La corsa resistenziale all’odio e al turpiloquio, che ne è un accessorio

       Putin ha a Mosca il suo Vladymir (pure lui) Solovyev, che insulta gli avversari di turno, compresa la premier italiana Giorgia Meloni liquidata come puttana -testuale, in italiano- per la sua amicizia con l’ucraino Zelensky e il tradimento -testuale, ma in russo- compiuto nei riguardi del presidente americano Trump. Che dalla Casa Bianca ha ormai un rapporto speciale col Cremlino, dove si fa quel che può per proteggerne figure e iniziative.

       In Italia dobbiamo accontentarci di un vignettista, Riccardo Mannelli, che dalle prime pagine del Fatto Quotidiano, mancandogli ancora uno spazio sulla televisione pubblica di cui dispone a Mosca Solovyev, pratica il turpiloquio contro chi gli è antipatico. Qualche giorno fa egli ha praticamemte evocato il cazzo -scusatemi della parolaccia così esplicita- contro la premier Meloni in versione femminile del famoso marchese romano del Grillo. Oggi lo ha evocato come “gnazzo” sghignazzando contro il presidente del Senato Ignazio La Russa deciso a festeggiare domani la festa della liberazione ricordando anche i fascisti caduti di Salò. Dei quali non lui ma il presidente comunista o post-comunista della Camera Luciano Violante in passato aveva esortato, per spirito di pacificazione nazionale, a capire le ragioni nella pur suicida decisione di moire non per la Patria, con la maiuscola, ma per Hitler e il suo ormai subordinato Mussolini.

       Gli 81 anni passati dal 25 aprile 1945, e gli ottanta dalla proclamazione della Repubblica, non sono bastati ad archiviare quella tragedia. Che rimane aperta nel cosiddetto dibattito politico, cioè nella lotta politica, solo per poterla ritorcere contro quella fascista in erba garbatelliana che sarebbe Giorgia Meloni, e quel fascista mummificato che sarebbe il presidente del Senato, seconda carica dello Stato eccetera eccetera.

       Per continuare a celebrare a loro modo la Resistenza, con la maiuscola d’obbligo, non si resiste da quelle parti alla coltivazione dell’odio e di quell’accessorio che è il turpiloquio.  

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