C’è chi torna a casa e chi minaccia di farlo fra leghisti e grillini…

          In attesa di capire, si fa per dire, se il recupero della candidatura leghista di Marcello Foa alla presidenza della Rai ne è stato l’effetto o la causa, resta Foa.jpgincontrovertibile lo shock provocato nella sinistra radicale e fra i grillini dal ritorno del centrodestra sulla scena politica nazionale con l’incontro fra  quegli “incredibili 3”, come ha titolato su tutta la prima pagina il manifesto, quotidianoIl Giornale.jpg dichiaratamente e orgogliosamente comunista. Dove si stanno ancora stropicciando gli occhi, mentre il Giornale della famiglia Berlusconi ha potuto annunciare il ritorno di Salvini “a casa”.  

            Nella lontana Cina, dove è in missione ostentando il biglietto in economica del suo viaggio in aereo, il vice presidente pentastellato del Consiglio Luigi Di Maio è tornato a consolarsi mormorando che gli incontri del suo omologo leghista con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sono “affari loro”. E ciò anche se comporteranno alle prossime elezioni regionali la riproposizione di un’alleanza, cartello e quant’altro  alternativo al Movimento delle 5 Stelle, con la maiuscola. E forse, prima ancora delle regionali, già nella prossima settimana, la presenza di qualche odiato berlusconiano fra direttori e quant’altri nella Rai “del cambiamento”, come la definiscono i grillini scimmiottando il nome del governo gialloverde in carica da giugno.

            Quella degli “affari loro” è diventata un po’ un’ossessione per Di Maio. Ne vede, disprezza e intima dappertutto. E’ appena toccato anche all’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione economica con sede a Parigi, il vaffa grillino per avere osato intromettersi nelle vicende dell’Italia, che però partecipa volontariamente a quell’associazione dalla fondazione, nel lontano 1948. Ed è stata esortata ad andarci piano con l’ennesima riforma del sistema previdenziale.

            In realtà, già prima di partire per la Cina, quando Salvini era andato a cenare con Berlusconi ad Arcore, Di Maio aveva avvertito una realtà molto diversa dai suoi desideri e dalla sua rappresentazione: la realtà, cioè, di una situazione politica che potrebbe esplodere da un momento all’altro. E dalla quale Salvini ha una via d’uscita, quella appunto, come dicono al Giornale, della “casa” del centrodestra, dove nel frattempo il leader leghista si è ulteriormente rafforzato ridimensionando ruolo e presenza di Berlusconi e della destra ex finiana.  Di Maio invece si è precluso ormai il “forno” del Pd, un po’ perché questo è chiuso, diciamo così, per manutenzione e solite risse interne, e un po’ perché ad accedervi si sono ormai prenotati altri nel movimento delle 5 Stelle, sempre al maiuscolo.

            La prospettiva annunciata o minacciata da Di Maio, come preferite, è quella di un ritorno “a casa”, ma a casa sua o del proprio partito,  se quel testone del ministro dell’Economia Giovanni Tria, spalleggiato magari dal Quirinale, si ostinerà nella sua mancanza di “serietà” e non  gli troverà nella legge di bilancio i soldi necessari a finanziare, con “un po’ di deficit in più”, reddito di cittadinanza e quant’altro.

            Renzi 2.jpgAnche Matteo Renzi -ricordate?- annunciò o minacciò di “tornare a casa” affrontando nel 2016 il referendum sulla riforma costituzionale, ma finendo per scatenare imprudentemente quanti davvero volevano liberarsene, fuori e dentro il suo stesso partito. E perse prima il referendum, poi la presidenza del Consiglio volendosi tenere stretta la segreteria del partito, poi ancora le elezioni alla scadenza ordinaria impostagli imprevedibilmente da Mattarella, contrario all’anticipo reclamato da chi lo aveva pur mandato al Quirinale, e infine la stessa segreteria del Nazareno.

 

 

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

 

 

 

      

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