Le condizioni di Sergio Mattarella per ricevere Matteo Salvini al Quirinale

             Protetto dai 2277 chilometri che lo separavano in quel momento da Roma, essendo in missione nei paesi baltici, il presidente della Repubblica ha voluto e potuto affidare a qualche consigliere rimasto al Quirinale la pratica più mediatica che politica del tentativo del leader leghista Matteo Salvini di coinvolgerlo nella vertenza fra il suo partito e la magistratura. Che cerca, ora con l’avallo anche di un’ordinanza della Corte di Cassazione, per quanto non di immediata applicazione, di sequestrare le disponibilità presenti e future della Lega per saldare un debito di circa 49 milioni di euro con lo Stato, derivante dalle “distrazioni” dal finanziamento pubblico praticate ai tempi della segreteria politica di Umberto Bossi e dalla tesoreria di Francesco Belsito: entrambi condannati per truffa in primo grado.

            Per quanto “irritato”, come si è fatto sapere dal Quirinale, ma consapevole di non potersi sottrarre ad una richiesta di udienza da parte di chi ha “tutti i titoli” per avanzarla, essendo vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Mattarella ha fatto sapere attraverso i consueti canali mediatici, a cominciare dal quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, che si aspetta prudenza e ragionevolezza da Salvini. Il quale, diversamente da quanto ha fatto sinora dichiarando a destra e a sinistra, non può “motivare” la richiesta di un colloquio con la vertenza giudiziaria del suo partito, non esistendo “un quarto grado di giudizio” dopo la Cassazione. Non ne dispone neppure il capo dello Stato, e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

            Insomma, per farla breve e tradurre in parole povere il pensiero di Mattarella, che sicuramente avrebbe da ridire nel sentirselo attribuire così chiaramente, Salvini potrà pure sfogarsi con lui per ciò che sta capitando al suo partito, che rischia la paralisi economica e quindi anche politica, ma lo potrà fare solo in privato, tra le righe o alla fine di un incontro chiesto per altri motivi. Che certamente non mancherebbero al vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, le cui iniziative e opinioni in materia di immigrazione, per esempio, sono oggetto di tante polemiche, anche interne alla maggioranza, e persino di intimidazioni.

            Magari, uno scambio di idee con Mattarella diventerebbe difficile anche su questo terreno, non essendo per niente scontata una identità di vedute sui problemi della cosiddetta accoglienza fra il presidente della Repubblica e il ministro dell’Interno, ma il capo dello Stato si troverebbe meno a disagio rispetto a un tentativo di sconfinamento nelle competenze della magistratura.

            Si vedrà se e come si svilupperà questa vicenda al ritorno di Mattarella a Roma, immaginato nella vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere in modo un po’ dissacrante, con un capo dello Stato quasi nella veste manzoniana di un don Abbondio in ferie. Ma la questione ha comunque già prodotto e lasciato un segno sul piano politico, con una divaricazione netta fra i due partiti di governo.

            Per quanti problemi abbiano anch’essi con la magistratura, particolarmente tra Roma e Torino, entrambe amministrate da sindachesse a 5 stelle con pendenze giudiziarie, i grillini hanno preso le distanze da Salvini e dalle sue proteste per i sequestri che rischia il suo partito. E, guarda caso, sono diventati più baldanzosi nella concorrenza politica e mediatica con gli scomodi alleati.

            Il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, che non ha potuto contare in Consiglio dei Ministri sulla presenza di Salvini nell’approvazione del cosiddetto decreto della dignità, in attesa ora di un difficile cammino parlamentare, ha detto che l’esperienza attuale di governo potrebbe finire per scelta dei grillini, e non solo dei leghisti, come previsto o temuto sino a qualche giorno fa sotto le 5 stelle di fronte all’ascesa della Lega nei sondaggi. “Se le cose dovessero cambiare, magari potremmo essere noi a fare valutazioni diverse”, ha detto testualmente Di Maio alla Stampa.  

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