioni anticipate. E questo per non parlare dei quasi 300 punti ormai di mister Spread, che hanno già fatto salire di tanto i costi del debito pubblico italiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: