Mal di mare fra i grillini… in navigazione sulla Diciotti con Salvini

Cronaca poco gratificante, per chi l’ha ricevuta, di un’assemblea o riunione del gruppo grillino al Senato sul Fatto Quotidiano. Ai cui lettori Luca De Carolis ha riferito con onestà e precisione del diffuso scetticismo, a dir poco, sulla fondatezza giuridica e persino sull’opportunità  politica di una risposta positiva del Parlamento, raccomandata invece dal Fatto un giorno si e l’altro pure, alla richiesta del cosiddetto tribunale dei ministri di Catania di processare il titolare del Viminale Matteo Salvini per la vicenda del pattugliatore Diciotti, della Guardia Costiera italiana. Dove furono trattenuti per alcuni giorni in agosto 170 migranti soccorsi in mare dallo stesso pattugliatore ma in attesa, all’ancora nel porto di Catania, di una ripartizione fra più paesi reclamata dal governo. E alla fine ottenuta, per quanto poi vanificata quanto meno dagli ospiti allontanatisi dalle destinazioni loro assegnate dai vescovi italiani che li avevano presi in carico.

Fu notoriamente sequestro aggravato, abuso d’ufficio e altro ancora di penalmente rilevante per i tre giudici tratti a sorte del tribunale dei ministri etneo, difformemente dalla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura locale della Repubblica. Fu invece, per Salvini ma anche per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e per gli altri ministri grillini pronunciatisi sul tema, l’esecuzione di una linea di governo perseguita nell’”interesse pubblico”. Che è protetto dall’articolo 96 della Costituzione, e disposizioni attuative.

Ebbene, grazie anche alle valutazioni dei compagni di partito al governo, molti senatori grillini, avvocati e non, hanno riconosciuto che l’autorizzazione al processo sarebbe una “supercazzola”, potrebbe dire il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio ripetendo la definizione data ad una versione light della Tav auspicata in Val di Susa dal suo omologo leghista Salvini, sempre lui.

A convincere i grillini che hanno provocato con il loro orientamento verso il no “una netta spaccatura” nel gruppo non è valsa neppure la previsione, insistentemente formulata in questi giorni dal Fatto, di un esito positivo, a favore dell’imputato, del processo “curioso, singolare” e quant’altro chiesto dalla magistratura catanese evidentemente solo per una questione di principio. Essa consisterebbe nella necessità, o opportunità, quotidianamente segnalata sempre dal Fatto,  di  lasciare riconoscere l’esistenza di un superiore e pubblico interesse, nella condotta del ministro Salvini, da un tribunale della Repubblica, e non dal Parlamento, cui pure la Costituzione assegna una chiarissima e, direi, anche esclusiva competenza.

Scetticismo, se non decisa contrarietà, è emersa fra i senatori partecipi dell’assemblea anche l’ipotesi di esonerarli da ogni valutazione e decisione affidando direttamente la vicenda ai militanti del movimento, alle prese con i loro computer nella logica e nelle formalità della cosiddetta democrazia digitale.

Il titolista del Fatto al quale è toccata la cronaca della riunione dei senatori grillini se l’è presa, diciamo Il Fatto.jpgcosì, con i fatti, intesi anche come plurale della testata, scomunicando in prima pagina “mezzo M5S” perché “parla come B.”, cioè come Silvio Berlusconi. In verità, nella cronaca questo concetto non si trova, ma qualcuno ha provveduto a mettervelo sopra come un cappello.

Se è per questo, se cioè gli argomenti valgono per chi li sostiene più notoriamente, mi permetto di segnalare al titolista del Fatto ciò che ha dichiarato ad Annalisa Chirico, per un’intervista al Foglio pubblicata lunedì scorso,  l’insospettabile -credo- Antonio Di Pietro. Che per i suoi trascorsi professionali può ben essere considerato un’autorità nella materia trattata nella riunione dei senatori a cinque stelle.

“Il tribunale dei ministri di Catania- ha spiegato l’ex magistrato simbolo di Mani pulite- ha chiamato il Parlamento a una sacrosanta assunzione di responsabilità. I senatori devono stabilire se quella decisione di Salvini fu atto politico o per fini politici. A me pare evidente che il caso rientri nella prima fattispecie. Il M5S deve votare non in base a una regoletta generale per cui bisogna dire sempre sì a ogni richiesta dei giudici, ma deve esprimersi sulla vicenda specifica, possibilmente dopo aver letto le 52 pagine dell’atto, ammesso che i senatori sappiano leggere e comprendano ciò che leggono”. “Salvini non va processato”, ha detto papale papale Di Pietro senza avventurarsi, per fortuna, in congiuntivi o altro.

Richiesto di una previsione su come finirà il tormento in corso fra i grillini, “Tonino” ha forse  deluso le aspettative dell’intervistatrice, vista la posizione favorevole al processo curiosamente assunta dal Foglio, dove prevale evidentemente in questa vicenda, sul garantismo abituale di Giuliano Ferrara, la voglia matta di vedere Salvini nei guai.

“Alla fine  voteranno contro l’autorizzazione a procedere”, ha preconizzato Di Pietro parlando sempre dei grillini, ma dando del loro felice approdo una infelice, anzi spietata spiegazione, DiPietro e Grillo.jpgdavvero a sorpresa rispetto all’interesse da lui mostrato sino a qualche mese fa per la “novità”, il cambiamento e quant’altro attribuito al loro movimento. “Questi -ha detto l’ex magistrato, ex ministro, ex senatore ed ora felicemente e finalmente avvocato- ingoiano qualunque cosa…Perseguono un unico scopo: restare incollati alla poltrona. Quando gli ricapita? Se perdono il seggio, dai banchi del Parlamento -ha detto ancora Tonino- passano a vendere gelati al banco di fronte a Montecitorio”, o a Palazzo Madama.

Compagnia per compagnia, i grillini contrari al processo a Salvini si trovano scomodamente insieme con Berlusconi e con Di Pietro, quelli favorevoli altrettanto scomodamente con Giuliano Ferrara e con l’ex segretario del Pd Matteo Renzi. Che ha spavaldamente annunciato di voler leggere ben bene le carte per poter votare dal suo banco nel Senato a favore dell’autorizzazione. Incredibile, almeno per me, ma vero.

 

 

 

Pubblicato su Il Dubbio

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