Continua la manipolazione dell’inchiesta targata Consip

Orfano dell’Unità, che aveva generosamente cercato di salvare dall’ultima e forse definitiva chiusura, l’imperdibile Sergio Staino ha rappresentato sul Dubbio -e dove sennò, col nome che ha questa testata diretta da Piero Sansonetti?- la reazione dei lettori comuni di fronte agli sviluppi della complessa vicenda giudiziaria della Consip, cominciata a Napoli e ramificatasi a Roma.

La scarcerazione di Alfredo Romeo, ordinata dal tribunale del riesame di Roma, costretto dalla Cassazione a tornare su un ricorso sbrigativamente respinto in prima battuta, non è avvenuta perché l’imputato non poteva più inquinare le prove, né ripetere il reato contestatogli di corruzione, né fuggire, come annunciato invece dal giornale di Marco Travaglio, ma per la carenza, le contraddizioni delle accuse, e forse anche gli abusi compiuti nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli. Dove lavora il pubblico ministero Henry John Woodcock, su cui Staino si è praticamente chiesto se non sia il sinonimo dell’errore giudiziario procurato, non subìto.

Il magistrato col quale Staino se l’è presa è già sotto inchiesta penale e disciplinare. Egli merita naturalmente tutte le garanzie dovute ad un indagato. Sarei disonesto se non facessi questa premessa. Va detto inoltre che, per quanto responsabile dell’inchiesta nella fase napoletana, Woodccok non ha fatto, né poteva fare tutto da solo. Le intercettazioni di Romeo, che prima ne provocarono l’arresto e poi coinvolsero giudiziariamente e mediaticamente nelle indagini anche il padre di Matteo Renzi, con effetti non irrilevanti sul dibattito politico, a dir poco, oltre ad essere state forse troppo invasive, adottate cioè con mezzi e criteri non consentiti dal tipo di reato contestato all’imprenditore campano, ma sono state sicuramente manipolate dalla polizia giudiziaria proprio nella parte riguardante Renzi. A risponderne è già stato chiamato dalla Procura di Roma un capitano dei Carabinieri di cui Voodcok ha difeso quanto meno la buona fede, senza poter tuttavia contestare o eliminare il sospetto che quella manipolazione abbia potuto indurre anche lui in errore: sempre in buona fede, per carità, ma non senza effetti giudiziari e mediatici. E ciò al netto di tutte le fughe di notizie che sono anch’esse oggetto di inchieste.

E’ un pasticcio, come si vede, enorme. Che ha messo in tale imbarazzo i giornali abituati a cavalcare le indagini anticipando i processi da mettere la sordina alla notizia della scarcerazione di Romeo, tenuta lontana dalla stragrande parte delle prime pagine. E quando Repubblica ha cercato di rimediare all’errore affrettandosi a intervistare l’imprenditore finalmente liberato, pur incalzandolo con i toni e gli argomenti dell’accusa, il solito Fatto Quotidiano diretto da Travaglio ha liquidato le dichiarazioni di Romeo, fortemente contestatrici nei riguardi degli inquirenti, come “messaggi per rassicurare babbo Renzi su Consip”. Il problema quindi rimane ossessivamente quello del coinvolgimento del padre del segretario del Pd.

E’ la stampa, bellezza. Lo disse tanti anni fa cinematograficamente a Casablanca Humphrey Bogart.

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