Il governo Conte fra gli auguri e gli scongiuri di Monti e di Scalfari

            Proprio nel giorno di un turno elettorale amministrativo in cui, da Brescia a Catania, i due partiti al governo sperano di vedere confermata la tendenza che li ha portati a Palazzo Chigi con due vice di un presidente del Consiglio dichiaratamente esecutore del loro “contratto”, Mario Monti sul Corriere della Sera ha chiesto a grillini e leghisti di “cambiare in parte se stessi, dismettendo un abito mentale che li ha aiutati a conquistare voti ma che si ritorcerebbe contro di loro”, adesso che detengono il potere. Si ritorcerebbe a tal punto da condannarli -ha ammonito Monti ripetendosi rispetto al discorso pronunciato qualche giorno fa al Senato sulla fiducia- all’esperienza “coloniale” della troika europea. Monti.jpgSarebbe un triste epilogo per il pur “promettente esperimento nato in questi giorni”, ha scritto ancora l’ex presidente del Consiglio, ancora orgoglioso di avere risparmiato all’Italia una simile prova subentrando a Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi nell’autunno del 2011. E magari ringraziandolo in privato della controfirma che il Cavaliere aveva voluto apporre, pur non essendo tenuto, al generoso laticlavio concesso dal capo dello Stato all’ancora nominando presidente del Consiglio.

            Sarà ben difficile, obiettivamente, che grillini e leghisti rinuncino alle loro abitudini e nature, che li fanno un po’ come lo scorpione con la rana prestatasi ingenuamente a trasportarlo da una riva all’altra del fiume.

            Non meno preoccupato, e comunque privo di alcuna concessione ai soliti ossimori degli auspici dettati dalla buona educazione, è il commento politico dedicato al governo sulla sua Repubblica da Eugenio Scalfari. Il quale ne denuncia il carattere “razzista”, oltre che populista, e ne teme la pur “fantasmagorica” durata di quattro anni, che consentirebbe a grillini e leghisti, uniti dal potere nonostante le loro contraddizioni, di eleggersi nel 2022 il nuovo presidente della Repubblica, alla scadenza ordinaria del mandato di Sergio Mattarella. Essi avrebbero l’occasione di scegliersi un successore più “malleabile”, visti i grattacapi che Mattarella  ha loro procurato in uno dei passaggi conclusivi della lunga crisi di governo negando la nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia per sospetto abuso di euroscetticismo, ma poi nominandolo curiosamente a ministro proprio per gli affari europei.

            Scalfari, in verità, che pure da vecchio elettore dichiaratamente di sinistra aveva scambiato i grillini per la nuova sinistra, teme ancora di più. In particolare, egli ha paura che la maggioranza gialloverde trovi il tempo e il modo di trasformarsi in “regime” approvando una riforma della Costituzione che renda anche inutile la ricerca di un presidente della Repubblica più malleabile: gli sarebbero cautelativamente e stabilmente ridotte prerogative e quant’altro.

            I numeri parlamentari per una simile riforma, peraltro in controtendenza rispetto a un presidenzialismo supportato dall’elezione diretta, che è preferito dal pubblico quando lo si sonda, la maggioranza pentastellata non ce l’ha.  Al massimo essa potrebbe produrre una riforma a rischio di bocciatura nel referendum cosiddetto confermativo, per evitare il quale occorrerebbe disporre alla Camera e al Senato dei due terzi dei voti dei loro componenti.

           Rolli.jpg Verrebbe quindi voglia di augurare a Scalfari sogni e visioni più tranquille, almeno per i suoi gusti. E di prepararsi solo allo spettacolo, appena prenotato in Canada dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il vertice del G7. Dove l’alleato “privilegiato” Donald Trump, tra il soddisfatto e l’incuriosito, ha dato appuntamento alla Casa Bianca al nuovo titolare di Palazzo Chigi scatenando, fra l’altro, la perversa fantasia del vignettista Stefano Rolli. Che sul Secolo XIX ha destinato l’ospite italiano alla sostituzione dell’inserviente di colore del presidente statunitense.

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