Troppa casta, vecchia e nuova, e troppo protetta in quel di Cernobbio……

            Inviato giustamente a Cernobbio, con le competenze che ha, per seguire la quarantaquattresima edizione dell’affollatissimo e prestigioso Forum Ambrosetti, il vice direttore di Repubblica Sergio Rizzo non ha voluto o saputo sottrarsi a quella che ormai non è più soltanto la sua specializzazione, ma la sua ossessione: “La Casta”. Che fu il titolo di un libro scritto a quattro mani nel 2007 con Gian Antonio Stella: entrambi allora al Corriere della Sera, dove è rimasto solo l’altro, avendo Rizzo preferito cambiare testata poco più di un anno fa.

            Di quel libro risultano sinora pubblicate almeno  22 edizioni e vendute oltre un milione e ottocentomila copie: numeri da capogiro per gli autori e per le loro tasche. Fu, anzi è un libro alla cui lettura si sono formati fior di elettori, ricavandone prevalentemente la voglia o di disertare le urne o di corrervi per tradurre in voti i “vaffanculo” -scusate- che proprio più di dieci anni fa cominciò a gridare sulle piazze italiane Beppe Grillo. Che deve aver letto e divorato il libro di Rizzo e Stella con la foga cinematografica dell’indimenticabile Alberto Sordi americanizzato alle prese con un piatto di spaghetti.

            Ebbene, a Cernobbio il vice direttore di Repubblica si è messo ad un certo punto a contare e misurare in altezza, in auto e a piedi, le scorte dei partecipanti arrivati da ogni parte d’Italia, in particolare dei ministri. Fra i quali non ne sono mancati di grillini, a cominciare dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, reduce dai bagni di folla pugliesi per la tradizionale Festa del Levante. Che per fortuna del professore, pugliese pure lui peraltro, si svolge a Bari, e non a Taranto. Dove i grillini rischiono grosso a girare per strada dopo essersi rassegnati a salvare l’Ilva che avevano promesso di chiudere procurandosi a marzo il 47 per cento dei voti.

           Commento Rizzo.jpg Le scorte garantite e graditissime anche ai grillini, oltre che ai sopravvissuti del vecchio sistema, a cominciare dalla presidente del Senato che ha un nome più lungo del saldo di un qualsiasi conto corrente bancario del suo leader Silvio Berlusconi, donna Maria Elisabetta Alberti Casellati, hanno avvilito il buon Rizzo. Che se n’è doluto facendo le pulci ai “populisti”, anche nel titolo, con un commento altrettanto populista.

           L’articolo deve avere messo in imbarazzo qualcuno pure a Repubblica, dove lo hanno sistemato all’interno, senza uno straccio di richiamo in prima pagina. Per fortuna, perché Rizzo s’era un po’ fatto prendere la mano anche dall’insofferenza per lo spreco di soldi ed energie con tutti quegli elicotteri, sommozzatori, moto d’acqua e altro ancora sparso per il Lago a protezione di un evento che, secondo lui, non meritava tanto spreco. Evidentemente poteva o doveva bastare lui, Rizzo, a garantire tutti e tutto.   

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