Le curiose modalità di voto e di scrutinio dei magistrati italiani

            Per farsi un’idea dei magistrati, dei loro tempi, delle loro abitudini, bisogna sapere come votano. Non, per carità, alle elezioni politiche per capire le loro preferenze per i partiti che si contendono i seggi parlamentari. Ma alle elezioni interne, per i sedici seggi del Consiglio Superiore della Magistratura ai quali hanno diritto ad ogni rinnovo quadriennale. E non tanto per conoscere e valutare i rapporti di forza fra le quattro correnti della loro associazione, che poi se li giocano con gli otto consiglieri eletti dalle Camere per nomine e promozioni, quanto per sapere le loro curiose modalità elettorali.

            I novemilacinquecento magistrati italiani, dei quali mille esordienti come elettori, hanno votato tra domenica e lunedì nei ventisei distretti di Corte d’Appello nei quali è diviso il territorio giudiziario.

            Dato il numero non elevatissimo di elettori, tutti si aspetterebbero risultati immediati, entro poche ore dalla chiusura dei seggi. Ma le schede non vengono scrutinate sul posto. Nella giornata di martedì, con tutta calma, esse vengono materialmente portate a Roma, dove vengono scrutinate, con calma. Tanto, il nuovo Consiglio Superiore si insedierà solo a settembre, dopo che verrà completato con gli otto consiglieri eletti dalle Camere con criteri politici, secondo i rapporti di forza fra i gruppi parlamentari, per cui questa volta risulteranno in maggioranza quelli designati dai grillini e dai leghisti. Fra i quali pare che ci sia già l’accordo per assegnare la vice presidenza dell’organo di autogoverno delle toghe ai primi, che si sono già presi nell’esecutivo la postazione del ministro della Giustizia. Il presidente, si sa, è per dettato costituzionale il capo dello Stato.

            I candidati togati ai sedici seggi del Consiglio Superiore sono complessivamente 21, dei quali 4 -uno per ciascuna corrente- alla quota spettante ai pubblici ministeri, e altri quattro per i due posti destinati ai giudici di legittimità. I rimanenti candidati e seggi spettano ai giudici di merito.

            Di competizione vera e propria -lo dicono i numeri- non si vedrà l’ombra né fra i pubblici ministeri né fra i giudici di merito. Ci sarà invece competizione fra i giudici di Cassazione, di cui non a caso è risultata alta l’affluenza alle urne: 360 su 397, contro i 294 di quattro anni fa. Le attese maggiori riguardano, in questo ambito, la candidatura del presidente di sezione della Cassazione e già presidente dell’associazione nazionale dei magistrati Piercamillo Davigo. Che si è proposto di far vedere come consigliere alle toghe, e alle loro ambizioni di carriera, gli stessi sorci verdi, dicono a Roma, dei suoi imputati.

            A torto o a ragione, Davigo è classificato nel mondo giudiziario a destra. Ma la sua insofferenza per gli abusi che, secondo lui, si farebbe del garantismo non lo fanno molto diverso dai colleghi catalogati, sempre a torto o a ragione, a sinistra.  

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