La pezza del presidente del Consiglio forse peggiore del buco…

            Siamo proprio sicuri che del grande traffico registrato nelle ultime ventiquattro ore a Palazzo Chigi il prodotto maggiore sia stato il pur voluminoso decreto legge su sicurezza e immigrazione fortemente voluto dal leader leghista Matteo Salvini e infine approvato dal Consiglio dei Ministri, una volta tanto davvero e non “salvo intese”?  Come è invece avvenuto per altri provvedimenti che il presidente della Repubblica sta ancora aspettando al Quirinale.

           Anche a costo di scandalizzarvi, penso che per capire stile e spirito del governo gialloverde, annunciato come quello “del cambiamento”, titolo anche del “contratto” stipulato fra grillini e leghisti, nell’ordine della loro consistenza parlamentare, più importante del decreto Salvini siano stati gli incontri avuti dal presidente del Consiglio sulla preparazione della legge di bilancio: a cominciare da quello col ragioniere generale dello Stato Daniele Franco. Che, pronto nei giorni scorsi a lasciare per andarsi a godere le sue amatissime Dolomiti, ha accettato l’invito doppio di Giuseppe Conte: doppio perché il presidente del Consiglio ha voluto incontrare l’altissimo funzionario dello Stato prima da solo e poi col ministro dell’Economia Giovanni Tria e con altri dirigenti del superdicastero di via XX Settembre.

            Con questa iniziativa probabilmente il professore e avvocato Conte ha voluto mettere una pezza, diciamo così, allo sbrego da lui stesso apportato alla tela dello Stato durante il suo pellegrinaggio alla tomba di Padre Pio interrompendo preghiere e visite per unirsi al lontano vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio nella difesa del portavoce di Palazzo Chigi Rocco Casalino. Di cui erano state appena diffuse proteste e minacce a viva voce telefonica contro l’alta burocrazia del Ministero dell’Economia. Che saboterebbe il programma del governo stringendo i cordoni della borsa e andrebbe più o meno epurata.

            “Il governo si fida di voi”, ha detto il presidente del Consiglio al ragioniere generale dello Stato e poi agli altri dirigenti, nell’incontro con la partecipazione anche del ministro Tria. Ma, sempre secondo i resoconti non smentiti, ha aggiunto: “Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte”. E con questo, magari al di là delle sue intenzioni, Conte ha finito per fare rientrare dalla finestra le proteste del suo portavoce, che sembravano essere state cacciate dalla porta, sia pure con qualche ritardo, con le iniziali parole di fiducia.

            Quel “dobbiamo remare tutti dalla stessa parte” può francamente apparire un’esortazione dettata dalla convinzione espressa appunto dal portavoce di Palazzo Chigi, da Luigi Di Maio e da altri esponenti del movimento delle 5 Stelle che non tutti lo abbiano fatto dalla nascita del governo gialloverde, tarpandogli le ali.   

           

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