L’ultimo Trump, almeno mentre scrivo, quindi il penultimo per la capacità che il presidente degli Stati Uniti ha di cambiare repertorio e sorprendere, ha accettato la sconfitta, nettissima, nelle elezioni di medio termine. E, anziché riproporsi come il signornò, quello dei veti contro un Parlamento ostile, ha promesso di cercare di andarci d’accordo. E di analizzare “nel bene e nel male” le ragioni della sconfitta, anche a costo -magari- di riconoscere gli errori commessi nella pratica della “politica dell’odio contro quella dell’amore” rimproveratagli dal nuovo senatore, democratico, del Texas: il 37.enne James Talarico. Il quale, convinto che si debba sempre tifare per gli sfavoriti, accarezza il sogno di potersi candidare alla Casa Bianca, e soprattutto di arrivarvi.
E in Italia quali potranno essere gli effetti della stravittoria degli avversari di Trump sulla campagna elettorale in corso per il rinnovo delle Camere l’anno prossimo? Nella quale si fronteggiano un centrodestra tornato in vantaggio nei sondaggi per lo sgonfiamento della bolla di disturbo, più che di concorrenza, del generale Roberto Vannacci e un campo largo dell’alternativa ancora alla ricerca di un programma comune, di un leader e di un nome, o di un titolo. Che, se dipendesse da Matteo Renzi, sarebbe quello della pur sfortunata “rosa bianca” evocatrice dei tempi di Hitler. Cui l’ex premier addirittura paragona la Meloni temendone, ossessionato, l’arrivo al Quirinale alla scadenza del mandato presidenziale di Sergio Mattarella, peraltro eletto la prima volta su spinta dello stesso Renzi allora a Palazzo Chigi.
Quali saranno o potranno essere, chiedevo, gli effetti in Italia dei risultati delle elezioni americane sfavorevoli a Trump? Di fiducia, certo, degli aspiranti all’alternativa che si sentono partecipi dell’”onda blu” americana benedetta sotto sotto, ma non tanto sotto, da un Papa statunitense per la prima volta nella storia della Chiesa, e per la prima volta andato alle urne, per corrispondenza. Ma non minore della fiducia degli aspiranti all’alternativa credo che sia il sollievo della premier Giorgia Meloni, per la quale Trump era diventato da un po’ di tempo più un incomodo che altro. Potrà apparire paradossale ma questo è lo stato dei rapporti fra la premier italiana e il presidente americano.
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