In memoria di Diego Armando Maradona, mille volte preferibile a Beppe Grillo

            Giustamente, molto giustamente, il buon Emilio Giannelli non ha saputo resistere nella sua vignetta di prima pagina sul Corriere della Sera alla tentazione di accoppiare a suo modo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i suoi eterni problemi di composizione dei contrasti nella eterogenea maggioranza di governo, al rimpianto dell’appena scomparso Diego Armando Maradona, con tanto di pochette del campione infilata nel taschino della giacca.

            Certo, il salto da Aldo Moro, più volte evocato da Conte come suo ispiratore, a Maradona è un po’ acrobatico. Ma dà in qualche modo l’idea della disperata situazione politica in cui versa un presidente del Consiglio al quale non bastano più neppure le preghiere a Moro per uscire dalla paralisi in cui si è cacciato. Ora è il turno delle doti magiche di genio e sregolatezza  di Maradona per cercare di far quadrare, si fa per dire,  i conti di scostamento del bilancio di governo.

            “Giocatore onirico e circense”, ha scritto di Maradona sul Corriere della Sera Walter Veltroni, finalmente restituitoci alle sue migliori e più simpatiche dimensioni di scrittore, saggista, giallista ed altro ancora, dopo una lunga esperienza politica nella quale -lo confesso- fui ad un certo punto tentato anche di condividerne le scelte. Accadde, in particolare, quando egli fondò il Pd a vocazione cosiddetta maggioritaria, salvo affondarlo all’istante con l’apparentamento elettorale con l’allora Italia dei Valori più o meno bollati di Antonio Di Pietro. Dio mio, Walter, che errore.

            Aldo Cazzullo invece ha ricordato di Maradona, sempre sul Corriere,  perdonandogliene tutte, le sfuriate contro i giornalisti, sino alla promessa -non so sino a che punto davvero mantenuta, di non “sparare più loro addosso”. Ma poi egli sarebbe stato superato da un emulo di teatro prestatosi alla politica italiana con tutti gli effetti che conosciamo: tale Beppe Grillo. Che dei giornalisti, senza rimediarsi quello che meritava, anzi spingendo ancora di più il suo movimento verso la maggioranza relativa dei seggi parlamentari, disse di volere fare un solo boccone  per il gusto poi di “vomitarlo” su qualcuno dei piatti  o delle sputacchiere al ristorante dell’albergo romano dove soleva soggiornare con vista sui fori imperiali.

            Ne abbiamo viste e sentite, in Italia, negli ultimi anni, dopo che avevamo pensato di avere visto e sentito il peggio ai tempi del terrorismo.

            Anche per questo, pensando alla morte di Maradona, mi riconosco nel felicissimo titolo di Repubblica sul “calcio che va in Paradiso”, e nella vignetta di Stefano Rolli sul Secolo XIX col campione che invoca simpaticamente la misericordia di Dio per avere abusato della sua mano spingendo la palla in rete. E mi spiace non poter dire né sperare, al momento, che possa andare in Paradiso, o all’Inferno, come preferite, e sempre al maiuscolo, questa specie di politica con cui siano costretti a convivere ormai da troppo tempo.

 

 

 

 

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