Avanspettacolo involontario ma galeotto di Conte davanti a Montecitorio

             Quella casuale, di certo, e divertente foto da avanspettacolo di Giuseppe Conte e uomini della scorta che scavalcano, come ballerini, la catena sistemata per sicurezza davanti al palazzo di Montecitorio sembra scattata apposta per corredare la polemica rappresentazione fatta, a torto o a ragione, da Matteo Salvini della relazione informativa dello stesso Conte al Senato, il giorno prima, sulle controverse missioni di leghisti a Mosca, l’anno scorso, per cercare presunti finanziamenti al loro partito facendo la cresta su affari petroliferi poi svaniti.

            Salvini, attaccatosi in verità a un debole argomento come l’intenzione espressa dal presidente del Consiglio di presentarsi alle Camere nel caso in cui le circostanze, obiettivamente precarie, provocassero la crisi convincendolo a dimettersi anzitempo, ha sospettato a più riprese un tentativo, un proposito e quant’altro del presidente del Consiglio di scavalcare la catena, cioè  limiti e confini, dell’attuale maggioranza gialloverde per offrirsi alla guida di un’altra. Dove i leghisti dovrebbero o potrebbero essere sostituiti dal Pd e da altri volenterosi, “alla Scilipoti”, che oraRepubblica.jpg naviga politicamente tra i forzisti di Silvio Berlusconi, interessati ad evitare le elezioni anticipate che pure auspicano a parole quando reclamano, un giorno sì e l’altro pure, la caduta di un governo che Repubblica, ormai capofila delle opposizioni di ogni grado e colore, ha appena definito “sotto zero”, in tutti i sensi.

            Senza parlare del partito di Berlusconi, dove ormai non serve più un analista per esaminare e descrivere la situazione occorrendo forse un patologo, nel Pd non mi sembrano francamente morire tutti dalla voglia di soccorrere Conte e di garantirgli una maggioranza di riserva con i suoi grillini. Fra i quali peraltro la confusione è ancora più grande, e anche drammatica, di quella dei forzisti: una situazione sul cui fuoco soffia anche il giornale a loro meno ostile, o più favorevole, come preferite, quale Il Fatto Quotidiano. I cui lettori -avverte un titolo di prima pagina conIl Fatto.jpg tono minaccioso per il capo del movimento Luigi Di Maio- danno coralmente dei “traditori” ai dirigenti del partito pronti anche ad ingoiare, al di là di un’apparente intransigenza e rivendicazione di un adeguato passaggio parlamentare, il trasporto ferroviario ad alta velocità delle merci dalla Francia all’Italia, e viceversa: il famoso Tav, nella versione maschile preferita da quel giornale.

            Bene che vada ad un Conte smanioso davvero di cambiare maggioranza, solo poco più della metà del Pd lo soccorrerebbe. Di Scilipoti ce ne vorrebbero non a decine ma a centinaia, forse, per venirne a capo. Via, non è una prospettiva realistica, e neppure seria, per quanto Salvini mostri di vederla e persino di temerla, forse solo per avere o conservare un argomento polemico nei rapporti con i grillini, che non sembrano francamente migliorati neppure dopo l’incontro che ha voluto o potuto finalmente avere col suo omologo a Palazzo Chigi Di Maio.

            Il capo dei grillini, oltre che vice presidente del Consiglio e ancora ministro del (presunto) Sviluppo Economico e del Lavoro verbalmente inteso, ha avuto la disinvoltura di riassumere e commentare l’incontro con Salvini esortandolo praticamente ad andare più d’accordo, o meno  in disaccordo, col presidente Conte. E’ come se il vero e grosso, continuo contenzioso politico non riguardasse invece i due partiti della maggioranza, dove i dispetti dell’uno all’altro sono quotidiani e vistosissimi. L’ultimo episodio, dopo i vuoti d’aula al Senato, è quello della Camera, dove 17 grillini si sono rifiutati di convertire in legge la seconda edizione del decreto cosiddetto della sicurezza, confortati dal presidente in persona dell’assemblea, Roberto Fico. Che si è tenuto lontano dalla votazione per evitare evidentemente di annunciarne lo sgradito risultato positivo per il provvedimento.

            In pratica, Di Maio nell’incontro con Salvini ha cercato, con sprezzo del ridicolo, francamente, di assumere una specie di funzione arbitrale. E ciò proprio nel giorno in cui, cogliendo l’occasione offertagli dalla cosiddetta cerimonia del ventaglio, cioè dallo scambio degli auguri estivi con la stampa parlamentare, il presidente della Repubblica ha voluto ricordare che le funzioni arbitrali spettano a lui, e a lui soltanto, almeno nel corso della legislatura, fra un’elezione e l’altra per il rinnovo delle Camere, ordinario o anticipato che sia.

            Mattarella naturalmente ha ragione, peraltro anche a soffrire il caldo come nella vignetta di Emilio Giannelli sulla Giannelli.jpgprima pagina del Corriere della Sera, dove vedo che per fortuna va scemando l’entusiasmo per Conte che ha un po’ tradito nei giorni scorsi l’ex direttore e tuttora autorevole editorialista Paolo Mieli. Ma Mattarella sa -e non ha certamente bisogno che glielo ricordi un anziano giornalista parlamentare come me- che all’arbitro spetta anche il compito, quando serve, di fischiare il rigore e di levare il cartellino rosso dell’espulsione del giocatore dal campo della partita.

 

 

 

 

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