Questa estate torrida della politica italiana

         L’estate politica italiana di questo 2017 è riuscita ad essere ancora più torrida di quella metereologica, che si muove tra Caronte e Lucifero, come sono state chiamate le ondate di caldo segnalateci ogni giorno sui telefonini, non bastando evidentemente l’aria a farcene accorgere.

         La sospensione agostana dei lavori parlamentari una volta aiutava i partiti a respirare, mandandoli sotto gli ombrelloni o nelle baite. Le truppe di ogni colore si riposavano agli ordini del “Generale Ferragosto”, evocato una volta da Bettino Craxi per spegnere l’incendio di una crisi di governo sfuggita di mano anche al Quirinale, dove il presidente di turno della Repubblica avvertiva segni preoccupanti di labirintite. Ma di quel generale, pure in versione minuscola, si sono ormai perse le tracce.

         A destra Silvio Berlusconi si sta chiedendo tra le diete di un centro rigeneratore di Merano se ce la farà davvero ad evitare nelle prossime elezioni politiche il sorpasso della Lega in quella che fu l’area del centrodestra per mettere finalmente a tacere quel maleducato di Matteo Salvini. Che parla bene di lui solo al passato e si è messo in testa di sottrargli la guida di una coalizione che peraltro sopravvive solo a livello locale già a conduzione prevalentemente leghista. Prevalentemente, perché l’assetto di due regioni come la Lombardia e il Veneto, con governatori leghisti come Roberto Maroni e Luca Zaia, parla da solo, per quanti sforzi faccia il governatore forzista della Liguria Giovanni Toti di farsi sentire e vedere, sino a infastidire lo stesso Berlusconi, che pure se l’è inventato prima come giornalista e poi come politico.

         A sinistra un altro Matteo, naturalmente Renzi, è sempre alle prese con i suoi avversari rossi, anche dopo avere pensato di essere riuscito a liberarsene con la scissione del Pd promossa da Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema. Che ora, pur impegnati a prima vista a creare problemi a Giuliano Pisapia, non abbastanza antirenziano per i loro gusti, continuano a lottare soprattutto contro l’odiato rottamatore toscano. Di cui sognano la definitiva disfatta elettorale, anche se questa dovesse segnare inevitabilmente pure la fine di ogni possibilità di riesumare il centrosinistra, largo o stretto che sia.

         Del centro non parliamo neppure, tanto è il caldo che soffrono i suoi avventori, e tanta è la pena che costoro suscitano ad osservarli come mosche impazzite. Il povero Angelino Alfano, che pure è il ministro degli Esteri della Repubblica, soffre di mattina, s’offre -con l’apostrofo- di pomeriggio, ora a destra e ora a sinistra, e dorme di sera per tenersi sveglio di notte e sorvegliare le pecore che vogliono lasciarlo, seguendo quelle che si sono già accasate altrove.

         A destra della destra e a sinistra della sinistra impazza Beppe Grillo. Che, per quanti aiuti possa ricevere sulla strada demagogica dell’anti-politica e dell’anti-casta da quello sprovveduto di Renzi e dei suoi uomini, che lo inseguono su quel terreno illudendosi di contendergli chissà quanti voti, vive ormai politicamente come il Polifemo omerico. Egli sbraita, minaccia, sfotte, vorrebbe divorare con un boccone in autunno la Sicilia, come antipasto di una vittoria elettorale in tutta Italia dopo qualche mese, ma intanto non sa come uscire dal casino -scusate la parola- in cui un po’ lo ha messo a Roma la troppo improvvisata sindaca Virginia Raggi e un po’ si è messo da solo facendola praticamente commissariare da Davide Casaleggio. Su indicazione del quale la prima cittadina della Capitale nomina, muove e rimuove assessori, dirigenti e quant’altri in una metropoli che ormai si è persa per strada tutto: anche la metro e le rote – come si dice a Roma, ma ora col plurale di Rota, ex capo Atac- degli autobus che viaggiano, si fa per dire, in superficie.

         Come possa un movimento politico di questo genere, con le cinque stelle sulla visiera del suo berretto cinese, candidarsi seriamente al governo del Paese, Dio solo lo sa, nella speranza tuttavia che riesca almeno Lui a fermarlo in tempo.

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