Il sottosegretario della Lega alla Giustizia Jacopo Tafazzi Morrone

             Dei due sottosegretari al Ministero della Giustizia, uno -il 30.enne Vittorio Ferraresi- è del Movimento 5 Stelle, lo stesso partito del guardasigilli Alfonso Bonafede, e l’altro è della Lega. Non poteva essere diversamente perché due sono i partiti al governo.

            Al sottosegretario leghista, il 35.enne forlivese Jacopo Morrone, Bonafede per riguardo al partito alleato, ma forse anche per solidarietà professionale, essendo entrambi avvocati, ha dato deleghe più delicate dell’altro, sino a mandarlo a parlare a un corso di formazione di giovani magistrati. E in un momento molto particolare per due motivi: mentre la Lega ha aperto una vertenza politica con le toghe dopo che la Cassazione ne ha dichiarato sequestrabili i conti per saldare un debito di 49 milioni di euro con lo Stato, derivante da una condanna penale, per quanto solo di primo grado, dell’ex segretario Umberto Bossi e del suo tesoriere Francesco Belsito, e mentre i circa diecimila magistrati italiani vanno alle urne per eleggere i sedici rappresentanti di loro spettanza al nuovo Consiglio Superiore.

            Morrone, dimenticando forse sia la prima che la seconda circostanza, o -peggio ancora- proponendosi di dare un suo contributo all’una e all’altra, non si è limitato a criticare davanti alle reclute della magistratura il male del correntismo per esortarle evidentemente a mettersene al riparo, anche se con l’attuale sistema non c’è praticamente possibilità di fare carriera senza arruolarsi in una corrente, e partecipare alla lottizzazione degli incarichi.

            Un modo per rimediarvi, in verità, ci sarebbe e lo ha recentemente riproposto un giudice con i fiocchi come Guido Salvini: il sorteggio fra i candidati ai vari uffici che abbiano superato l’esame dell’apposita commissione selezionatrice del Consiglio Superiore della Magistratura. Ma figuratevi se una proposta del genere sarà mai fatta passare dalle correnti che ne sarebbero spazzate via. E che pertanto liquidano l’ipotesi come una bizzarria paragonabile a quella, di ben altro segno e portata, appena proposta comicamente da un professionista della materia come Beppe Grillo di eleggere per sorteggio anche il Parlamento, cominciando dal Senato. Che è entrato nel mirino dei pentastellati per le resistenze che a Palazzo Madama incontra la guerra in corso alla Camera contro i vitalizi degli ex parlamentari, o coniugi superstiti.

            Se si fosse fermato alla denuncia del correntismo giudiziario, il sottosegretario Morrone si sarebbe guadagnato solo l’ingresso nel club affollatissimo degli ingenui. Ma lo sventurato, direbbe Manzoni, si è spinto oltre, in basso più che in alto, indicando una priorità o qualcosa che le assomiglia, cioè indicando alle reclute della magistratura l’opportunità di guardarsi soprattutto dalle correnti “di sinistra”. Che già si sentivano minacciate dall’arrivo e dalle prime decisioni del guardasigilli leghista in materia di nomine nel suo dicastero, affidando le loro preoccupazioni o denunce alla penna di Liliana Milella su Repubblica.

            Così Morrone, oltre a procurarsi le proteste delle correnti e del vice presidente uscente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’imbarazzo del guardasigilli e le richieste di dimissioni dei parlamentari del Pd, che pure è un partito accusato continuamente dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio di avere fatto al governo azione intimidatrice, o quasi, contro le cosiddette toghe rosse, ha fatto due autoreti: una contro il suo partito e un’altra contro il suo governo. E ha non meno imprudentemente dato fiato alla campagna elettorale delle correnti di sinistra per l’assegnazione dei sedici seggi in palio per i togati nel nuovo Consiglio Superiore. Gridare alla persecuzione può sempre rendere qualcosa.

            Da oggi il sottosegretario leghista alla Giustizia potrebbe aggiungere al suo cognome o essere più brevemente chiamato Jacopo Tafazzi. Che è pur sempre un simpatico nome d’arte.

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