Di male in peggio la vicenda fiorentina degli stupri in divisa

Uno dei due Carabinieri indagati dalla magistratura per stupro a Firenze e sospesi dall’Arma, rigorosamente bianchi e in divisa, si è dunque presentato in Procura per confessare di avere fatto sesso con la studentessa americana diciannovenne che l’ha denunciato, ma sostenendo di non averne abusato perché lei era consenziente, anzi “più che consenziente”. Insomma, sarebbe stata lei a prendere l’iniziativa. “Chiamatemi cretino, ma non stupratore”, avrebbe detto il militare al magistrato. Lo sventurato, come la monaca di Monza a genere rovesciato, si sarebbe limitato a rispondere, cioè a cadere in tentazione.

Già un cretino in divisa, nonostante le tante barzellette da sempre  in circolazione proprio sui Carabinieri, è obiettivamente un problema, e non solo per il corpo militare di appartenenza, anche se il comandante generale Tullio Del Sette si è doluto dell”’imperdonabile gravo danno procurato all’Arma” dai due indagati, come se fosse stata e fosse solo quella  -l’Arma Benemerita- ad uscire con le ossa rotte dalla vicenda. E non anche, e più in generale, lo Stato. Che è l’ultima cosa, non la prima, alla quale siamo in troppi a pensare in questo Paese, dove ognuno generalmente pensa per sé e nessuno o pochi agli altri.

Ma qui il carabiniere confesso non è purtroppo solo un cretino. Egli ha mostrato una concezione criminale della legge, per la cui applicazione a suo tempo chiese e ottenne l’arruolamento. Definire consenziente al sesso, anzi più che consenziente, ripeto, una ragazza  sicuramente ubriaca e forse anche drogata non è solo da cretino.

Delle due studentesse conosciute e avvicinate al bar di una discoteca, e poi caricate sull’auto di servizio per essere accompagnate a casa, credo in deroga ad ogni regolamento perché se provate a chiedere un passaggio ad una “gazzella” dei Carabinieri vi chiedono quanto meno se non siete fuori di testa; delle due studentesse, dicevo, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti una era tanto ubriaca da un reggersi sulle gambe e l’altra era in stato confusionale. Non so francamente -e neppure mi interessa più di tanto sapere- a quale delle due sia capitato il sesso col carabiniere confesso, ma sono esterrefatto all’idea che un uomo, per giunta in divisa, possa averla ritenuta consenziente, e non capirne quello che l’avvocato della poveretta, codice alla mano, ha giustamente definito stato di inferiorità psichica o fisica.

L’unica cosa che mi consola, di fronte agli sviluppi delle indagini sulla brutta vicenda fiorentina, secondo il mio modestissimo avviso molto più grave e inquietante degli stupri recentemente consumati a Rimini da immigrati ubriachi e drogati, è che si sia astenuto dallo  scriverne di nuovo sul Giornale della famiglia Berlusconi il direttore Alessandro Sallusti dopo avere contestato la possibilità o l’opportunità, o entrambe, di paragonare i due fatti.

Rinnovo pertanto i ringraziamenti al vignettista Vauro Senesi per avere restituito, pur sul faziosissimo Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, un po’ di decenza al giornalismo italiano facendo dire ad un negro che non tutti i Carabinieri sono stupratori.

 

 

 

Ripreso da http://www.formiche.net col titolo: Firenze, le ragazze americane, i Carabinieri e la doppia vergogna

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