Tutto è diventato relativo sulla strada del governo Conte

            Si è fatto tutto relativo nel percorso scelto da Giuseppe Conte per la “resistenza” -ha scritto dal Quirinale Marzio Breda per il Corriere della Sera- “ad abbandonare la nave semiaffondata” del governo dopo il ritiro della delegazione renziana. Tutto comunque è “sotto la lente” del presidente della Repubblica, attento anche ai toni di Conti nella richiesta di una rinnovata fiducia parlamentare.

            Relativa, o semplice, è la maggioranza che, fallito l’aggancio di un adeguato numero di “responsabili”, “costruttori”, “mercenari”, “voltagabbana”, secondo i vari gusti di chi li giudica, Conte sembra destinato a raccogliere al Senato, al di sotto della quota fatidica  e assoluta di 161 voti, equivalenti alla metà più uno dell’assemblea. Necessaria per approvare leggi importanti come uno scostamento di bilancio o la modifica di una norma costituzionale, la maggioranza assoluta non lo è per dare la fiducia al governo. Alla quale basta la maggioranza dei presenti.

            Disporre di una maggioranza relativa, considerati i passaggi importanti nei quali è richiesta la maggioranza assoluta e i lavori nelle commissioni, dove le proporzioni della rappresentanza possono risultare diverse dall’aula, significa per un governo essere praticamente di minoranza. Esso gioca ai dadi, o quasi, ogni volta che si sottopone ad una votazione.  Conte si accontenta lo stesso, forte anche di non pochi precedenti, magari scommettendo che, una volta sfuggito alla sfiducia, possa trovare il tempo e le condizioni di raccogliere le adesioni mancategli nella preparazione del passaggio parlamentare di oggi e domani.

            Relativa è persino l’opposizione di Renzi, che è tentato dall’astensione in prima battuta, riservandosi la “durezza” nelle fasi successive, in vista delle quali tuttavia “il medico della crisi”, come si è autodefinito Clemente Mastella, cercherà di “tirarlo dentro” la maggioranza daccapo, ha detto  il sindaco di Benevento in interviste spavalde  a Repubblica e al Messaggero.

            Relativa è la solidarietà a Conte espressa dal Pd e appena ribadita nella direzione dal segretario Nicola Zingaretti. A dubitarne sono in parecchi sotto le 5 stelle, come dimostrano i titoli e gli articoli del Fatto Quotidiano che raccoglie gli umori dei parlamentari grillini meglio e più di ogni altro giornale per assonanze di cuore e di cervello.

            Relativo è l’abbraccio a Conte riproposto da Beppe Grillo in persona una vecchia foto scattata alla presenza anche di Luigi Di Maio. Neppure Grillo però riesce ormai a controllare davvero la sua creatura politica, diventata una tonnara quasi quanto il Parlamento da quando ne sono stati ridotti i seggi e nessuno ne vuole anticipare la prossima edizione a ranghi appunto ridotti.

             Quasi per cautelarsi da una lady Mastella ministra della famiglia e simili e dimostrare la loro risolutezza sulle questioni che contano i grillini si sono irrigiditi in questi giorni nel loro no ai finanziamenti europei con la sigla del Mes per il potenziamento del servizio sanitario. E lo stesso Grillo ha cambiato filosofo di riferimento, passando nel suo blog personale dallo svizzero Jean-Jacques Rousseau, caro ai Casaleggio, all’inglese e meno antico Bertrand Russell, secondo il quale “là dove l’ambiente è stupido, o prevenuto, o crudele, è un segno di merito essergli di contrasto”. E basta poco, con Grillo, perché qualcuno diventi stupido, forse anche Conte.  

 

 

 

 

 

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