Dal Viminale al lago: Matteo Salvini cambia vista e musica con i magistrati

            Si contendono in molti, forse troppi, il merito di avere strappato a Matteo Salvini, a Cerrnobbio con vista lago anziché nel suo ufficio di ministro dell’Interno al Viminale, una frenata o addirittura una retromarcia sulla sua solita Rolli.jpgruspa, nei rapporti con i magistrati che si stanno occupando di lui, fra Palermo e Genova. A Palermo per il sequestro multiplo, e aggravato, di persona su una nave della Guardia Costiera italiana, prima in alto mare e poi nel porto di Catania. A Genova per i quasi 50 milioni di euro contestati anche alla Lega di Salvini, e non solo a quella che fu di Umberto Bossi e del tesoriere condannati penalmente in primo grado.

            In ordine, diciamo così, di visibilità o rumorosità si è distinto, nella gara al merito,  il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio. Che, per quanto smentito dall’interessato,  ha fatto sapere di avere personalmente telefonato al collega di governo per spiegargli di non riuscire più a tenere i suoi se lui, come gli aveva già rimproverato il guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede, avesse continuato a parlare dei magistrati come faceva a suo tempo Silvio Berlusconi. I “suoi”, cioè i grillini, lo avrebbero costretto ad una crisi per assecondare non le elezioni anticipate, vista la paura che la Lega incute ormai con i sondaggi, ma un governo col Pd in nome della solita, immancabile emergenza, e profittando del soccorso ottenuto su questa strada proprio dai magistrati. Ai quali, tuttavia, Salvini nella frenata consigliatagli da Di Maio, ha pubblicamemte negato di avere mai voluto attribuire “un golpe giudiziario”, aggiungendo di avere “rispetto per il lavoro di tutti”, quindi anche di pubblici ministeri e di giudici.

            Scalfari.jpgUna sponda agli argomenti di Di Maio si trova nell’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica. Che, pur dedicato in prevalenza al Papa e a Putin, in due passaggi dà a Matteo Salvini del “Caimano eccezionale”, cioè di un Berlusconi al quadrato in tema di rapporti con la legalità e quant’altro, e del “per ora incontestabile leader del governo italiano” con piglio “dittatoriale”. Se non è un’emergenza, questa, di cui liberare subito il Paese, ditemi voi cosa o com’altro avrebbe dovuto scrivere il fondatore di Repubblica per manifestare la voglia di vedere cambiare governo nel suo e nostro Paese.

            Un’altra spinta su Salvini è stata attribuita, forse non a torto, da alcuni giornali alla silenziosa e solita persuasione morale del Quirinale, del suo inquilino e dei suoi principali collaboratori e consiglieri. Che debbono essersi tutti riconosciuti nel sollievo pubblicamente espresso, o affidato, al vice presidente del Consiglio uscente della Magistratura Giovanni Legnini -vice di Sergio Mattarella, appunto- per il chiarimento intervenuto con le dichiarazioni di Salvini a Cernobbio, dopo la diretta facebook dal Viminale di venerdì sera, con la busta della Procura di Palermo in mano, appena consegnata al ministro dell’Interno dalle forze dell’ordine.

            Non meno discreto del Quirinale, ma forse ancora più accorato, deve essere stato su Salvini l’intervento del sottososegretario leghista alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che per un attimo venerdì sera deve essersi sentito già fuori da Palazzo Chigi.

            Un contributo alla riflessione o retromarcia deve essere infine arrivato a Salvini da qualcuno dei suoi avvocati difensori, che ha saputo leggere la comunicazione del capo della Procura di Palermo meglio di quanto avesse fatto in diretta facebook il suo assistito, rilevando per esempio che i cinque capi d’imputazione sollevati contro il ministro dal capo della Procura di Agrigento si erano ridotti a uno solo a Palermo. Dove il procedimento giudiziario è stato impostato con le procedure garantite del cosiddetto tribunale dei ministri, e comprensive di un passaggio decisivo e tutto politico in Parlamento. In più, si era perso per strada tra Agrigento e Palermo l’originario co-imputato di Salvini, cioè il prefetto di fiducia che gli fa, anzi gli è capo di Gabinetto.

            Tutto bene e rientrato, quindi? Si vedrà politicamente, giudiziariamente e mediaticamente.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

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