Eppure Sansonetti ha tirato le orecchie a Mattarella sul Riformista

Titolo del Riformista

Questa volta dissento dal mio amico Piero Sansonetti. Che sul Riformista da lui diretto con la solita grinta ha scambiato per una specie di spolverino inutile,  se non addirittura nocivo, quella che a me è parsa invece una frustata alle toghe e al loro sindacato, che è notoriamente l’Associazione Nazionale dei Magistrati. Della cui rivista che ha appena cambiato veste il capo dello Stato si aspetta -in una lettera mandata al presidente della stessa Associazione, Giuseppe Santalucia- il contributo ad “un dialogo autentico della Magistratura ordinaria con le istituzioni e con la società”: dialogo che, a mio avviso, e presumo anche nelle convinzioni maturate in Mattarella, è spesso mancato, o si è rovesciato nell’opposto, cioè in un’azione di contrasto quasi pregiudiziale.

Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella

Cito una vicenda per tutte: il processo sulla cosiddetta trattativa fra lo Stato e la mafia, in cui si è cercato negli anni scorsi di coinvolgere anche l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e sono stati appena assolti in appello – fra le critiche e le proteste di un bel po’ di magistrati-  eccellenti ufficiali  in uniforme  e rispettabili personaggi politici scambiati dalla  Procura di Palermo e dai giudici di primo grado per complici, praticamente, della mafia in un attentato allo Stato e al suo funzionamento.

Formalmente il processo non è ancora concluso potendo avere, su iniziativa dell’accusa, una coda in Cassazione. Dove però l’ostinata posizione della Procura palermitana, e dei suoi corifei mediatici, è stata già bocciata in un altro processo svoltosi col rito abbreviato, per scelta dell’imputato: l’ex ministro democristiano Calogero Mannino, promotore secondo l’accusa della presunta trattativa finalizzata non alla cattura dei boss responsabili delle stragi mafiose, come avvenuto, ma al soddisfacimento delle pretese dei criminali. Bel tipo di “dialogo” con le istituzioni attraverso processi così chiaramente, direi sfacciatamente arbitrari, nei quali l’accusa si è messa a contestare con tanto di documenti decisioni e valutazioni inappellabili della Cassazione.

Oltre alla denuncia di questo mancato o perverso dialogo, pur senza addentrarsi in questi particolari per evidenti motivi di opportunità istituzionale, avendo per fortuna gli stessi processi  provveduto a smascherarne i responsabili, Mattarella nella sua lettera ha sottolineato la necessità di una “rigenerazione etica e culturale” dei magistrati. Ma con ciò egli avrebbe compiuto quanto meno l’ingenuità -par di capire dalla “critica” formulata da Sansonetti- di scommettere sull’autoriforma di una magistratura mancante di morale e di cultura. Ci sarebbe bisogno non di un’autoriforma ma di una riforma, finalmente imposta ad una magistratura recalcitrante e “corporativa”, lamentata dallo stesso Mattarella nella sua lettera al presidente del sindacato delle toghe

Sergio Mattarella e Francesco Cossiga in una foto d’archivio

Ma la riforma spetta al Parlamento, su iniziativa propria o del governo. Se la prenda dunque, il mio amico Sansonetti, con l’uno e con l’altro, con i loro ritardi, con le loro contraddizioni, con i loro errori, non col presidente della Repubblica, almeno in questa circostanza.: un presidente, peraltro, in scadenza di mandato e dalle abitudini assai diverse di un predecessore, amico e collega di partito come Francesco Cossiga. Che neppure col suo interventismo e le sue picconate, di giorno e di notte, riuscì peraltro ad ottenere risultati diversi.

La frusta di Mattarella, finalmente, sulle toghe e la loro associazione

Titolo del Messaggero
Titolo di Libero

Peccato che le circostanze politiche abbiano fatto passare quasi inosservata sulle prime pagine dei giornali la frusta sia pure metaforica usata dal presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura, Sergio Mattarella, con le toghe e il loro sindacato denunciandone, rispettivamente, le carenze etiche e il corporativismo. Delle venti testate abitualmente selezionate dalla meritoria rassegna stampa del Senato, solo due –Il Messaggero e Libero– hanno ritenuto di trovare uno spazio sia pur modesto alla clamorosa iniziativa del capo dello Stato, assunta con una lettera al presidente dell’Associazione Nazionale dei Magistrati, Giuseppe Santalucia, in occasione della pubblicazione della sua rivista in una nuova veste, utile almeno negli auspici del Quirinale a “stimolare la riflessione e il confronto su temi di costante attualità, sia sul piano giuridico che istituzionale”.

Il comunicato del Quirinale

Il sindacato delle toghe, secondo Mattarella, “lungi dal coltivare corporativismo autoreferenziale, è chiamato a promuovere e sostenere il dialogo autentico della magistratura ordinaria con le istituzioni e la società”. Che spesso -mi permetto di chiosare- escono malconce dalle iniziative giudiziarie e da prese di posizione di singoli magistrati abitualmente coperti dalla loro associazione per il diritto di dire qualsiasi cosa, anche che gli assolti -per esempio- sono solo gli imputati riusciti a “farla franca”.

“Occorre impegnarsi -ha scritto il presidente della Repubblica nel passaggio più urticante della lettera- per assicurare la credibilità della Magistratura che, per essere riconosciuta da tutti i cittadini, ha bisogno di un profondo processo riformatore ed anche di una rigenerazione etica e culturale”. Rigenerazione significa che le attuali condizioni non sono proprio al massimo, diciamo così. Il capo dello Stato non poteva essere più esplicito e, al tempo stesso, dettagliato. Peccato, ripeto, che i giornali abbiano generalmente relegato questo intervento nelle pagine interne: persino una testata come Il Foglio, tre le minori per diffusione ma di solito tra le maggiori nel reclamare ciò che ha appena scritto con la sua autorità il presidente della Repubblica e, ripeto, del Consiglio Superiore della Magistratura.

Titolo di Repubblica
Titolo di Domani

Le circostanze che hanno provocato questa specie di corto circuito informativo sono essenzialmente due, che hanno infatti dominato sulle prime pagine dei quotidiani. La prima è naturalmente la riuscita, per fortuna, dell’operazione green pass voluta dal governo e contrastata da tutti quelli che si erano mobilitati con scioperi, boicottaggi, minacce e quant’altro. “La forza tranquilla del premier”, ha giustamente commentato Repubblica in un titolo. “La linea della fermezza paga molto più dei compromessi”, ha osservato Domani, il quotidiano di Carlo De Benedetti.

Travaglio sul Fatto

Marco Travaglio ha preferito invece tornare a lamentarsi sul suo Fatto Quotidiano del governo “presieduto da un ex banchiere mai votato né indicato da nessuno”. E a temere che Mattarella accettando una conferma tenga “in caldo la poltrona” del Quirinale a Mario Draghi “per un paio d’anni”. E’ proprio un’ossessione a questo punto.

L’altra circostanza è il sostegno illuminante del Pd in Consiglio dei Ministri e dintorni alle resistenze delle 5 Stelle ad una stretta del cosiddetto reddito di cittadinanza, cui sono stati invece predisposti maggiori finanziamenti, nonostante gli abusi e gli sprechi cui sinora si è prestato.

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