Il solito Brunetta fra le solite parole e i soliti fatti

L’amico Renato Brunetta non me me ne vorrà se lo colgo in castagna, ma la tentazione è troppo forte per farmela e lasciargliela scappare.

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera alla fine di una intervista piena, come sempre, di ottimismo e di certezze per la sua parte politica e per Silvio Berlusconi in particolare, spaziando dalla Sicilia alle Alpi, e vantandone “il potere di coalizione” o “la centralità”, ha parlato con grande e lodevole competenza di un problema che a Palazzo Madama, pur chiuso o semichiuso per ferie, sta sfasciando il Pd. E’ quello, passato al Senato dalla Camera, della legge non sull’abolizione dei cosiddetti vitalizi parlamentari, ma sul ricalcolo e su una riduzione dal 30 al 50 per cento di quanto percepiscono  gli ex deputati e senatori, o le loro vedove. E’ un campionario di qualche centinaio o migliaio di persone scelto dai grillini e dagli amici di Matteo Renzi, in un curioso inseguimento sulla strada della demagogia, che potrebbe fare da cavia per un intervento, pur escluso a parole dai renziani, sulle pensioni di milioni di italiani che percepiscono un trattamento calcolato col vecchio sistema retributivo. E che, al pari degli ex parlamentari o superstiti, potrebbero essere ricalcolati col sistema contributivo, e quindi ridotti.

“Una follia contro la Costituzione”, ha gridato Brunetta preannunciandone o la bocciatura al Senato o quella alla Corte Costituzionale, e augurando a Grillo e a Renzi “una brutta fine”.

Sin qui le parole di Brunetta. Che deve però spiegarmi a questo punto perché, quando la legge  è stata approvata a Montecitorio, egli non è riuscito a trattenere un solo deputato del suo gruppo, neppure se stesso, perché votasse contro, ricorrendo ad un certo punto per telefono a Berlusconi, o subendone l’ordine di fare uscire tutti. E magari solo per non farli votare alla stessa maniera, cioè contraria, degli odiati “traditori” alfaniani, cui proprio Brunetta, capendone l’avversione dichiarata da leghisti e fratelli d’Italia come alleati nelle vicine elezioni regionali siciliane, pur collaborandovi in tante altre regioni e città italiane, ha contestato di stare ancora al governo. Ma almeno essi dissentono e votano contro alla luce del sole, quando capita. O no, caro Renato ?

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