Conte tifa per gli avvocati nella polemica aperta contro di loro da Gratteri

Con i tempi che corrono, segnati anche dalla confusione fatta dal capo della Procura di Catanzaro Nicola Gratteri fra difensori e complici degli imputati, può non essere stata casuale la risposta data dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’ultima domanda di una lunga intervista fattagli per Il Fatto Quotidiano dal direttore Marco Travaglio. Che gli ha chiesto, in particolare, se “tornando indietro” riscriverebbe il lunghissimo curriculum che tante polemiche gli procurò nel momento di ricevere da Sergio Mattarella l’incarico di presidente del Consiglio.

“No, scriverei solo Giuseppe Conte, avvocato”, ha detto l’inquilino di Palazzo Chigi, ancora amareggiato dalle tante conferme a quel lungo elenco di “esperienze di aggiornamento” all’estero giunte dagli atenei ma “persesi nella baraonda” delle polemiche sui primi, mancati riscontri.  Al massimo, come gli ha suggerito l’intervistatore una volta tanto di umore veramente buono, senza punte di sarcasmo, aggiungerebbe nel laconico curriculum, ridotto ad un bigliettino da visita, la qualifica di presidente del Consiglio.

Più ancora dell’insegnamento universitario, Conte preferisce vantarsi quindi della sua professione forense. Gratteri è avvisato, direbbe il compianto Giulio Andreotti, convinto che “a pensare male si fa peccato ma spesso s’indovina”. E Dio solo sa di quanti richiami e moniti si sia reso meritevole , con le sue sortite contro avvocati, e commercialisti, dei malcapitati che si affidano alla loro assistenza, il notissimo magistrato calabrese. Che ci fu risparmiato come ministro della Giustizia nel primo e sinora unico governo di Mattero Renzi, quattro anni fa, grazie all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E ciò fra le doglianze, a dir poco, del direttore del Fatto Quotidiano, convinto che “Re Giorgio” si fosse fatto prendere la mano dalla diffidenza o insofferenza maturata verso i magistrati, in particolare quelli dell’accusa, dopo essersi scontrato con loro per le intercettazioni subìte, sia pure “occasionalmente”, durante le indagini sulle presunte trattative fra lo Stato e la mafia nella lontana stagione delle stragi ordinate da Totò Riina. E fermiamoci qui, senza inseguire gli inquirenti vecchi e nuovi sulla strada dei “piaceri” o “aiuti” che la mafia avrebbe voluto fare con le bombe alle ambizioni politiche di Silvio Berlusconi.

La rivendicazione della sua professione forense onora il presidente del Consiglio -specie di questi tempi, ripeto- anche perché lui, come ci affrettammo a segnalare sul Dubbio mentre faceva il suo governo, è solo il quinto degli avvocati succedutisi a quel posto nella storia della Repubblica. Quinto, in ordine rigorosamente cronologico, dopo Mario Scelba, Adone Zoli, Fernando Tambroni e Giovanni Leone, salito poi anche al Quirinale: tutti peraltro democristiani, di un’area cioè politica e culturale non estranea a Conte. Che ha raccontato a Travaglio, spero senza metterlo in crisi, di avere votato prima delle 5 Stelle i “centristi” della coalizione berlusconiana e il Prodi dell’esperienza ulivista.

Democristiano è anche l’uomo che Conte nell’intervista a Travaglio ha collocato, diciamo così, nel suo Pantheon eleggendolo a “modello” nel ruolo che gli è capitato di svolgere dopo il terremoto elettorale del 4 marzo scorso: Aldo Moro. Una scelta, credo, non dettata solo da ragioni campanilistiche, essendo Conte nato, come Moro, in Puglia.

In particolare, Moro nacque il 23 settembre 1926 a Maglie, in provincia di Lecce, dove una statua lo ricorda e l’onora come lo statista del dialogo: un democristiano a 24 carati immaginato dallo scultore con una copia dell’Unità in tasca, il giornale cioè ufficiale di un partito -quello comunista- elettoralmente alternativo allo scudo crociato ma che egli era riuscito ad associare alla maggioranza nell’ultima crisi gestita da presidente della Dc, prima di essere sequestrato dalle brigate rosse il 16 marzo 1978, fra il sangue della sua scorta, per essere assassinato pure lui dopo 55 giorni di drammatica prigionia.

Conte invece è nato nella provincia pugliese di Foggia, in un borgo più che in un paese, di soli 400 abitanti, chiamato Volturara Appula. Vi nacque il 6 agosto 1964, meno di un mese dopo che proprio Aldo Moro era riuscito a formare il suo secondo governo di centro-sinistra sfuggendo al “rumore di sciabole” annotato nei suoi diari da Pietro Nenni: il leader socialista vice presidente del Consiglio.

E’ sicuramente una grande ambizione, quella di Giuseppe Conte di assomigliare ad una figura storica come Moro, avendo peraltro alle spalle come forze di governo due partiti così diversi come le sue 5 Stelle – sue, poi, fino ad un certo punto, essendone capo il suo vice e mai silente Luigi Di Maio- e la Lega di Matteo Salvini. Stento, sinceramente, a paragonare l’uno alla Dc e l’altra al Psi.

Chissà cosa avranno detto dalle parti grilline leggendo di Giuseppe Conte ispirato al “modello Moro”, ma anche di lui come “l’unico normale fra tutti” giudicato dal vulcanico comico di Genova prima delle elezioni del 4 marzo scorso, quando Di Maio presentò al “garante”, all’”elevato” e chissà cos’altro del Movimento 5 Stella la squadra delle persone selezionate per la lista dei ministri da portare al Quirinale.

Conte in quella lista, se non ricordo male, era destinato solo alla Funzione Pubblica, dove è arrivata per conto della Lega l’avvocato Giulia Bongiorno Egli invece è finito, proprio per quella “normalità” riconosciutagli da Grillo, e da lui stesso simpaticamente rivelata nell’intervista al Fatto Quotidiano, addirittura a Palazzo Chigi. Come può risultare sorprendente la politica.

 

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: