Scontro al Corriere sui Dioscuri della Repubblica

Ernesto Galli della Loggia, 75 anni, e Valerio Onida,, 81, due pezzi da novanta della cultura storica e costituzionale d’Italia, se le sono dette e anche date di santa ragione, a loro modo, sulle pagine del Corriere della Sera.

Il primo ha scritto lunedì 21 agosto un editoriale per spiegare ai lettori, immaginandoli allievi di uno dei suoi brillanti corsi universitari, come l’ingovernabilità prevedibile anche nella nuova legislatura per la mancanza di una  seria legge elettorale sia destinata a indebolire ulteriormente la figura del presidente del Consiglio. Che è già zoppicante di suo dagli esordi della Repubblica per la concorrenza, o qualcosa del genere, che gli fa  dal Quirinale il capo dello Stato. Da cui il capo del governo è nominato, anche quando nella cosiddetta seconda Repubblica gli è capitato di pensare o di illudersi di essere stato designato direttamente dagli elettori, avendo guidato la coalizione vincente nelle urne.

Dell’assenso del presidente della Repubblica il presidente del Consiglio, per quanto provvisto della fiducia delle Camere, ha bisogno non solo per emanare i decreti legge imposti dalle urgenze del Paese, ma anche solo per presentare al Parlamento un disegno di legge. Non parliamo poi della prerogativa, tutta del presidente della Repubblica, di sciogliere le Camere limitandosi a “sentirne” i presidenti, come lo obbliga la Costituzione, lasciando al presidente del Consiglio solo la formalità della controfirma.

Valerio Onida, professore pure lui,  ma in più ex presidente della Corte Costituzionale, che lavora e sentenzia insindacabilmente sulle leggi e sui conflitti di competenze istituzionali in un palazzo situato nella stessa piazza del Quirinale, dove si affacciano  pure gli uffici del capo dello Stato protetti dai Corazzieri, ha contestato il sabato successivo la rappresentazione dell’editorialista del Corriere rovesciandola. Egli ha cioè sostenenuto che in realtà il presidente della Repubblica nulla possa fare davvero senza il consenso e la controfirma delle competenti autorità di governo, neppure -in teoria- lo scioglimento anticipato delle Camere, cui nessun presidente del Consiglio risulta essersi opposto quando vi si è trovato di fronte. Ma Onida non ha neppure provato ad immaginare, e tanto meno a scommettere con i lettori, come si sarebbe dovuto o potuto risolvere un contrasto, se fosse esploso, o non fosse stato soffocato da quello che potremmo chiamare il galateo istituzionale.

Al linguaggio tutto dottrinale e sobrio del costituzionalista Onida, quasi avvolto ancora nei panni pur dismessi del giudice e del presidente della Corte nota anche come Consulta, Galli della Loggia ha risposto dichiaratamente e orgogliosamente “fuori dai denti”, nella stessa giornata di sabato, vedendo “ipocrisia” e “disinvoltura” negli argomenti e ragionamenti del suo contraddittore. Al quale ha anche rimproverato di sottovalutare la  scarsa “trasparenza” del semplice “potere di persuasione” riduttivamente attribuito al capo dello Stato: un potere -aggiungo io-  più volte ricordato o vantato dal presidente in carica, Sergio Mattarella, come per dire di non averne altri.

Più leggevo e rileggevo i due duellanti, più pensavo -vi confesso- alle statue dei Dioscuri nella piazza del Quirinale immaginandoli come il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, e chiedendomi chi dei due prevalesse davvero sull’altro. Mi chiedevo insomma se avesse più ragione Galli della Loggia o Onida. Forse il primo, mi sono detto. Ma quanti lettori del Corriere della Sera -mi sono anche chiesto- avranno avuto la possibilità e la voglia di fare le stesse riflessioni  e di porsi le stesse domande arrivando a pagina 28 del loro giornale, non invogliati da richiamo alcuno in prima pagina: neppure due righe fra i titoloni, i titoli e i titolini dedicati, nell’ordine dall’alto in basso e da sinistra a destra, ai dubbi sulla ripresa economica, agli sgomberi delle case occupate a Roma dopo i disordini in Piazza Indipendenza, alla crescita dell’Europa perseguita dal governatore della Banca centrale Mario Draghi, ai problemi della sindaca grillina della Capitale, alle preoccupazioni del buon Pier Luigi Battista per la deriva del nuovo partito di sinistra di Bersani e D’Alema, alla fortunata donna americana diventata milionaria con la lotteria, al nuovo uragano che spaventa i lontani Stati Uniti, al ritorno all’obbligo del vaccino nelle scuole e ai 26 mila euro spesi vanitosamente dal nuovo e pur giovane presidente francese Emmanuel Macron per truccarsi, o lasciarsi truccare, credo sotto la sorveglianza della sua Brigitte.

E’ sempre antipatico -lo so- fare le pulci ai colleghi. Ma, Dio mio, lo scontro fra Galli della Loggia e Onida sui Dioscuri della Repubblica, la nostra Repubblica, un richiamino forse se lo meritava in quella prima pagina del giornale considerato il più diffuso e autorevole d’Italia. 

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