Il governo ha problemi di pilotaggio, anche se Matteo Salvini lo nega

            Prima di volare a Mosca per la finale dei campionati mondiali di calcio tifando Croazia contro la Francia -almeno quella di Emmanuel Macron, che ricambia la sua ostilità- Matteo Salvini ha scritto al Corriere della Sera per garantire che in Italia “un pilota al comando c’è”. E sarebbe naturalmente lui, il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno. Che si è appena preso una rivincita, diciamo così, sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’affare dello sbarco di 67 migranti a Trapani, praticamente imposto dal capo dello Stato dopo il loro blocco voluto dal Viminale sul pattugliatore italiano Ubaldo Diciotti, in attesa che la Procura vi  disponesse qualche arresto.

            Le misure reclamate da Salvini, essendo stati quei migranti trasferiti sul pattugliatore dopo minacce subìte dall’equipaggio di un’altra nave italiana che intendeva consegnarli alla guardia costiera libica, non si sono rivelate arbitrarie. I due fermi a carico dei sospettati di dirottamento o altro sono stati confermati dalla magistratura.

            Anche la vicenda successiva di sbarchi bloccati al largo delle coste italiane, dopo il trasbordo di 451 migranti da un barcone su due navi militari italiane, si è sviluppata secondo la linea reclamata dal ministro dell’Interno. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha strappato l’impegno dei governi di Malta, di Parigi  e di Berlino di prendersene in carico 150, salvo altre destinazioni ancora in corso di trattativa a livello europeo.

            Al netto dei toni spesso troppo sbrigativi, e dei suoi curiosi rapporti privilegiati con paesi europei come l’Ungheria e l’Austria, che dell’accoglienza ai migranti non vogliono neppure sentir parlare, Salvini qualche risultato lo sta obiettivamente raccogliendo. Come ha ricordato al Corriere, durante i 44 giorni da lui trascorsi al Viminale gli sbarchi in Italia sono stati 3.716, contro i 31.421 dell’analogo periodo dell’anno scorso.

            Ma un problema di “pilotaggio”, come lo ha chiamato l’editorialista del Corriere Antonio Polito, cui Salvini ha risposto con la sua lettera di assicurazioni, resta aperto nel governo gialloverde. Alle spalle, o fra i piedi,  del cui presidente scoppia un problema quasi ogni giorno. L’ultimo è stato sollevato dall’altro vice presidente del Consiglio, il grillino Luigi Di Maio, accusando i burocrati del Ministero dell’Economia, difesi immediatamente dal titolare del dicastero, di avere manipolato la relazione tecnica del cosiddetto decreto legge della dignità contro il precariato. E’ il provvedimento varato il 2 luglio a Palazzo Chigi e finalmente approdato nella tipografia della Gazzetta Ufficiale.

            Schermata 2018-07-15 alle 08.19.30.jpgNella relazione, contro i cui estensori sono volate parole grosse di Di Maio che hanno scatenato la fantasia dei vignettisti, si prevede la perdita di ottomila posti di lavoro ogni anno per effetto della stretta sui contratti a termine. Un aumento della disoccupazione creato dalla lotta al precariato, e previsto anche dall’Inps,  è quanto meno un’autorete, non certamente compensabile sul piano economico e sociale dalla prospettiva tanto onerosa quanto incerta del cosiddetto reddito di cittadinanza. Che ha consentito ai grillini di raccogliere tanti voti nelle zone più disagiate del Paese. Dove la delusione per le promesse troppo ambiziose dei pentastellati comincia a farsi sentire, visto che i sondaggi elettorali hanno portato il movimento di Beppe Grillo quattro punti sotto il risultato del 4 marzo scorso.

            Dello scontro verificatosi, sia pure con una coda di smentite e precisazioni,  fra i Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro da una parte e il Ministero dell’Economia dall’altro,  il presidente del Consiglio dovrà pure trovare il tempo di occuparsi tra una telefonata e l’altra con gli omologhi europei per trovare altri paesi, oltre a Malta, alla Francia e alla Germania, disposti ad accollarsi qualcuno dei rimanenti 301 migranti in attesa di destinazione sulle due navi militari italiane che li hanno prelevati da un peschereccio, o barcone, partito dalle coste libiche. Dove i trafficanti stanno almeno dismettendo, di fronte ai problemi creati loro da Salvini, gli ancor più precari gommoni soccorsi a richiesta nelle settimane scorse, dopo qualche frazione d’ora di navigazione, dalle navi delle organizzazioni volontarie battenti spesso bandiere di dubbia legittimità.

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