La Stampa ha restituito al Corriere il suo Enzo Bettiza

Alla vigilia del trigesimo della morte di Enzo Bettiza, spentosi a Roma il 26 luglio, il Corriere della Sera gli ha dedicato un articolo dello scrittore e amico Claudio Magris. Che meglio non avrebbe potuto scriverne sia come scrittore, pure lui, sia come giornalista, sia come politico sia come uomo, pur lamentando una certa discontinuità nei loro rapporti derivata probabilmente dai molteplici impegni di Enzo.

In particolare, a proposito dei suoi romanzi, dal Fantasma di Trieste ai Fantasmi di Mosca, dal Libro perduto alla Distrazione, che “costituiscono una drammatica, feroce e vorace commedia umana del ventesimo secolo”, Magris si è chiesto “come abbia fatto a scrivere quell’epopea romanzesca, quelle migliaia di pagine, la cui debordante fantasia richiede tante acute ricerche, scrivendo nel frattempo tanti articoli di inchieste e di viaggi, partecipando alla vita e alla polemica politica e alle tempestose vicissitudini dei giornali -protagonisti e vittime, armi e bersagli delle lotte di potere- e vivendo con intensità affettiva  e brama dissipatrice, avida e generosa”.

Me lo chiedevo anch’io, più modestamente e con parole più semplici, quando riuscivamo a incontrarci, a volte io cercando lui e altre volte lui cercando me, e parlavamo di tutto ciò che gli correva per la testa, direi nelle vene. Ne uscivo sempre più stordito, e orgoglioso di un rapporto professionale e umano nato per una coincidenza: la nascita del Giornale, dove peraltro non mi aveva portato lui ma vi ero arrivato tramite Gianni Granzotto.

Enzo Bettiza era una miscela di generosità ma anche di risolutezza direi persino vendicativa, specie quando qualcuno gli faceva un torto. E Dio solo sa quante ne dovette subire nei giornali: dal direttore storico della Stampa Giulio De Benedetti, che lo licenziò per telefono perché non sopportava i ritardi delle sue corrispondenze da Mosca, bloccate dalla censura, a Indro Montanelli, che pur di non confrontarsi con lui, e di non perdere nello scambio di idee e di opinioni, tanto le conosceva forti, s’inventò la favola della sua irreperibilità.  Eppure  Enzo gli aveva portato dal Corriere e altrove le migliori firme del Giornale fondato nel 1974.  Le vendette di Enzo consistevano nella interruzione dei rapporti e nell’uso acuminatissimo delle parole e delle immagini quando si occupava del malcapitato di turno, in un articolo o in un saggio.

Bettiza a volte riusciva però ad essere anche ingenuo, richiamato alla realtà dalla sua Laura Laurenzi, come mi capitò di vedere e di sentire una volta che stavamo parlando della sua possibile nomina a presidente della Rai. Ma che cosa vi siete messi in testa?, ci interruppe Laura coinvolgendomi nel richiamo alla realtà e spiegando: “Quello è un giro di potere che vi è completamente estraneo”. E infatti la carica finì ad un ex presidente della Corte Costituzionale, preferitogli dai presidenti delle Camere e scivolato poi rapidamente su incidenti di percorso, diciamo così.

Quanto mi mancano le telefonate, le chiacchierate, i ricordi di Enzo Bettiza. Che la ritrovata Stampa, dopo quell’infame torto di Giulio De Benedetti, è riuscita a restituire per intero al  “suo” Corriere della Sera, dove lo hanno celebrato ancora in vita e in morte più del giornale diretto da Maurizio Molinari, che pure ne ha gestito -un po’ maluccio, forse- la sua ultima collaborazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: