Lo schiaffo elettorale di Scajola a Toti e…Berlusconi nella sua Imperia

            I cittadini di Imperia si chiamano imperiesi. Tutti eccetto uno, che molto probabilmente sarà eletto sindaco domenica 24 giugno nel ballottaggio il cui semplice annuncio ha segnato la sua rivincita imperiale sull’ostracismo dichiaratogli e praticatogli dal giovane governatore della regione Liguria e suo ex collega di partito Giovanni Toti. Ma un po’ pure da Silvio Berlusconi.

          Quell’aggettivo imperiale l’ex ministro, ex coordinatore nazionale di Forza Italia, ex pluriministro, ex presidente del Copasir, il potente comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti, ex democristiano Claudio Scajola, 70 anni compiuti a gennaio, se l’è proprio guadagnato mettendocela tutta come in verde età: quando fu, sempre a Imperia, il più giovane sindaco d’Italia, nonostante avesse già 34 anni, c’è da precisare. Erano altri tempi. I politici si improvvisavano di meno, a tutti i livelli. Sotto i trent’anni non c’era trippa per gatti, dicono a Roma.

         Colosseo.jpg Questa volta Scajola è tornato alla ribalta non certo a sua insaputa, come lui stesso dichiarò di essersi scoperto proprietario di un appartamento con vista sul Colosseo pagato in parte da un imprenditore amico che aveva avuto rapporti con un suo dicastero: una vicenda che gli procurò un dileggio superiore a quello rimediato quando da ministro dell’Interno aveva liquidato in una conversazione privata finita sui giornali come un rompiscatole, o qualcosa del genere, il giuslavorista Marco Biagi. Che, rimasto senza scorta per quanto minacciato, e datosi inutilmente da fare per riaverla, venne assassinato sotto casa a Bologna dai terroristi rossi il 19 marzo 2002.

           Da queste vicende e da altre incresciose capitategli fra mani, piedi e cuore, sino a procurargli un arresto, Scajola è uscito giudiziariamente indenne, o quasi. Prevengo, per carità, una prescrizione che sicuramente il solito Marco Travaglio gli rinfaccerà alla prima occasione. Ma questo non gli è bastato,  pur in un partito come quello di Silvio Berlusconi, che si sente e si proclama il più garantista non d’Italia ma del mondo, più ancora di quello che fu di Marco Pannella e ora non si sa più bene di chi, essendoci toccata in vita anche la diaspora radicale; tutto questo, dicevo, non è bastato  a Claudio Scajola per candidarsi a sindaco della sua Imperia con le insegne forziste. Il più giovane e potente Giovanni Toti glielo ha negato e impedito, arruolando per giunta fra gli avversari uno Scajola nipote, a sostegno della candidatura azzurra di centrodestra di Luca Lanteri. Che Scajola senior domenica scorsa ha distanziato di 1.300 voti e rotti, pari a 6  punti e mezzo percentuali: 35,2 contro 28,6.

            Non basterebbe neppure tutto il 6 per cento raccolto dai grillini a fare recuperare al geometra Lanteri lo svantaggio, se Toti avesse la voglia e riuscisse a convincere i pentastellati, magari con l’aiuto dell’amico Matteo Salvini, alleato contemporaneamente suo e delle 5 Stelle addirittura a Palazzo Chigi, a votare nel ballottaggio imperiese il candidato forzista.

          E’ più probabile, per ragioni diciamo così di territorio, cioè locali, che aiuti a Scajola e ai suoi 7.397 elettori per vincere il ballottaggio del 24 giugno giungano dai 4970 cittadini, pari al 23,7 per cento, che hanno votato nel primo turno il candidato del centrosinistra Guido Abbo, rimasto appiedato.

         Pago del successo comunque già ottenuto, Scajola senior ha profittato della prima intervista capitatagli al telefono per lanciare un appello all’amico Berlusconi. “Ascoltami”, gli ha gridato invitandolo a cambiare linea, e penso anche uomini, e donne, per rimettere davvero in carreggiata il suo partito, ormai fagocitato dai leghisti alla Salvini.

          Ugo Magri sulla Stampa ha scritto che “Berlusconi non può dirlo in pubblico, ma gongola per il 35 per cento del suo vecchio amico Scajola”, che purtroppo non ha voluto, saputo, potuto difendere dall’ostracismo di Toti. Non so Berlusconi, a dire il vero, ma sicuramente avrà gongolato il comune amico -e che amico- Fedele Confalonieri. Dal quale lo stesso Scajola ha raccontato a Repubblica di avere ricevuto una telefonata lunedì. Fedele di none e di fatto, direi, il presidente di Mediaset. Come con pochi altri.

 

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