La solita gazzarra politica sulla tragedia di turno nei soccorsi a mare

            Non vorrei trovarmi nei panni della giornalista tedesca Nadia Kriwald e del collega libico Emad Matoug: i testimoni, oltre che cronisti, che hanno smentito i soccorritori volontari di una nave spagnola il cui racconto, supportato dalla foto di un bimbo annegato, ha fatto il giro mediatico del mondo per addossarne la colpa ai militari della Libia. I quali avrebbero prelevato dal solito gommone in avaria 158 persone lasciando in mare deliberatamente  due donne che si erano rifiutate di tornare sulla costa di provenienza, una delle quali poi morta col suo bambino.

            La credibilità dei due giornalisti e testimoni, che hanno riconosciuto ai soccorritori libici di avere salvato e prelevato tutti i naufraghi, nessuno escluso, è stata subito contestata per il fatto che essi erano ospiti della motovedetta militare di Tripoli. Che ci stavano a fare  su quel mezzo ?, hanno chiesto degli emuli del Giulio Andreotti che soleva dire: a pensare male si fa peccato ma s’indovina, cioè ci si azzecca. Eppure non mancano cronisti presenti per il loro mestiere anche sui mezzi della Guardia Costiera ed altri della marineria militare italiana.

            Ma il guaio maggiore per i due testimoni a discolpa dei soccorritori libici è il sospetto, alternativo alla loro versione, che i due cadaveri addossati alla responsabilità dei militari di Tripoli siano stati portati lì apposta, trovati chissà dove, dai volontari della nave spagnola per costruirci un caso. Un sospetto un po’ debole, a dire il vero, perché la donna sopravvissuta al naufragio, di cui pure hanno fatto il giro mediatico del mondo le foto, potrebbe smentirlo. E’ tuttavia curiosa la coincidenza, anzi la tempestività con la quale tutta la vicenda è esplosa nel bel mezzo dello scontro fra la Commissione Europea di Bruxelles e il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini sulla “sicurezza” degli approdi libici e, indirettamente, sull’affidabilità dei soccorsi gestiti dalle autorità di quel paese. Su cui invece il nuovo governo italiano punta con decisione, avendovi peraltro contribuito e contribuendo tuttora con mezzi e addestramenti.

            La questione dei migranti e dei soccorsi in mare, già drammatica di suo, anche nelle dimensioni ridotte in cui il nuovo governo l’ha ereditata da quello di Paolo Gentiloni grazie all’azione svolta dall’allora ministro dell’Interno Carlo Minniti, è diventata più tossica da quando è stata assunta come bandiera, e con risultati elettorali di peso, dalla Lega di Matteo Salvini. E poiché le campagne elettorali in Italia non finiscono mai, essendocene sempre una alle porte, di ogni grado e livello,  il quadro non cambierà se non in peggio.

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