Salvini fa la guerra all’Onu e non s’accorge di quella che fanno i grillini a lui

            Debbono essere bestiali le giornate di Matteo Salvini, festive e feriali, tra tweet alla figlia che riprende la scuola e alla fidanzata che torna in tv, dichiarazioni, comizi, telefonate, dirette facebook, bagni Salvini e Isoardi.jpgdi piazze e piazzette, incontri. A lungo andare il suo problema di tenuta potrebbe diventare da politico semplicemente fisico.

            Il vice presidente leghista del Consiglio e ministro dell’Interno non aveva ancora finito di digerire e commentare l’attacco bivalente  del grillino Alessandro Di Battista dal Guatemala – a lui e al pentastellato Luigi Di Maio che gli è invece solidale- per i soldi della Lega ricercati dalla magistratura quando ha dovuto fronteggiare l’alta commissaria dell’Onu per i diritti umani, l’ex presidente del Cile non più militarizzato Michelle Bachelet. Che sospetta del razzismo in Italia e vorrebbe accertarsene con una ispezione.

            Anziché mettere sarcasticamente a disposizione dei caschi blu, o simili,  della signora Bachlet per approdare in Italia il pattugliatore della Guardia Costiera Diciotti, come suggeritogli in una vignetta sul Corriere della Sera dal solito impertinente Emilio Giannelli, il titolare del Viminale si è sostituito al ministro degli Esteri, al presidente del Consiglio, al presidente della Repubblica e non so a chi altro per mettere sul tappeto il problema dei contributi finanziari dell’Italia alle Nazioni Unite. A risparmiare i quali, anche se non sembra che sia una grandissima cifra, si potrebbe cercare di aiutare il ministro dell’Economia Giovanni Tria a far quadrare i conti della legge di bilancio in cantiere.

            Mentre Salvini dichiara guerra a modo suo all’Onu gli alleati grillini di governo gliela stanno facendo a lui cestinando preoccupazioni, richieste, moniti e quant’altro dei leghisti sul versante genovese. Dove opera come commissario straordinario per l’emergenza creatasi col crollo del ponte autostradale Morandi alla vigilia di Ferragosto Giovanni Toti, presidente del governo regionale ligure a forte e decisiva partecipazione leghista.

            Non più uno ma due decreti legge sarebbero in cantiere tra il Ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi per togliere le concessioni autostradali alla società della odiatissima famiglia Benetton, causa ormai di tutti i mali passati, presenti e futuri del Paese, e per assegnare la ricostruzione del viadotto alla Fincantieri, passando evidentemente con la ruspa di Salvini sulla “faccia” di Toti, che l’ha messa per sfida a disposizione sull’asfalto.

            Una domanda, forse indiscreta eppure ovvia agli occhi di un vecchio giornalista abituato a seguire e a scrivere di politica e dintorni: chi sta elaborando i due decreti legge, o tre e più, o uno solo, sa che bisognerà comunque garantirsi il consenso e la firma del presidente della Repubblica ? O è allo studio anche un decreto legge per la sua deposizione?

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

           

           

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