Il legogrillismo che Berlusconi finge di non vedere e non temere

Sarà pur vero, come raccontano tanti volenterosi cronisti, che le anticamere dei capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato sono affollate di fuoriusciti che, resistendo ai richiami delle famiglie per andare in vacanza ora che i lavori a Montecitorio e a Palazzo Madama sono sospesi, vorrebbero rientrare nel partito di Silvio Berlusconi perché sentono odore di vittoria elettorale di un nuovo centrodestra, e non vorrebbero mancare l’occasione, diciamo così, di parteciparvi.

         Sarà anche vero che i due capigruppo, sempre loro, Renato Brunetta e Paolo Romani, hanno ricevuto dal presidente del loro partito l’ordine di contenere la ressa un po’ per diffidenza verso quanti sono stati a lungo considerati traditori e un pò per non compromettere le sorti della maggioranza di governo al Senato. Dove il povero conte Paolo Gentiloni è sempre più frequentemente costretto a ricorrere alla fiducia e sa che a concedergli anche quella, prima delle elezioni, l’ex Cavaliere non può arrivare. Per cui è meglio che il gruppo forzista di Palazzo Madama, formalmente all’opposizione, non s’ingrossi o s’ingrassi troppo.

         Sarà anche vero infine che Berlusconi sotto sotto, anche se attratto dalla tentazione di accordarsi dopo le elezioni col Pd, magari per partecipare ad un governo non presieduto personalmente dal troppo ingombrante Matteo Renzi, non dispera di ridurre prima a poi alla ragione, con le buone o le cattive, l’altro Matteo, Salvini, per rifare davvero il centrodestra, come vorrebbero, fra i leghisti, governatori di peso come Roberto Maroni in Lombardia e Luca Zaia in Veneto.

         Ma, disgraziatamente per le speranze di Berlusconi, se queste per un nuovo centrodestra sono vere, il Parlamento si è preso le ferie in uno scenario del tutto diverso da una ricomposizione della vecchia alleanza tra Forza Italia e Lega.

         In particolare, il Parlamento è appena andato in vacanza con l’esordio, tanto alla Camera quanto al Senato, di un fenomeno politico che si può ben definire legogrillismo.

         Leghisti e grillini hanno votato insieme, senza sentirsi minimamente a disagio, né gli uni né gli altri, sul progetto di ridurre del 40 per cento i vitalizi degli ex parlamentari, punibili solo in quanto tali, a prescindere dal loro reddito, sia contro la missione delle navi militari italiane nelle acque libiche per cercare non solo di soccorrere chi rischia di annegare ma anche di contenere il fenomeno migratorio organizzato dai trafficanti di carne umana.

         Così le navi italiane, proprio nel momento in cui il governo sperimenta una svolta, si trovano sotto il fuoco incrociato del generale che in Libia protegge sfacciatamente i trafficanti ed è pronto ad aiutarli cannoneggiandole, sia dei legogrillini in Italia. Che aspettano oscenamente le cannonate di quel generale per cantare vittoria e fare la loro bella opposizione.

         Ci vuole francamente non del coraggio ma una buona dose di disinvoltura, in queste condizioni, per scommettere ancora sul centrodestra.

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