Il cambio di governo a Madrid non cambia la questione catalana

Il caso ha voluto che le notizie da Madrid sulla caduta del conservatore Mariano Rajoy, dopo sette anni di guida del governo, e sul ritorno dei socialisti al palazzo della Moncloa con Pedro Sanchez siano arrivate mentre finivo di leggere le “Lettere da Barcellona” di Bobo Craxi, fresche di stampa per le Biblion Edizioni. E molto critiche con Rajoy per la gestione “giudiziaria” della questione catalana. Alla quale il mio amico Bobo era già sensibile di suo, ma si è ancora di più interessato da quando ha accompagnato il figlio Benedetto per quella che ha chiamato “la sua avventura universitaria” a Barcellona. Che Bobo, amandola ancora di più dopo la strage terroristica dell’estate scorsa, vede e desidera più come “la Capitale dell’Europa del Sud” che la Capitale di una Catalogna irrealisticamente indipendente, pur in un’Europa che è sembrata saper risvegliare anche certi vecchi vulcani.

Tanto si è appassionato Bobo alla questione catalana da essersi guadagnato nel bel mezzo della crisi l’invito a cena di un  “mite e ragionevole”  Carles Puigdemont, il leader catalano destinato poi a rifugiarsi all’estero: prima in Belgio e poi in Germania, dove sta tuttavia rischiando di nuovo l’arresto e l’estradizione. E’ nelle carceri spagnole che Rajoy lo avrebbe voluto vedere per ribellione, sedizione e appropriazione indebita, non essendogli bastato il commissariamento della Generalitat catalana dopo il referendum del 1° ottobre dell’anno scorso sull’indipendenza della Catalogna, fronteggiato dal governo spagnolo con la faccia feroce. Un commissariamento peraltro finito subito dopo la caduta di Raioy, sia pure non per suo effetto, essendo stato travolto l’ormai ex premier da una corruzione capillare del suo partito certificata dai giudici dell’Audiencia Nacional.

A Puigdemont, nel corso del lungo e a tratti anche drammatico braccio di ferro con il governo spagnolo, Bobo Craxi ha cercato di dare una mano anche promuovendo e ottenendo in Italia un appello comune con Romano Prodi, già presidente della Commissione Europea, e con Piero Fassino, responsabile della politica estera del Pd, contro “le forzature parlamentari” e “le misure giudiziali e di polizia conseguentemente adottate”, perché né le une né le altre sono “adatte per risolvere una controversia di natura politica”.

Bobo Craxi avrebbe voluto associare anche altri al documento. Ha cercato inutilmente una sponda in Vaticano. Sospetto che abbia provato anche con Silvio Berlusconi, in qualche modo inchiodato però al rapporto di solidarietà politica col partito popolare dell’allora premier spagnolo.

Attrezzato a quell’appello anche per il ruolo di sottosegretario agli Esteri avuto nel secondo governo Prodi, con Massimo D’Alema alla Farnesina, Bobo Craxi non si  è mai fatto comunque illusioni sulla volontà o capacità di ascolto di Raioy. Del quale egli ha scritto alla vigilia dello scorso Natale, scrivendo per l’Haffington Post, che “è un pragmatico cattolico, ma ha l’indole di Maria Antonietta”, convinto da tempo che “il caso catalano si sarebbe “sgonfiato come un soufflé”. Una convinzione -riconosce in un’altra occasione Bobo Craxi- maturata in Rajoy con quella di avere “dalla sua la stragrande maggioranza degli spagnoli che non intendono cedere dinnanzi ad una rottura costituzionale così clamorosa” come l’indipendenza della Catalonia. Ciò lo ha indotto a “un calcolo cinico e non vantaggioso”: cinico per “l’utile elettorale” che poteva derivargli a livello nazionale dalla sconfitta degli indipendentisti catalani, e non vantaggioso perché ha prodotto, fra l’altro, il rafforzamento di un partito minoritario come Ciudadanos “in un punto di riferimento essenziale per una nuova visione della Spagna”.

Ora che Rajoy è uscito di scena, sostituito dal socialista Sanchez, si potrebbe pensare alla possibilità di una svolta politica anche nella gestione della questione catalana. Ma Bobo Craxi, che da socialista conosce bene quelli spagnoli, era prudente prima della caduta di Rajoy sulla loro capacità di cambiare davvero registro, e credo che non abbia nel frattempo cambiato idea. “I socialisti -osserva interloquendo con l’amico Nicola Padovan che se ne dichiara deluso- hanno la base del Sud che mi pare poco incline a concessioni pro-catalane”, anche se il partito “si muove in una direzione più dialogante”.

La questione sembra quindi destinata a rimanere di difficile soluzione. Ma una via d’uscita ragionevole, senza procurare alla Spagna e, più in generale, all’Europa già attraversata da tante crisi danni maggiori di quanti non ne abbiano subiti, si dovrà pur trovare. E all’insegna di un realismo ispirato a Bobo Craxi dall’adagio di un vecchio scrittore catalano, Narcis Oller, cui è intestata una piazza di Gracìa, dove egli ha accompagnato il figliolo a sistemarsi per seguire gli studi. “Dicano quello che vogliono i moralisti, l’ipocrisia -scriveva Oller, morto a Barcellona nel 1930 a 84 anni- è una virtù pubblica, necessaria alla pace e a perpetuare la specie umana. Senza quella non spenderemo tutto all’armeria?”.

“Una via di uscita amichevole e ipocrita potrebbe scongiurare quello che ormai viene definito il choque dei due treni che stanno correndo sullo stesso binario, ma da direzioni opposte: quello del governo spagnolo a difesa della sovranità e della corona, quello della Generalitat catalana, che vuole arrivare sino in fondo e ottenere  un’agognata indipendencia”, scriveva Bobo Craxi sul Dubbio l’anno scorso di questi tempi, prima del referendum del 1° ottobre e delle complicazioni che ne sarebbero derivate.

Strano destino quello del mio amico Bobo. A 28 anni, segretario cittadino del Psi a Milano e consigliere comunale a Palazzo Marino, gli toccò di assistere alla crisi della cosiddetta prima Repubblica italiana, che ebbe come principale vittima, e capro espiatorio, papà Bettino. A 53 anni, da padre di uno studente universitario a Barcellona, partecipa al dramma di un altro paese di questa Europa tormentata. In mezzo a questi traumi europei egli ha vissuto anche le cosiddette primavere arabe, arrivate sino alla Tunisia tanto cara alla sua famiglia e diventate -strada facendo- degli autentici inferni.

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: