L’irrinunciabile ricorso di Travaglio alla clava contro Berlusconi

            Non  occorre scomodare i terroristi sanguinari per capire i guai di cui è capace certa satira gestita con la leggerezza, la disinvoltura e addirittura la dichiarata, compiaciuta “cattiveria” di una rubrichetta presuntivamente felice di giornata di un foglio che vorrebbe essere un giornale ma non riesce a liberarsi della gabbia di un’officina. Dove tutto viene pensato e modellato con la fiamma ossidrica in mano, fino a quando l’oggetto non diventa l’arma desiderata.

            Prendete Il Fatto Quotidiano di oggi e il modo in cui ha tenuto ad occuparsi di uno degli argomenti politici sul tappeto, cresciuto non certo come un fungo nel bosco dopo una giornata di pioggia: il ruolo che è tornato ad avere dietro le quinte Silvio Berlusconi, alla sua età e con i suoi guai, nello scenario a dir poco confuso della maggioranza di governo. Dove non vi è più un argomento, dico uno, né epidemico né ordinario, a mettere veramente d’accordo le varie e scombinatissime componenti: forse neppure più la paura di una vittoria elettorale di Matteo Salvini, pur evocata ancora un giorno sì e l’altro pure per seminare il panico.

            Anche fra i venditori di castagne nelle strade di Roma, al netto dei divieti di Palazzo Chigi e dintorni,  si parla, si sussurra e quant’altro dei posti più svariati dove si incontrano con finta segretezza emissari più o meno fidati di Berlusconi e maggiordomi con pari grado del campo vagamente governativo per saltare il fosso di giornata ed evitare che qualcuno vi finisca dentro con una crisi dalla quale non poter essere salvato neppure ricorrendo ad una gru.

            Ormai non dico Giuseppe Conte, con quel nome quasi nobiliare che porta, ma neppure certi grillini dall’antico e sprezzante linguaggio antiberlusconiano, a cominciare da Luigi Di Maio, ora alla scoperta anche del pianeta Baden dopo gli studi sprecati appresso a Donal Trump,  parlano più di Berlusconi come una volta. Un tocco di umanità lo riconoscono anche a lui, pensando che sotto sotto, in fondo in fondo, qualcosa di buono potrebbe arrivare anche a loro da un gesto di attenzione, specie parlamentare, o anche di distrazione.

            Invece quel guardiano impertinente e arcigno dell’ordine sovran-grillino Marco Travaglio che ti fa? T’infila nella “cattiveria” di giornata  del suo rasoio di carta la traduzione di un’offerta di Berlusconi e Forza Italia alla maggioranza giallorossa in difficoltà in un “aiuto” giudiziariamente classificabile come “concorso esterno”, naturalmente in associazione mafiosa.

            Poiché Travaglio ha notoriamente estimatori e tifosi anche a destra, persino nel centrodestra, il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, Renato Farina e amici gli è corso appresso riaccoppiando in prima pagina Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, richiamato quest’ultimo non so da quale legione straniera fosse finito dopo la fallita esperienza prima di delfino e poi di concorrente del Cavaliere, ai tempi ormai preistorici di Enrico Letta e di Matteo Renzi.

 

 

 

 

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