La lotta continua del giornale Domani a Giorgia Meloni: dall’alluvione ai bambini per commissione

Vi è qualcosa di peggio del peggio quando madre Natura, con o senza la complicità degli uomini che ne abusano, si scatena e fa dire anche a un non credente, ora persino messianico, Achille Occhetto che “Il Signore ha mandato il diluvio” per punizione. 

Peggiore di una sciagura, come sicuramente è quella in corso in Emilia-Romagna, è l’uso che riesce a farne certa politica o certo giornalismo che se ne alimenta o, peggio ancora, la nutre. Chiamiamolo pure giornalismo politico. 

Faccio l’esempio di Domani, il quotidiano radical-elitario fondato da Carlo De Benedetti dopo avere visto trasformare dai figli e poi vendere La Repubblica, quella di carta, che egli aveva acquistato dalla buonanima del fondatore Eugenio  Scalfari.

Venerdì 19 maggio il giornale dell’ingegnere interrompe del tutto casualmente, per carità, la campagna avviata contro la premier e la sua famiglia allargata per lamentare su tutta la prima pagina “vittime e fango in Emilia Romagna ma Meloni non riunisce il governo”, né lo convoca dal Giappone, dov’è in missione non di piacere ma di Stato per il G7. Potrebbe lasciarlo presiedere a Palazzo Chigi da uno dei suoi due vice, o da un altro ancora, in caso di impedimento di entrambi. Come se il governo per il fatto stesso di riunirsi avesse potuto fermare acqua e fango. 

Sabato 20 maggio, perdurando il G7 ma anche il maltempo un pò dappertutto in Italia,  sull’Emilia Romagna in modo straordinario, Domani oppone, sempre su tutta la prima pagina, alla “emergenza infinita” la Meloni che “non torna dal Giappone”. E addirittura continua a prevedere nel programma di rientro “una tappa in Kazakistan”. Davvero sfacciata, insolente, disumana questa premier pur così solerte in Giappone a mostrare sul suo telefonino le immagini della propria terra devastata raccogliendo la comprensione, la solidarietà e la disponibilità ad ogni possibile aiuto dagli altri “Grandi”, con la maiuscola.

Domenica 21 maggio il giornale dell’ingegnere registra e riferisce, sempre su tutta la prima pagina, e con la puntualità degli orologi che si fabbricano nel Paese dove risiede e paga le tasse il suo editore, la Svizzera, che “Meloni si è accorta dell’alluvione e torna (finalmente) in Italia”. Ma -si affretta a spiegare in quello che tecnicamente si chiama sommario del titolo- “in realtà ha anticipato il rientro di qualche ora”, non di più, saltando la tappa del Kazakistan, evitando di passare per Roma e atterrando direttamente a Forlì, anzi “atterrita”, come da vignetta della Gazzetta del Mezzogiorno.

Oggi, lunedì 22 maggio, Domani salva (finalmente) la faccia riferendo on line della Meloni fra gli alluvionati che “evita la passerella”, pur contestatale da alcuni dimostranti, “e promette risposte immediate”. Le viene perdonata persino la camicia di un verde leghista. Ma nella versione cartacea il giornale dell’ingegnere apre contro la Meloni un’altra offensiva, incolpandola di essere “contro i bambini” perché non ne vuole la gestazione per altri. 

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